Vivere senza Sinner, l’Italia all’assalto del Roland Garros

C’era un vuoto enorme da colmare all’ombra della Torre Eiffel. La sconfitta di Jannik Sinner sembrava aver privato il tennis italiano della sua punta di diamante e delle sue ambizioni di gloria sul mattone tritato più famoso del mondo. Invece l’armata azzurra ha lanciato un un assalto corale al torneo, piazzando ben tre italiani nella seconda settimana del torneo, a dimostrazione di un periodo davvero d’oro per il tennis di casa nostra.

La copertina di questa spedizione tricolore non può che appartenere a Matteo Berrettini. Dopo un periodo che sarebbe riduttivo definire tribolato, dato per perduto per un tennis di vertice, costretto a navigare nei challenger, con un corpo che sembrava averla avuta vinta sulle ambizioni, Berrettini ha vinto contro Francisco Comesana una partita drammatica, chiusa dopo 5 ore e 16 minuti al quarto match point dopo che l’argentino ne aveva avuto due, uno addirittura sul proprio servizio. Una vittoria di puro cuore e nervi, arrivata superando momenti difficilissimi – pochi avrebbero scommesso su di lui all’inizio del quarto set – che forse restituisce al tennis un giocatore immenso se appena appena riesce a tenersi in piedi. Il torneo di Matteo non è certo finito qui: al prossimo turno affronterà Juan Manuel Cerundolo, proprio quello che aveva raccolto le ceneri di Sinner e che ha vinto un’altra partita incredibile contro il Landaluce, avanti 8-7 e servizio nel supertiebreak ma crollato anche lui dopo 6 ore e 3 minuti di una partita chiusa da tre rovesci sparacchiati dal giovane Martin fuori dal campo. Certo, il Cerundolo minore è più giovane e sulle ali dell’entusiasmo, ma non è migliore di Comesaña; tutto dipenderà dalla capacità di recupero del fisico di Berrettini. Di quella del cuore e della mente non ci sono dubbi.

Anche l’altro Matteo, Arnaldi, atteso al riscatto dopo un brutto periodo opaco fatto di eliminazioni precoci e smarrimento tattico, si è reso protagonista di un pomeriggio indimenticabile. Il ligure ha ritrovato il suo tennis e la sua foga agonistica contro il belga Raphaël Collignon, che aveva eliminato Ben Shelton e che è stato piegato anche lui al supertiebreak del quinto set, dopo più di cinque ore di una partita che sembrava compromessa. Arnaldi ha saputo soffrire, ha accettato di lottare nel fango quando la partita sembrava sfuggirgli di mano nel terzo set e ha raggiunto un ottavo di finale fondamentale per la sua testa e per la sua classifica, scacciando i fantasmi delle ultime settimane. Pure per lui potrebbe non essere finita qui, contro Tiafoe ha vinto l’unico precedete sulla terra, se pure quella anomala di Madrid, anche se molto dipende da Frances: se sarà quello contratto dei primi due set contro Faria i quarti di finale saranno a portata di mano, altrimenti il favorito rimane il ventottenne del Maryland.

Se Berrettini e Arnaldi ci hanno emozionato per l’andamento delle loro maratone Flavio Cobolli può davvero aspirare a qualcosa di inimmaginabile. Il romano sta conducendo un torneo perfetto ed è l’unico dei 32 giocatori rimasti a non avere ancora perso un set. Se i primi due match sono stati vinti contro avversari tutto sommato troppo deboli, il successo contro Learner Tien è di altra levatura. Cobolli ha dominato il giovane californiano, aggredendolo sin dal primo quindici. Per Flavio le prospettive parigine sono a dir poco felici: il tabellone si è aperto e la fluidità del suo tennis autorizza a sognare traguardi pesantissimi.

Questo splendido Roland Garros non parla solo italiano; rimarrà a lungo negli occhi la fantastica vittoria di João Fonseca, capace di rimontare due set di svantaggio all’eterno Novak Djokovic, chiudendo con una sequenza di tre ace consecutivi che non hanno dato scampo a quello che è stato il miglior ribattitore mai visto nella storia. Fonseca ha dato prova di forza mentale pazzesca che si lega a doppio filo con l’impresa di un altro giovanissimo, lo spagnolo Rafa Jódar. Lo spagnolo ha superato l’americano Michelsen al quinto set al termine di una partita meno convincente del solito, a causa dei troppi passaggi a vuoto. Potrebbe però essere stata la classica partita che serve a un giovane per compiere il definitivo salto di qualità in un grande torneo: vincere soffrendo, quando il braccio trema e il gioco non fluisce, in fondo è il marchio di fabbrica dei futuri campioni. Quello che rimane è che sembra che le nuove leve stiano prendendo il loro posto nel gotha del tennis contemporaneo con una sfrontatezza disarmante, demolendo le vecchie gerarchie a suon di vincenti e mostrando una notevole personalità, caratteristica che era mancata ai tennisti della generazione precedente al cospetto della sacra trimurti del tennis recente.

Il torneo fin qui è stato bellissimo impreziosito dalle maratone al quinto set, soprattutto per quelle. Oltre ai match di Berrettini e Arnaldi, abbiamo già accennato alla vittoria di Juan Manuel Cerúndolo su Landaluce, al ribaltone di Frances Tiafoe contro Faria e alla vittoria di Jódar contro Michelsen. Ma anche il sorprendente Zachary Svajda ha battuto Francisco Cerúndolo in cinque set, per non parlare del dramma sportivo tra Casper Ruud e Tommy Paul, con il norvegese capace di spuntarla per 7-5 dopo essere stato a lungo in balia dello statunitense. Chi vuole vincere la Coppa dei Moschettieri deve essere pronto a scendere all’inferno.

In questo scenario “anarchico”, i favoriti del torneo sono rimasti Alexander Zverev, testa di serie numero 2, capace però di cedere un set a Halys, e Félix Auger-Aliassime, numero 4 del seeding, uscito indenne da un match durissimo contro Nakashima. Zverev soprattutto si porta dietro tutta la pressione di un’occasione irripetibile per raggiungere una vittoria slam che l’irrompere di Sinner e Alcaraz avevano reso sostanzialmente impossibile. Adesso avrà un altro turno che pare abbordabile, contro la sorpresa de Jong, che aveva perso nelle qualificazioni e da Lucky Loser è arrivato dritto agli ottavi sorprendendo Khachanov, poi, molto probabilmente, Jódar, nella speranza che lo spagnolo sia ancora troppo acerbo, poi si vedrà. Auger Aliassime avrà invece Tabilo, che ha messo fine alla favola di Kouamè, ma il francese è solo all’inizio, e poi il big match contro Cobolli.

Dietro ai due top10 sopravvissuti e principali indiziati per la finale in tanti possono sperare. Da Andrey Rublev, che ha l’occasione di superare il tabù dei quarti di finale di uno slam, a Casper Ruud, specialista di queste maratone, e finalista due volte da queste parti. Pure il nostro Flavio Cobolli, che per freschezza e qualità di gioco è sembrato quello più in palla farà bene a non porsi limiti. Poi occhio a Jakub Mensik: il ceco ha firmato uno strano e clamoroso risultato eliminando la testa di serie numero 8 Alex de Minaur. Un match folle, iniziato con un terrificante 0-6 per l’australiano prima della reazione di Mensik, condizionato dalla stanchezza e reduce da un turno in cui era uscito dal campo stremato in barella. La sua capacità di rigenerarsi ha dell’incredibile.
A Parigi probabilmente però tiferanno per Joao Fonseca, magari nel ricordo del Kuerten che fu. Il ragazzo brasiliano ha gioco e ha mostrato grande capacità di soffrire, vincendo due partite di fila sotto per due set a zero. Contro Ruud è la classica prova del nove, vincesse anche oggi contro Rublev o Mensik non partirebbe sfavorito e poi chissà.
Con Alcaraz fuori combattimento, Sinner alle prese con i suoi turbamenti, Djokovic sul punto di arrendersi al tempo, il trono vacante è terra di conquista. La terra di Parigi è pronta a incoronare un nuovo re, e chissà che Panatta domenica prossima non si trovi l’italiano a dover premiare l’italiano che non ti saresti mai aspettato.

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