Serena Williams, il ritorno a Wimbledon dura un match. Vince Joint

Proviamo a vederla così: ci son state oltre due ore di partita, sprazzi della giocatrice Serena Williams che abbiamo imparato a conoscere e in qualche modo tutto il carrozzone mediatico di queste settimane ha legittimato (non che servissero vere prove, in ogni caso) la scelta degli organizzatori di darle una wild-card. In fondo, quando sarebbe ricapitata un’occasione simile? Allo stesso modo, la statunitense puntava a tornare a giocare già da mesi. Forse non aveva immediatamente per la testa di esserci in singolare, ma ormai il tarlo era entrato nella sua testa e come raccontava Ben Rothenberg sul proprio portale Bounces l’ex numero 1 del mondo ci ha pensato a lungo, fino all’ultimo momento disponibile. Però, ovviamente, la sua voglia era tanta.

Così, malgrado la carta di identità che dirà 45 anni tra meno di tre mesi, Serena è tornata sul Centre Court. Quattro anni dopo l’ultima partita, allo US Open 2022, e tutti erano in piedi. Lei è e rimarrà tra le più forti di sempre, tra le più vincenti e le più iconiche sportive di quest’era. Eppure questa wild-card per il singolare è stata un po’ una mossa che ha portato anche enorme pressione (al solito) sull’intero circuito femminile che in questi mesi è stato abbastanza altalenante anche nelle sue protagoniste di vertice. E se è bastato un annuncio, seppur da parte di Serena, a catalizzare gli occhi di tanti, forse questo non è nemmeno un gran segnale perché come ha dichiarato di recente Flavia Pennetta: “Dovesse fare strada non sarebbe un gran segnale per il tour”. Come se i problemi della WTA ora fossero esclusivamente legati alla possibilità che una sua leggenda possa vincere una partita, soprattutto se è stata sorteggiata contro un’avversaria che non vinceva nel tour principale da metà gennaio.

Maja Joint aveva scalato la classifica nel 2025 portandosi in zona top-30, ma quest anno era entrata in un vortice di risultati molto negativo e dal torneo di Adelaide non aveva più vinto. Era lei a dover essere considerata la cartina di tornasole del circuito WTA? No, ma lo sviluppo di questa saga ha creato ancor più attenzione e interesse, non sempre positivo.

Se prendiamo la partita in sé, così come è stata, vediamo che l’australiana è riuscita alla fine a far valere maggiore freschezza fisica e la statunitense è uscita dal campo con l’onore delle armi per un 6-3 6-7(6) 6-3 abbastanza piacevole, lottato, interessante. Serena ha dato tutto, considerando la ruggine di quattro anni di inattività e quegli inconfondibili momenti in cui era la “solita” giocatrice. I colpi da fondo non erano perfetti, perdeva gli appoggi ed era in ritardo soprattutto col dritto, ma ci metteva delle pezze enormi e al servizio per quanto ha potuto sapeva riproporre un movimento che era spesso letale in passato. Soprattutto, è stato bello e coinvolgente ritrovarla ancora adesso a cacciare un urlaccio di sfogo dopo esser riuscita a mettere una prima palla vincente a oltre 120 miglia orarie. Il problema, semmai, era che inevitabilmente pagava negli spostamenti. C’è l’età, c’è un contesto completamente diverso rispetto all’allenamento o al doppio. Giocasse da ferma saprebbe fare ancora male, ma comunque era discontinua e ha perso il primo parziale con un break subito sul 3-4. Nel secondo si è ripresa dall’1-3, ha salvato un gran game al servizio sul 5-5 rientrando da 0-40 e nel tie-break ha pure annullato un match point prima di vincere il set.

Nel set decisivo è stata lei ad andare avanti per prima, ma poco dopo le forze sono venute a meno. Il controbreak del 2-2 per Joint è stato il primo passaggio di un quasi assolo finale australiano, con la numero 87 del mondo che è scappata fino al 5-2 e sul 5-3 ha chiuso i conti col proprio servizio. Lei ha vinto, finalmente, ritrovando sorrisi e gioia almeno per una sera. E che sera. La prima della carriera sul Centre Court e contro una tennista che quando lei è nata (nel 2006) aveva già cementificato il suo nome tra le più grandi di questo sport e non solo. Per lei sarà stato tutto surreale e avrà cercato di restare il più concentrata possibile nella sua bolla dimenticandosi chi aveva di fronte.

Serena, adesso, penserà al doppio in coppia con la sorella Venus e si capirà forse di più di questo tentativo di rientro alle competizioni.

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