Si è da poco conclusa l’intervista con Stefano Cobolli, padre e allenatore di Flavio Cobolli: una conversazione franca e illuminante per comprendere i progressi del giovane tennista. Come ha spiegato il tecnico, “i margini di miglioramento sono ancora molto ampi: dovremo lavorare ancora molto su questo aspetto”. Parlando del figlio, Cobolli ha sottolineato: “Flavio è […]
Il verdetto dei prati londinesi è tanto affascinante quanto spietato: l’erba di Wimbledon non è un terreno per improvvisazioni, né un palcoscenico che si lascia conquistare facilmente dall’entusiasmo della gioventù. Ieri era toccato a Jakub Mensik soffrire le pene dell’inferno e salvarsi solo al fotofinish, oggi la dura legge del tennis sui prati ha presentato il conto ad altri due dei talenti più fulgidi della nuova generazione, Rafael Jodar e Joao Fonseca. Entrambi grandi protagonisti poche settimane fa sulla terra battuta di Parigi, i due astri nascenti del circuito mondiale sono andati a sbattere contro la realtà del tennis vecchio stile, incarnata da rivali che sanno perfettamente come muoversi e come sopravvivere sulla superficie più antica del mondo.
La caduta di Rafael Jodar è arrivata al termine di un match che si era aperto sotto i migliori auspici e che si è trasformato, punto dopo punto, in un incubo tattico. Lo spagnolo, testa di serie numero ventitré del tabellone, aveva iniziato la sfida contro il qualificato giapponese Shintaro Mochizuki con una fluidità disarmante, dominando il primo set con un netto e perentorio sei a uno. Sembrava il preludio a una comoda promozione, ma l’erba richiede una continuità mentale che Jodar deve ancora pienamente costruire. Mochizuki, giocatore dal baricentro basso e dotato di un tempismo eccellente nell’anticipo, ha iniziato a tessere la sua tela a partire dal secondo parziale. L’equilibrio si è spezzato in un tie-break sanguinoso per lo spagnolo, perso per sette punti a cinque. Da quel momento, l’inerzia è cambiata: il giapponese ha tolto il tempo a Jodar, costringendolo a colpire in costante precarietà e punendolo nei momenti decisivi dei successivi due set, entrambi chiusi sul sei a quattro per il nipponico.
Ancor più netta e dolorosa è stata la lezione subita da Joao Fonseca. Il brasiliano, numero ventiquattro del seeding e da molti indicato come un possibile elemento di rottura anche sui campi veloci grazie alle sue accelerazioni devastanti, ha trovato sulla sua strada un vero e proprio “erbivoro” della domenica: Roman Safiullin. Il russo, passato attraverso le qualificazioni ma con un passato già importante su questi campi, ha disputato una partita tatticamente impeccabile, bagnando sul nascere ogni tentativo di fiammata del giovane rivale. Il punteggio finale è un triplo sei a tre che non ammette repliche o recriminazioni. Safiullin ha tolto ogni punto di riferimento a Fonseca con un servizio regolarissimo e tagli di rovescio radenti che non rimbalzavano mai, costringendo il brasiliano a piegare continuamente le ginocchia e a commettere una quantità industriale di errori non forzati nel tentativo di scardinare il muro avversario.
La transizione dalla terra battuta ai prati richiede tempo, malizia e una sapiente gestione dei rimbalzi bassi, doti che l’esperienza sa affinare ma che spesso mancano a chi ha ancora vent’anni o poco più. Wimbledon saluta così, già nella prima settimana, due delle sue attrazioni più fresche e attese, ricordando a tutti che nel tempio del tennis la tradizione e l’abitudine alla superficie pesano ancora molto più del talento puro.
Terzo turno
[1] J. Sinner b. J. Brooksby 6-4 6-3 6-3
[Q] S. Mochizuki b. [23] R. Jodar 1-6 7-6(5) 6-4 6-4
H. Hurkacz b. [21] T. Paul 4-6 7-6(5) 7-5 6-2
J-L. Struff b. [8] D. Medvedev 7-6(4) 7-6(5) 7-5
[3] F. Auger-Aliassime vs [Q] M. Zheng
[22] A. Davidovich Fokina b. M. Fucsovics 7-6(3) 6-2 6-3
[Q] R. Safiullin b. [24] J. Fonseca 6-3 6-3 6-3
[7] N. Djokovic b. [25] A. Rinderknech 7-5 6-4 1-6 7-6(4)