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13 Set 2026 01:16 - Senza categoria
US Open: Rybakina campinoessa, Sabalenka ancora ko
di Diego Barbiani
Elena Rybakina stavolta ha pure mostrato un’esultanza. Il primo titolo dello US Open per la kazaka è giunto con una nuova finale vinta contro Aryna Sabalenka e, oltre al cenno rivolto al suo angolo con lo sguardo, la nuova numero 1 del mondo si è come lasciata andare tra un sorriso e un braccio alzato. Sembra tutto normale, ma per una ragazza che fin qui ha sempre vissuto questi momenti mostrando un certo distacco può essere qualcosa che vuol dire tanto.
Sapeva, probabilmente, il peso specifico che aveva questa partita. Aveva ottenuto il primo grande traguardo della sua carriera arrivando in semifinale, ma oggi aveva di fronte a sé chi le avrebbe ceduto il testimone e la volontà di dimostrare anche sul campo quanto meritasse questo traguardo era una motivazione extra a far bene. Anche in un nuovo terzo set (il terzo consecutivo giocato), anche quando la stanchezza era parsa prenderla forse più della sua avversaria.
Rybakina, però, nei momenti di affanno ha trovato un grande livello di gioco, arrivando al 6-4 5-7 6-2 in suo favore per il secondo titolo Slam stagionale e il terzo in carriera: dopo quello di Wimbledon nel 2022, quest anno oltre a New York ha ottenuto il successo anche a Melbourne. Potenzialmente, come Iga Swiatek, il prossimo anno andrà così a caccia del Career Grand Slam: la polacca all’Australian Open, lei al Roland Garros. Sabalenka, in tutto ciò, esce dal 2026 con un pugno di mosche e un’enorme delusione addosso. Il brutto inizio di partita, con un break perso sul 2-2 a causa del servizio, la costringeva nuovamente a perdere il parziale (sempre successo contro la kazaka nei precedenti in finale Major) e la fatica fatta nel secondo rimetteva la situazione in parità ma nel terzo, pur salvando una chance di break in apertura, si è poi sciolta e alla fine, come ormai classico, ha gettato la racchetta a terra con tantissima rabbia in corpo.
Il suo regno da numero 1 termina con una nuova, l’ennesima, finale Slam persa. Sono quattro solo negli ultimi due anni, cinque complessive (e quattro titoli) con quella dello US Open 2023. Non c’è stata la tripletta per lei, sfumata come è sfumata nel 2025 anche quella all’Australian Open contro Madison Keys. Nei giorni scorsi sembrava aver migliorato quantomeno la fiducia, oggi però è stato un continuo affannarsi alla ricerca di qualcosa che, al di là del secondo set, non c’è quasi mai stato. E non fosse stato per quel match point salvato in finale a Indian Wells, ora avrebbe visto Rybakina pareggiare i conti anche negli scontri diretti sul 9-9, lì dove era partita con un netto 4-0 di vantaggio.
Avrà modo, Aryna, di riprendersi e provare a ragionare su un finale di stagione che potrebbe ancora vederla protagonista e alla ricerca (se vorrà) del numero 1 viste le prime cambiali pesanti che Elena dovrà affrontare, ma l’umore era molto negativo e andando ormai verso i 29 anni con ancora “solo” titoli Slam sul cemento (e senza neanche vincerne quest’anno) inizia a vacillare quella brillantezza ed esplosività che aveva spesso mostrato. Il tempo, su questo, ci sarà eccome, ma le battute d’arresto pesanti ormai sono in contino aumento. Rybakina, dal canto suo, ha saputo gestire questo Slam da grande giocatrice: i dubbi iniziali sono stati dissipati con tre vittorie ottime nelle tre partite conclusive contro Zheng Qinwen, Coco Gauff e ora Sabalenka. Sia a livello atietico, sia di gioco, la kazaka ha ampiamente meritato il titolo mettendo così da parte mesi poco brillanti appena prima di dover pensare passo dopo passo a come gestire un periodo che si prospetta per lei abbastanza delicato: è facile essere indietro e inseguire, meno dover guidare il gruppo e avere con sé responsabilità ben diverse. Oggi, però, è giusto si goda il momento.