Si è da poco conclusa l’intervista con Stefano Cobolli, padre e allenatore di Flavio Cobolli: una conversazione franca e illuminante per comprendere i progressi del giovane tennista. Come ha spiegato il tecnico, “i margini di miglioramento sono ancora molto ampi: dovremo lavorare ancora molto su questo aspetto”. Parlando del figlio, Cobolli ha sottolineato: “Flavio è […]
A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e della WTA. Il tweet del campione serbo, tuttavia, parla chiaro: la luna di miele è finita.
https://x.com/DjokerNole/status/2007915011239551208
Novak non è contento né della trasparenza né della governance della nuova struttura e pare sentirsi tradito da quella che evidentemente considera una sua creatura. La menzione al modo in cui la sua “voce e immagine” sono state rappresentate suggerisce una frattura profonda con il management dell’associazione.
Senza il volto di Nole e la relativa spinta mediatica, il futuro della PTPA appare oggi estremamente incerto, rischiando di svuotarsi di significato politico.
Vedremo le reazioni nel circuito, poiché la PTPA era nata appunto con l’ambizione di essere una sorta di “contropotere” rispetto ai grandi organi di governo del tennis. Il ritiro del suo fondatore potrebbe scatenare un effetto domino tra i tennisti di fascia media, che forse vedevano in Nole l’occasione per contrattare una redistribuzione più equa dei premi.
Mentre il serbo si concentra sulla fase finale della sua leggendaria carriera agonistica, questa uscita di scena dal “sindacato” lascia un vuoto di leadership sindacale difficile da colmare. Resta da capire se questa decisione sia il preludio a una nuova forma di attivismo o se Novak abbia semplicemente deciso che il costo politico di questa battaglia sia diventato, per lui, insostenibile. Non scommetteremmo sulla seconda ipotesi.
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