Per molti anni il tennis in Italia è stato considerato uno sport elegante ma distante dal grande pubblico, seguito soprattutto durante gli Slam o nei momenti in cui emergeva qualche talento particolare. Oggi la situazione è completamente diversa. Il tennis è tornato al centro dell’attenzione mediatica, riempiendo palinsesti televisivi, social network e discussioni quotidiane tra […]
27 Mag 2026 07:56 - Roland Garros
Il Roland Garros volta pagina tra l’addio ai vecchi miti e la carica dei giovani
di Roberto Salerno
Con l’avvincente maratona tra Auger-Aliassime e Altmaier si è concluso il primo turno del singolare maschile del secondo Slam stagionale. Non è certo andata male alla truppa tricolore che nei campi di Bois de Boulogne, guidata dalla solidità del suo uomo copertina, ha portato sei dei nostri al secondo turno tra imprese generazionali e battaglie di puro cuore. Più che alla ormai solita solidità di Sinner ci si è appassionati alla prima vittoria Slam di Federico Cinà, palermitano che ha appena compiuto 19 anni e che è riuscito ad avere la meglio su Opelka dopo una battaglia di 5 set. Troppo presto per capire, naturalmente, e ne sapremo di più tra qualche ora, quando sarà chiamato a confermarsi contro de Jong. In cinque set ha vinto anche Sonego, che oggi non parte battuto contro un Tommy Paul che pare in convalescenza. Cobolli ha vinto il derby contro Pellegrino, Darderi ha seguito il pronostico con Ofner e Arnaldi continua la strada del recupero eliminando Griekspoor, pur sempre una testa di serie. Grande soddisfazione anche per Berrettini, con la solita speranza che il fisico regga anche contro Rinderknech.
Se all’Italia il Roland Garros ha regalato belle giornate, per alcune stelle di un circuito che non sta benissimo è stato un mezzo incubo, e non solo per le terribili condizioni atmosferiche. Il disastro più rumoroso, come spesso succede, è senza dubbio quello di Daniil Medvedev. Il russo, testa di serie numero 6, ha confermato il suo storico e tormentato rapporto d’amore e odio con la terra parigina, finendo per perdere il solito match irritante contro Adam Walton, numero 97 del mondo. Un match schizofrenico, perso dopo essere stato avanti di un break al quinto tra vistosi passaggi a vuoto e polemiche con pubblico, angolo, organizzatori e l’intero cielo. Non è andata meglio ad Alexander Bublik: il kazako, numero 9 del seeding, è stato estromesso da un solido Jan-Lennard Struff in quattro parziali, pagando a caro prezzo 10 doppi falli e un finale sconcertante di quarto set. Bublik potrebbe uscire dalla top 10, considerato il quarto di finale dello scorso anno. Destino identico per Taylor Fritz, terza testa di serie pesante a salutare prematuramente il torneo.
Ma a Parigi si è pianto molto. Il pubblico di casa ha dovuto digerire una dolorosa pagina di nostalgia con l’addio definitivo di Gaël Monfils. L’idolo transalpino ha salutato per l’ultima volta i campi che lo hanno visto protagonista di mille battaglie, uscendo di scena al primo turno tra gli applausi scroscianti e la commozione generale di uno stadio intero che ha tributato il giusto onore a uno dei giocatori più carismatici degli ultimi vent’anni di tennis mondiale. Poco prima stessa cosa con Stan “The Man” Wawrinka, vincitore di una meravigliosa finale contro Novak Djokovic nel 2015. Tanti pianti per due giocatori che sembrano giganti al cospetto dei fragili frequentatori della top 10 contemporanea.
A riaccendere l’entusiasmo del pubblico, però, ci ha pensato il nuovo che avanza, capace di prendersi la scena proprio mentre i vecchi leoni salutano. Gli occhi di tutta Parigi sono infatti puntati su Moise Kouame. Il prodigio transalpino di soli 17 anni ha lasciato tutti a bocca aperta superando in tre set Marin Cilic, che non è certo quello che ha vinto a New York ma insomma. Kouame ha deliziato le tribune con un tennis totale, fatto di accelerazioni spaventose, palle corte millimetriche, ma soprattutto una personalità strabiliante nella gestione dei punti caldi.
Una sfrontatezza adolescenziale che accomuna Kouame agli altri grandi protagonisti della “linea verde” di questo torneo: lo spagnolo Rafael Jódar e il brasiliano João Fonseca. Entrambi hanno bagnato l’esordio con vittorie schiaccianti e piene di personalità, dimostrando che il ricambio generazionale non è più un’ipotesi ma una realtà tangibile sul rosso parigino. Insieme al nostro Cinà, questa nidiata di talenti cristallini ha acceso i riflettori sul futuro del circuito. La Francia ha scoperto la sua gemma preziosa, e il tabellone ora si apre a scenari affascinanti per questi ragazzi terribili, che presto saranno pronti a scrivere altre pagine di storia, magari migliori di questa che stiamo vivendo.