Zverev spezza il tabù Slam: Cobolli lotta fino al quinto set, ma il trono di Parigi è del tedesco

[2] A. Zverev b. [10] F. Cobolli 6-1 4-6 6-4 6-7(5) 6-1

Il Philippe Chatrier ha incoronato il suo nuovo re, ma per Alexander Zverev la conquista del primo titolo Slam della carriera è passata attraverso un autentico viaggio all’inferno, durato cinque set e scandito da una tensione a tratti paralizzante. Di fronte a lui, un Flavio Cobolli monumentale per coraggio e resistenza ha sfiorato l’impresa della vita, cedendo solo alla distanza. Se il racconto visivo del match ha restituito l’immagine di uno Zverev spesso contratto e tormentato dai fantasmi del passato, la fredda cronaca dei numeri ci dice che il tedesco è riuscito a scacciare la paura aggrappandosi alla sua arma più devastante: la prima di servizio.

Il neocampione del Roland Garros ha letteralmente blindato i propri turni di battuta stampando una percentuale del 75% di prime palle in campo, un dato mostruoso su una distanza così lunga, trasformandone il 73% in punti diretti. Questa continuità al servizio è stata la polizza sulla vita del tedesco, necessaria per arginare un Cobolli che ha risposto colpo su colpo ma che ha pagato a carissimo prezzo la fragilità della propria seconda di servizio, con cui ha raccolto appena il 48% dei punti. L’azzurro si è trovato costantemente a navigare in acque agitatissime, costretto a fronteggiare la bellezza di 19 palle break in tutto il match; l’orgoglio romano gli ha permesso di cancellarne ben 11, ma gli 8 break complessivi subiti hanno finito per scavare il solco decisivo.

Il neocampione del Roland Garros ha blindato i propri turni di battuta con percentuali di prime palle in campo solidissime, un’ancora di salvataggio fondamentale per arginare un Cobolli che ha risposto colpo su colpo. L’azzurro ha pagato a caro prezzo la fragilità nei propri turni di battuta, trovandosi costantemente a navigare in acque agitate e a dover cancellare un’infinità di palle break. L’orgoglio romano gli ha permesso di prolungare la sfida fino al quinto set, ma lo sforzo profuso ha finito per vuotare il serbatoio proprio sul più bello.

Zverev, pur tradito a più riprese dai nervi e dai doppi falli, ha mantenuto una cilindrata superiore nei colpi vincenti e una presenza asfissiante a rete, togliendo certezze a Cobolli proprio quando lo scambio si faceva più duro. Nel parziale decisivo, l’esperienza e la maggiore freschezza del tedesco hanno scavato il solco definitivo, sigillando un 6-1 che non cancella l’equilibrio visto per oltre quattro ore, ma che legittima un trionfo inseguito per anni.

Cobolli esce dal Centrale a testa altissima e tra gli applausi scroscianti: ha fatto tremare un top player, costringendolo a dare fondo a ogni briciolo di energia. Per Sascha Zverev è la fine di un incubo; per il tennis italiano, la conferma di un talento che non ha paura dei palcoscenici più grandi del mondo.

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