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02 Mag 2026 19:33 - Senza categoria
Kostyuk da favola, a Madrid il primo titolo WTA 1000
di Diego Barbiani
Marta Kostyuk aspettava questo titolo da tanto, in un progetto di campionessa che dopo diversi bei risultati nei suoi primi mesi nel tour WTA nel 2018 aveva dovuto fermarsi e intraprendere un percorso molto personale di crescita, riapparendo in top-100 solo un anno più tardi e facendo passare ancor di più per le prime vere soddisfazioni. In tutto questo tempo, però, il suo nome era quasi sempre presente tra chi rappresentava l’esempio di giocatrice molto difficile da affrontare: tenacia, grinta, talento puro.
Di tutte le ragazze della prima generazione 2000 lei che poteva avere inizialmente un vantaggio nell’essersi fatta le ossa così presto ha finito poi per pagare pesantemente alcuni periodi. Il 2022 è stato un incubo: a Indian Wells, al di là di tutto l’extra campo successo, la ricordiamo piangere come una fontana dopo aver vinto il primo match giocato oltretutto contro una connazionale, Maryna Zanevska, che ha ottenuto poco tempo prima il passaporto belga, con loro due abbracciate in mezzo al campo. E per arrivare al primo titolo importante della carriera, che comunque la vede ancora abbastanza giovane (farà 24 anni a fine giugno), è ripartita quasi da zero.
Oggi, per lei, è la vittoria consecutiva numero 12 contando anche la partita giocata con la nazionale nello spareggio di Billie Jean King Cup vinto nettamente contro la Polonia. Da lì cinque successi nel WTA 250 di Rouen e ora sei nella capitale spagnola con un cammino ottimo, fatto di grandi partite nella qualità (il 6-1 6-4 al terzo turno contro Jessica Pegula) e tenuta mentale (oggi) con il 6-3 7-5 a Mirra Andreeva ancor più significativo dei tre set altalena giocati giovedì sera (tardi) contro Anastasia Potapova.
Oggi ha vissuto la sua giornata da favola. In un cammino fin qui fatto tanto per gradi, ha gestito con più maturità e probabilmente anche freschezza atletica una partita difficile oltre che per un’avversaria comunque forte anche per il vento che è parso dare abbastanza fastidio. Andreeva, che ha giocato tanto nelle ultime quattro settimane tra Linz, Stoccarda e Caja Magica (e domani giocherà la finale di doppio, con Diana Shnaider) è parsa oggi pagare un conto significativo nelle gambe e nello spirito, perché incideva poco e nemmeno la folata di inizio secondo set (dallo 0-1 Kostyuk al 3-1 e servizio in suo favore) ha in qualche modo dato una scossa.
Il primo parziale è stato deciso dal break dell’ucraina sul 3-2, con buona efficacia nelle combinazioni rapide, il dritto che faceva male e l’allungo meritato sul 5-2 che ha poi voluto dire “primo set” grazie al recupero da 15-40 nell’ultimo game. E nel secondo, Marta ha confezionato la rimonta con un parziale di 8-0 netto e altrettanto rapido dall’1-3 al 3-3, riprendendo il comando del campo. Pesantissimo, infine, il turno di battuta in cui la numero 26 ha salvato due set point sul 4-5 per strappare poi la battuta e salire, sul 6-5, sul 40-0. Alla terza chance, col passante terminato lungo di Andreeva, si è lasciata andare a terra dalla felicità.
La seconda vittoria in stagione su Mirra, dopo quella a Brisbane nella prima settimana del 2026, è valsa qualcosa di enorme per lei, che non sapeva bene come fare a gestire il trofeo sul palco e parlando era molto segnata dall’emozione mentre la rivale ha cercato di trattenere le lacrime salvo non reggere quando è arrivata a parlare al proprio team, dovendo mettere il trofeo di finalista per non vederli mentre piangeva. Piccolo appunto finale: Mirra si è complimentata a microfono acceso ma le due non si sono mai cercate con gli sguardi a microfono lontano. Né dopo il match point, né quando Kostyuk è salita sul palco (lei ha tirato dritto verso l’organizzazione, Andreeva era con la testa voltata a destra). L’ucraina, a fine discorso, ha pure lanciato il messaggio “Slava Ukraini” al suo paese. L’ha sempre fatto in queste occasioni, sarebbe stato strano non ci avesse pensato.