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06 Giu 2026 10:18 - Senza categoria
Roland Garros: Andreeva o Chwalinska, predestinata o qualificata
di Diego Barbiani
È il giorno della finale femminile del Roland Garros e già sappiamo che ci sarà una nuova campionessa non solo a Parigi ma a livello generale tra gli eventi del Grande Slam. Da una parte una tennista che ha appena compiuto 19 anni e da ormai qualche anno è presenza stabile tra le top-10, con in bacheca già cinque trofei di cui due WTA 1000 (Dubai e Indian Wells nel 2025), e dall’altra una che a ottobre compirà 25 anni, non è mai entrata in top-100, a malapena avrà giocato cinque tornei nel circuito maggiore di cui (con questo) tre di livello Slam.
Mirra Andreeva contro Maja Chwalinska, letta così, sembrerebbe già chiusa e nei fatti la tennista classe 2007 ha un vantaggio molto importante sulla carta oltre a una sfrontatezza in campo (e non solo) che dovrebbe aiutarla rispetto ad altre giocatrici che hanno trovato di fronte questa giocatrice polacca bravissima da junior ma che ha affrontato tante difficoltà prima di trovare un exploit. Per giungere fino alla finale, Maja, è dovuta passare dalle qualificazioni diventando al tempo stesso la prima giocatrice (al Roland Garros) ad arrivare fin qui partendo dal tabellone cadetto, la prima da Emma Raducanu allo US Open nel 2021.
Chwalinska ha superato in serie Alice Rame, Carole Monnet e Suzanne Lamens nel tabellone di qualificazioni poi Zheng Qinwen, Elise Mertens, Maria Sakkari, Diane Parry, Anna Kalinskaya e Diana Shnaider in quello principale. A livello di fatica, malgrado siano partite spalmate su tre settimane, siamo probabilmente al limite perché oltre al fisico c’è il livello generale che chiede uno sforzo mai provato prima. Se non altro è una giocatrice che sembra fisicamente abbastanza predisposta, consapevole di avere di fronte a sé prestazioni basate tanto sulla resistenza e sulle capacità di coprire il campo. Nelle ultime partite, in particolare, la si vede con un cerotto tra le gambe: dopo la partita contro Sakkari aveva dichiarato di sentire del fastidio nella zona degli adduttori, e nelle ultime due uscite è parsa avere un calo nell’intensità dopo il primo set. Tutto abbastanza normale, considerato il contesto, ma di contro la sua avversaria odierna arriva da almeno tre partite di grande valore non avendo mai perso più di tre game per set dagli ottavi di finale.
Di Andreeva sappiamo abbastanza, per quanto giovanissima, ma in generale la terra rossa è forse il suo habitat naturale. Non a caso, i suoi primi risultati nel 2023 arrivarono in ITF sul rosso in Svizzera prima della wild card al torneo di Madrid e il primo tabellone Slam (a Parigi) mentre nel 2024 proprio al Bois de Boulogne arrivò la prima semifinale in un Major, quasi replicata nel 2025 quando si fermò ai quarti di finale. Ha talento sufficiente per far bene quasi ovunque, ma sulla terra battuta sembra danzare, con movimenti laterali di una leggerezza fuori dal comune, con una qualità di palleggio che sente superiore e quando sta bene e riesce a essere paziente la si vede costruire il punto cercando di muovere la palla negli angoli. Forse questo, alla fine, sarà il problema più difficile da risolvere per Chwalinska oggi. Se Mirra sarà ben centrata, forse per la prima volta avrà difficoltà la polacca a far viaggiare la palla come vuole, tra traiettorie alte sul dritto e slice molto tesi col rovescio, o colpi a sorpresa come discese a rete controtempo o smorzate precise.
In semifinale Maja ha vinto una partita eccezionale perché, per una volta, non si è trattato di una tennista in palla (lei) e di un’altra (Shnaider) divenuta molto fallosa. Entrambe hanno giocato vicine al loro massimo, Shnaider ha fatto di tutto per non lasciarsi andare e perdere la pazienza: scambiava, accettava di avere di fronte un mostro in difesa e costruzione del gioco, forse riconosceva un QI tennistico di altissimo valore e solo alcune geniali intuizioni di Chwalinska hanno deciso un primo parziale di 80 minuti e poi, alla lunga, la partita. Maja oggi dovrà ripetersi per cercare di concludere con qualcosa di impensabile una storia che è già senza senso. Mirra, invece, ha davanti a sé l’occasione enorme di prendersi il primo titolo Slam della carriera.