Chwalinska, quarti al Roland Garros: la qualità supera la potenza

Compirà 25 anni il prossimo 11 ottobre e non è più la giovanissima giocatrice che tra 2017 e 2018 attirava l’attenzione assieme alla coetanea e amica Iga Swiatek, ma Maja Chwalinska è finalmente giunta al suo momento di gloria. Vada come vada, a questo punto, l’edizione 2026 del Roland Garros le ha dato e le darà una vetrina di altissimo livello dove mettersi in mostra e farsi finalmente notare.

Ai tempi juniores, lei e Iga erano sempre assieme. Si sono conosciute quando avevano 10 anni, erano due delle migliori speranze del tennis polacco, hanno condiviso momenti importanti assieme come la vittoria della Fed Cup juniores col successo nel doppio decisivo contro gli Stati Uniti (e lei era in campo assieme a Swiatek) e tra le qualità della attuale sei volte campionessa Slam e le sue, c’era all’epoca un bel dibattito su cosa avrebbero potuto ottenere.

Le strade delle due, sportivamente parlando, hanno avuto traiettorie molto distanti ma ora, a Parigi, Maja ha fatto addirittura meglio di Iga. Partendo dalle qualificazioni, ha vinto 7 partite consecutive arrivando tra le migliori otto nel terzo Slam della carriera disputato. Non è forse un caso che l’exploit sia giunto proprio al Bois de Boulogne, perché il gioco di Chwalinska sembra sposarsi molto bene con la terra battuta tra traiettorie alte e insidiose, ottima copertura del campo soprattutto considerata la statura (un metro e 64 centimentri, almeno così è dichiarato) e ha il tempo per dar sfogo alla sua creatività. È tatticamente molto intelligente, ha un tocco di palla sublime. Come mai, allora, il 6-3 6-2 a Diane Parry e questo traguardo son giunti solo ora? Perché non tutto è sempre lineare. E nel suo caso, in particolare, ci sono stati vari momenti delicati da superare. Infortuni, certo. Periodi fuori per recuperare, sicuramente. Soprattutto, però, una lunga fase di depressione che l’ha consumata tra i 17 e i 19 anni.

Ne parlò nell’autunno del 2021, rientrata alle competizioni dopo alcuni mesi fuori perché si sentiva svuotata. Ha raccontato che forse al giorno d’oggi il termine viene un po’ usato a sproposito, ma nel suo caso c’era il vuoto più totale. Parlava di non voler più uscire di casa, di fatica a parlare, di sentirsi consumata dentro e non aver più voglia di reagire. Il suo modo di porsi verso il tennis, in tutto ciò, era la causa principale. Ha persino ammesso di aver avuto pensieri oscuri, in quel lungo periodo. E tante altalene, nel frattempo, in un ranking dove da fuori la top-300 arrivava più o meno rapidamente dentro le prime 150, ma non riusciva mai a fare l’ultimo salto.

Quest anno, grazie anche all’aiuto di Swiatek, alcune cose per lei sono cambiate. Il passo principale è stato forse l’arrivo del fisioterapista dell’ex numero 1 del mondo, che si presta a un doppio ruolo aiutando Maja a crescere lì dove forse mancava più di tutto. Macej Ryszczuk è stato citato dalla stessa Chwalinska, in un’intervista durante il weekend di Billie Jean King Cup, proprio come una delle ragioni dei suoi progressi ma tanto è arrivato anche da lei stessa. Non è facile ripartire ogni volta, non è facile dover modellare un gioco di muscoli e fatica e mantenere comunque intatto il senso tattico che a tratti ricorda Agnieszka Radwanska con la sua enorme capacità di giocare al gatto col topo e stanarlo dopo aver teso una trappola. In questo Roland Garros Maja ha superato le qualificazioni in maniera netta, poi 6-4 6-0 nei primi due turni del tabellone principale a Zheng Qinwen ed Elise Mertens, infine la rimonta contro Maria Sakkari con la greca che a un certo punto è diventata matta nel gestire colpi a cui non è abituata malgrado sia una tennista che gioca con gli spin e alza la traiettoria.

Chwalinska è capace di alzare tanto la traiettoria col dritto e stringere l’angolo col rovescio, a ripetere una serie di smorzate e pallonetti finché le gambe dell’avversaria non cedono. Non ha potenza di suo, e forse questo è l’aspetto veramente limitante contro certe giocatrici (e su altre superfici più rapide), e sa che deve compensare tanto con la sua testa, pensare oltre il palleggio ed essere anche quattro mosse avanti all’avversaria. Oggi, per esempio, spesso fregava Parry chiamando un approccio a rete col dritto per passarla, o le faceva pagare ogni esitazione col dritto, o la lavorava ai fianchi senza sosta fino a farle perdere la pazienza. E spesso staccava la mano destra per eseguire giocate di tocco perfette. Nella sfida tra outsiders è emersa colei che fino a questo torneo era ancora ben lontana dalle prime 100. Ne uscirà dentro la top-50. Cambierà tutto, e forse otterrà anche uno sponsor che possa davvero sostenerla. La si è vista nei giorni scorsi giocare con scarpe e polsini della stessa marca che veste Swiatek, perché proprio Iga non si è mai fatta problemi a mandarle parte della sua serie. Stavolta è lei ad avere le luci della ribalta.

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