Sabalenka: 2 anni da leader e tante chance buttate

Aryna Sabalenka non è più numero 1 al mondo dopo quasi due anni in cui ha collezionato 99 (novantanove) settimane consecutive e sette titoli su 14 finali disputate, con un totale che ora viene aggiornato a 24 titoli su 45 finali (in singolare). La sua ripartenza nell’estate 2022 l’ha portata a essere una delle migliori giocatrici in assoluto. Allo stesso modo, però, l’ultimo US Open ha riproposto la sensazione che Sabalenka non abbia raccolto abbastanza per essere davvero considerata una leader di grande spessore.

È stata una numero 1 che ha fatto tanto, ma se il peso specifico si basa sui risultati (come fatto con tutte prima di lei), sono tante le finali importanti perse o proprio buttate, tra un carattere troppo acceso e un gioco che non si controlla più di tanto se sotto pressione. Diversa giocatrice, diverso periodo, eppure Simona Halep per esempio sembrava non riuscire mai a compiere l’ultimo passo per giungere al numero 1, e pur arrivandoci e rimanendoci oltre 60 settimane fu sempre piuttosto denigrata proprio per una scarsa capacità di imporsi sulle rivali. In qualcosa Aryna potrebbe richiamarla, come la grande fatica che sembra fare per sbloccarsi davvero e maturare come sportiva. Sabalenka ha ottenuto fin qui quattro titoli Slam (in singolare), ma a maggio 2027 spegnerà 29 candeline avendo solo titoli sul cemento in carriera a esclusione di tre WTA 1000 a Madrid, una terra rossa pur sempre diversa tra altura e rimbalzi rispetto a quelle per esempio di Roma o Parigi.

Per tanti fattori, il suo regno è stato raramente visto come “debole”. E non era così sbagliato, perché già prima di essere lassù aveva un ritmo che solo Iga Swiatek in quel momento sapeva tenerle testa. Settimana dopo settimana, la si trovava spesso in semifinale, come minimo. Così, con la polacca che è calata, è rimasta da sola in vetta senza particolari ostacoli. Eppure, ha troppo spesso trovato qualcuna meglio di lei. Allo stesso modo, la WTA ha cercato di spingerla per renderla la figura icona del circuito. La sua agenzia, la Evolve, da quando l’ha presa sotto l’ala protettiva ha fatto un lavoro enorme per proporla a marchi di moda, riviste generaliste, eventi e progetti per crearne un’immagine. Non è un caso averla vista in campo per una partita dell’Inter Miami di Leo Messi, o avere Gucci e Material Good che la mettono sotto contratto, o ancora Vogue che ne fa un profilo da copertina. Eppure ci sono stati diversi autogol pesanti tra interviste controverse a podcast che si prestano all’estrema destra americana, a esibizioni farsa con Nick Kyrgios ostinandosi a volerlo promuovere come un grande spot per il tennis femminile, o il gesto di voler urinare sul trofeo di finalista all’Australian Open 2025 come in generale tutte le volte in questi anni in cui ha completamente perso la testa, come nella finale di Parigi 2025.

Quell’occasione fu forse l’apice. Prima in campo, poi in conferenza stampa, Aryna ha agito senza alcun filtro e controllo su se stessa. In partita non aveva saputo trattenere la propria rabbia, sul palco durante la premiazione non riusciva a contenere le lacrime, in conferenza stampa infine lo sfogo che ha scandalizzato la stampa statunitense per il mancato rispetto verso Coco Gauff. Da lì, un mese di interviste dove ogni volta si scusava e prometteva di non rifarlo, assicurando che è amica di Coco e non c’era volontà di mancarle di rispetto. Una mossa necessaria per riabilitarla come quando al Roland Garros 2023 si scontrò con una giornalista ucraina e da lì annullò le successive conferenze stampa creando un caso che solo l’intervento del proprio PR mitigò con più politically correct possibile fino a farle dire, dopo i quarti di finale, che rispettava tanto Elina Svitolina per il suo essere madre e per ritrovarla nel circuito, lei stessa che un’ora prima a fine partita come per provocarla rimase a rete ad aspettarla, consapevole Elina non sarebbe mai arrivata per stringerle la mano e causando una pioggia di fischi verso l’avversaria. Il tutto un mese dopo aver detto a Stoccarda, con un ghigno, che avrebbe fatto di tutto per farsi odiare dalle ucraine a seguito delle forti polemiche (mai sopitesi in questi anni) sullo sfondo di una situazione geopolitica molto pesante.

Malgrado tutto, Sabalenka ha passato questo periodo spesso esente da critiche. Magari non le meritava, perché la sensazione era che batterla fosse come un’impresa, ma sotto quell’aura che hanno provato a crearle si nascondeva spesso una ragazza ben più vulnerabile di quello che il tatuaggio del leone vorrebbe indicare. Ha aggredito la pallina con una veemenza che hanno avuto in poche, ha migliorato il proprio gioco, eppure non è bastato. E lo sa, lo sapeva quantomeno. Perdeva male a Melbourne contro una Keys sulle gambe, faceva ancor peggio a Parigi, si spegneva per il quinto anno consecutivo in finale a Stoccarda (torneo WTA 500), riusciva a salvare l’annata migliore (come continuità) con lo US Open ma falliva ancora una volta alle WTA Finals. Se il 2026 doveva rappresentare l’anno di svolta lontana dal cemento dopo le tante esperienze negative precedenti, le cose sono andate forse peggio.

Poco prima della finale all’Australian Open raccontava di come volesse vivere meglio le situazioni in campo e quel giorno pur perdendo 6-4 nel set decisivo, facendosi rimontare da 3-0, sembrava aver tenuto fede alla propria idea. A marzo è arrivato poi un Sunshine Double in qualche modo storico, essendo lei solo la quarta tennista WTA capace di ottenere un traguardo riuscito per ultima a Iga Swiatek nel 2022. Da lì, con una stagione davanti che si riproponeva sui livelli delle precedenti, è avvenuto invece uno stacco importante e un crollo di prestazioni continuo. Sabalenka ad aprile ha deciso per un mese intero di pausa dedicandosi a tante attività extra campo, e il rientro l’ha vista perdere una partita incredibile con sei match point mancati contro Haley Baptiste, a Madrid. Rimonta e sconfitta contro Sorana Cirstea a Roma, la pesante debacle a Parigi nei quarti contro Diana Shnaider, la prima sconfitta in due set in 131 partite Slam a Wimbledon contro Naomi Osaka, nuove attività extra campo proposte via social, l’estate nordamericana normalmente apripista di successi tramutatasi nel lungo viale di addio (quantomeno momentaneo) al numero 1.

Per aver guidato per due anni, Sabalenka ha mostrato di avere nelle corde un livello superiore a (quasi) tutte. Allo stesso modo, è spesso mancata nei momenti più importanti. E forse, questo lato della medaglia è stato spesso messo da parte nei giudizi complessivi per il fatto che tutta l’immagine costruita attorno a lei si stava ingrandendo. Non tutto però, almeno nell’ultimo periodo, sembrava focalizzato in campo.

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