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13 Set 2026 23:52 - US Open
Zverev non trema più, primo titolo a New York e secondo slam. Delude Shelton
di Roberto Salerno
[1]A. Zverev b. [8] B. Shelton 6-3 7-6(2) 5-7 6-2
Alexander Zverev ha trasformato il cemento in un monologo di forza, continuità e maturità tattica. Solido, impassibile nei momenti di massima pressione e chirurgico quando la palla ha iniziato a pesare quintali, il tennista tedesco ha conquistato il secondo Major della sua carriera, scrivendo una pagina d’autore che ne certifica la definitiva consacrazione nell’élite del tennis mondiale. Zverev non ha solo vinto ma ha dimostrato che dietro quei due, e sempre più vicino, c’è lui, che non si infortuna e che negli slam del 2026 ha tenuto un rendimento da big 3. Shelton è sembrato incapace di trovare contromisure di fronte alla regolarità disarmante del suo rivale e ha giocato veramente male in risposta, e soprattutto nei momenti decisivi. Due doppi falli per i due break del primo set, travolto nel tiebreak del secondo, distratto nel primo game del quarto, quando avrebbe dovuto far sentire tutto il peso della tensione a Zverev.
Fin dai primi scambi, l’inerzia della sfida è apparsa chiara. Zverev ha preso il controllo delle operazioni da fondo campo con una diagonale di rovescio di rara precisione, cancellando sul nascere ogni folata dell’americano. Shelton ha provato a fare leva sulle sue doti di picchiatore, affidandosi al braccio mancino e alla potenza devastante delle sue battute, ma ha trovato dall’altra parte della rete un muro semplicemente invalicabile. La differenza nella capacità di gestire i momenti chiave ha fatto il resto: mentre lo statunitense cercava scorciatoie spettacolari, Zverev costruiva ogni singolo punto con la pazienza dei grandi campioni.
Il momento di massima tensione si è consumato nel secondo parziale, quando il braccio di ferro si è allungato fino alle battute finali. A quel punto il tedesco ha tirato fuori una condotta di gara impeccabile nel tie-break, alzando la percentuale di prime in campo ed estraendo dal repertorio accelerazioni millimetriche che hanno lasciato l’avversario privo di contromisure. Incassato il colpo, Shelton è rimasto agganciato alla partita con le unghie e con i denti nel terzo parziale, sorretto quasi esclusivamente dalla battuta, ribellandosi ad un destino del match che sembrava ormai tracciato. E proprio quando tutti eravamo preparati ad un nuovo tiebreak, Zverev ha spento improvvisamente la luce, e dopo che nelle ultime 4 partite aveva concesso la miseria di una palla break – appena due nei precedenti 55 turni di servizio – si è trovato improvvisamente 0-40. Ben ha provato a dare una mano sparacchiando fuori una seconda, ma Zverev era entrato in confusione e tirava ampiamente in corridoio una facile volée di dritto.
Le speranze di una rimonta sono durate lo spazio di un game, Zverev è stato bravo a rimanere calmo e Ben ha di nuovo giocato un game con una certa ansia, tornando sotto di un break. A questo punto era abbastanza chiaro che si sarebbe dovuti arrivare al decimo game per vedere se quello che non poteva fare fisico, tecnica e tattica, l’avrebbe fatto il cervello: allontanare ancora il successo di Zverev. Nemmeno qualche scambio acceso con Marijana Veljović, che è stata quasi costretta a comminargli un warning perché stavolta con il rimbalzo delle palline prima del servizio aveva davvero esagerato, lo ha distratto. Zverev ha pensato bene di evitare problemi ed è riuscito di muovo a strappare il servizio a Ben, chiudendo di fatto la partita.
I numeri che accompagnano questo vittoria tratteggiano un match a senso unico con la supremazia al servizio di Zverev che sfiora la perfezione statistica, non fosse stato per quello scriteriato dodicesimo game del secondo set. Il dato accennato sulle palle break nei match tra loro spiega meglio di qualsiasi commento la sensazione di impotenza che immaginiamo abbia provato Shelton, mai realmente in grado di scalfire il turno di battuta del tedesco. Il bilancio complessivo degli scontri diretti recita ora un impietoso sei a zero in favore di Zverev, che nei confronti dello statunitense ha lasciato per strada un solo parziale su quattordici disputati.
Oltre al prestigio dell’ennesimo trofeo alzato al cielo, questo successo porta in dote un peso specifico enorme per le gerarchie del tennis maschile. Con i punti incamerati in questa cavalcata, Alexander Zverev allunga nella Race, scavando un solco di settecento punti di vantaggio nei confronti di Jannik Sinner. Una dote preziosissima in vista del finale di stagione, che proietta il tedesco in posizione di assoluto favore per la conquista della vetta del ranking mondiale. La continuità ad altissimo livello, abbinata a una tenuta mentale che in passato rappresentava il suo vero punto debole, fa oggi di Zverev il giocatore da battere su questa superficie.
Per Shelton la conferma di un talento smisurato ma ancora troppo acerbo e tatticamente monocorde di fronte ai professori del circuito; per Zverev è invece l’incasso definitivo di un credito maturato in anni di inseguimenti.