Roland Garros storico per gli azzurri: Auger Aliassime unico ostacolo verso la finale

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui raggiungere la seconda settimana di uno Slam per il tennis italiano rappresentava l’eccezione, il fiore all’occhiello di una programmazione occasionale o l’exploit isolato di un talento in stato di grazia. Oggi, sul mattone tritato del Roland Garros, quel paradigma è stato non solo superato, ma letteralmente frantumato. L’Italia scrive la pagina più gloriosa e incredibile della sua intera storia tennistica piazzando tre giocatori contemporaneamente nei quarti di finale di un Major. Un traguardo senza precedenti, mai riuscito nemmeno nell’epoca d’oro di Pietrangeli e Sirola, né in quella di Panatta e Barazzutti.

Un’analisi più distaccata dice che la dea bendata ha strizzato l’occhio ai colori azzurri, ma la cronaca non può e non deve sminuire la portata di un’impresa eccezionale: Arnaldi, Berrettini e Cobolli, in rigoroso ordine alfabetico, sono stati bravissimi a farsi trovare pronti, capitalizzando al massimo un’occasione più unica che rara.
Tre italiani tra i migliori otto del torneo, tre storie diverse, tre percorsi che si incrociano nello stesso magico spicchio di tabellone.

Cominciamo dalla storia che è sembrata meno occasionale, quella di Flavio Cobolli. Il ventiquattrenne romano è numero 13 del mondo e la sua classifica gli ha consentito una testa di serie alta, la numero 10, nello spicchio di tabellone in cui si trovava Daniil Medvedev, che sulla terra di Parigi ci gioca con la stessa voglia che aveva Connors di giocare a Wimbledon, “campo buono per far pascolare le vacche”. A differenza di Jimbo però, Medvedev non si è mai adattato e infatti è uscito immediatamente contro Walton. L’unico avversario che poteva dare un certo fastidio a Cobolli era Francesco Cerundolo, il fratello della nemesi di Sinner, specialista del rosso che però ha perso proprio contro Svajda una partita che era riuscito a rimettere in piedi nonostante fosse sotto di due set. Il risultato è stato consegnare a Cobolli un avversario meno forte e più stanco. Lo stesso Tien, l’avversario più alto in classifica incontrato da Cobolli, sulla terra rossa ha perso più partite di quante ne ha vinte ed arrivava da un vero e proprio tour de force con la ciliegina delle 5 ore giocate contro Diaz Acosta. Detto questo Cobolli è stato perfetto nel ripulire la sua sezione con una maturità disarmante. Il suo cammino fino al terzo set di ieri era stato una perla di lucidità: zero set lasciati per strada, una freschezza atletica invidiabile e una gestione dei momenti chiave da veterano. Proprio i tentennamenti nelle fasi conclusive dei due ultimi set di ieri sono un campanello d’allarme che vedremo quali indicazioni potrà dare prima del match senz’altro più difficile del torneo, quello di domani contro Felix Auger Aliassime. La sua presenza nei quarti certifica una crescita mentale impressionante.

Diverso, decisamente più epico e dal sapore di rinascita, è il percorso di Matteo Berrettini. Il romano è arrivato in tabellone sfruttando indirettamente il vuoto lasciato da Jannik Sinner, che come ormai è arcinoto è incappato in un misterioso malanno che verrà sottoposto alle analisi dell’ospedale della Juventus (benedetto ragazzo ma proprio quello?). Prima, Berrettini è stato bravissimo contro Rinderknech, un altro che ha un bilancio negativo sulla terra rossa, e commovente contro Comesana, che gli aveva tolto di mezzo Darderi. Di nuovo: questo non deve offuscare il grande ritorno di uno che ha già fatto tre semifinali slam ed è stato finalista a Wimbledon, ma mettere nella giusta prospettiva l’evento. Matteo ha dimostrato che quando il corpo assiste il talento, il suo tennis pesante e geometrico appartiene di diritto all’élite mondiale e questi avversari sono ampiamente alla sua portata.

La vera e propria copertina emotiva di questa cavalcata spetta probabilmente a Matteo Arnaldi. Il sanremese è arrivato tra i primi otto dopo aver firmato due partite semplicemente assurde, due capolavori di follia agonistica e tenacia che rimarranno scolpiti nella memoria del torneo. Arnaldi ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, vincendo match che sembravano ampiamente compromessi, annullando palle break con il sorriso sulle labbra e mandando fuori giri avversari che credevano di avere già vinto. Sotto due set a uno, 4-1 e 40/15 contro Tiafoe ha rimesso in piedi una partita fantastica che darà gli incubi a lungo allo scellerato americano. Contro Berrettini sembra chiuso, anche e soprattutto per via delle 18 ore passate in campo, oltre che per il gap di esperienza a questi livelli ma chissà.

Davanti al contingente italiano, si staglia un unico, grande ostacolo prima della finale: Félix Auger-Aliassime. Il canadese, inserito in questa stessa fetta di tabellone, è andato via via crescendo con il passare dei giorni. Se nei primi turni aveva mostrato le solite amnesie e qualche passaggio a vuoto di troppo, nell’ottavo di finale contro Alejandro Tabilo è stato semplicemente impeccabile. Auger-Aliassime ha dominato il cileno sfoderando una solidità al servizio e una compostezza da fondo campo che non si vedevano da tempo. È un giocatore in fiducia, potente, atleticamente straripante e con una grandissima esperienza nei palcoscenici che contano. Cobolli può guardare alla sfida forte di un bilancio di 3-0 nei precedenti scontri diretti, ma è evidente che la versione attuale del nordamericano è un cliente scomodissimo per chiunque. Il canadese resta l’ultimo ostacolo in una metà di tabellone che l’Italia punta a monopolizzare fino alla finale.

Se la parte alta offre una grandissima occasione per sognare in grande, basta volgere lo sguardo alla metà bassa del tabellone per rendersi conto di dove risieda il vero baricentro tecnico del torneo. A differenza della parte alta, quelli in campo oggi non sono protagonisti occasionali di una concatenazione di eventi che è quasi impossibile che si ripeta. Quella inferiore è, senza mezzi termini, la metà più forte, popolata da una nuova generazione di fenomeni, con ogni probabilità, siamo destinati a rivedere stabilmente nei quarti di finale degli Slam per i prossimi dieci anni. Le partite degli ottavi hanno confermato che Fonseca, Mensik e lo stesso Jodar sono pronti per lanciare la sfida ai due grandi assenti, Alcaraz e Sinner e soprattutto per vincere il loro primo slam.

È rimasta impressa la partita di Joao Fonseca contro Casper Ruud. Non che non potesse vincere ma il modo con cui il brasiliano, considerato da molti il futuro dominatore del circuito, ha letteralmente preso a pallate il due volte finalista di Parigi, dopo aver recuperato due set a Djoovic è stato abbagliante. Con un tennis ultra-aggressivo, anticipi fulminei e una sfrontatezza d’altri tempi, Fonseca ha disinnescato la regolarità del norvegese e mandato un messaggio a tutti: il ragazzo è pronto.

Ma anche il suo avversario di oggi, il ceco Jakub Mensik, autore di due prestazioni del tutto inaspettate contro de Minaur prima e Rublev poi, se riesce a stare a posto fisicamente, ci farà vedere delle partite fantastiche. Del resto il diciannovenne di Prostějov ha già vinto un Masters 1000 e solo le condizioni di salute ne hanno interrotto il cammino verso il vertice.

L’ultimo quarto di finale lo giocheranno Zverev, il grande favorito del torneo all’insegna del “ora o mai più” e Rafael Jodar, che negli ultimi due mesi ha decisamente bruciato le tappe. Il giovane spagnolo ha avuto delle inaspettate titubanze ed è arrivato sin qui forse stanco della lunga corsa di questi mesi, correndo rischi con Michelsen prima e con Carreno Busta. Ci sta, come si dice oggi, e il suo cammino sembra per quest’anno destinato a chiudersi contro il tedesco, che dal canto suo è atteso al suo primo vero incontro complicato. Zverev ha dalla sua ben altra esperienza però il suo problema potrebbe essere l’enorme pressione che si sta scaricando su di lui, cosa che in passato non ha affrontato certo in modo impeccabile.

Quello che è certo è che chiunque riuscirà a sopravvivere dalla parte bassa arriverà in finale con i galloni del super favorito. Ma intanto l’Italia si goda il suo momento magico: con tre quarti di finale storici e la consapevolezza che, comunque vada, questa meravigliosa edizione del Roland Garros rimarrà scolpita negli annali del nostro sport.

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