A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e […]
13 Apr 2026 18:23 - Senza categoria
Stoccarda, Gauff: serve più controllo su cosa mostrano le telecamere
di Diego Barbiani
Sul torneo di Stoccarda
“La terra battuta qui è unica. Più scivolosa, difficile trovarsi davvero bene. Oltretutto è indoor, qualcosa che noi giocatrici ormai vediamo soltanto a fine anno. Sicuro è il torneo sul rosso in cui sono meno a mio agio, ma è anche bello avere questo genere di eventi nel calendario”.
Sugli obiettivi da raggiungere sul rosso, essendo anche campionessa al Roland Garros in carica
“Ora voglio soprattutto concentrarmi sul mio gioco, sul piano gara che ho in mente coi miei allenatori. Pensare quasi più lì che ai risultati. Quando dovevo difendere lo US Open ero probabilmente più tesa di quanto dovevo. Sarebbe bellissimo vincere ancora a Parigi, ma non voglio distruggermi per questo. Credo sia importante ora per me concentrarmi sul percorso intrapreso, e i risultati penso arriveranno entro qualche settimana a Parigi. E se non sarà così, ci riproverò”.
Sulla questione sorta recentemente delle troppe telecamere ai tornei e cosa i giocatori possono fare
“Devono avere un qualche genere di controllo su cosa viene mostrato. Ci sono decine di momenti privati che ognuno di noi ha e deve avere. Io prego prima delle mie partite. Ho dovuto chiedere alle telecamere di non filmarmi perché non ci sono molte zone neutrali dove poter stare. Credo sia diventato un argomento importante da quando mi sono esposta io, che ho rotto le racchette all’Australian Open. Ho visto che pure Carlos (Alcaraz, nda) ha detto qualcosa a riguardo. Sono grata che forse ho fatto partire qualcosa qui. Credo davvero che ci sia qualcosa che sia andato oltre. Siamo atleti e diamo tutto in campo, ma non credo dobbiamo compromettere ogni cosa fuori dal campo. La palestra per me è ok, ma quando si passa ai corridoi vedi ogni cosa. Alcuni addirittura zoomavano col telefono per leggere i messaggi scritti sul cellulare, ho visto alcuni tweet su questo. Per me qui siamo oltre”.
Sugli step da fare per provare a competere davvero per il numero 1 del mondo
“Credo che sia tutto nel mio gioco, provare a essere migliore nei momenti importanti delle finali. Ci sono stati alcuni game del terzo set (a Miami, nda) dove posso prendere spunto per migliorare. Se vinci quella partita prendi più punti e magari ti metti più vicina al numero 1. Alla fine è tutto nel gioco, migliorare i dettagli: risposta, servizio, dritto, rovescio. Sto crescendo, voglio ora essere continua a essere migliore, se la cosa ha senso”.