A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e […]
Ieri a Stoccarda è stata una giornata, come dire, particolare. Le immagini di un momento che Jasmine Paolini ha avuto in campo nella sua pesante sconfitta contro Zeynep Sonmez al primo turno del WTA 500 tedesco, fossero proprio vere lacrime o “solo” particolare frustrazione, ha riempito i social e scatenato dibattiti.
In un certo senso, quel momento è pure più che comprensibile: era dai primi punti che la toscana non aveva convinzione e si mostrava come atteggiamento estremamente vulnerabile, venendo colpita da ogni lato e in ogni modo, senza particolare reazione. Già nel terzo game la si è vista fare due errori simili praticamente consecutivi di rovescio cercando un colpo profondo e incrociato, dove in entrambi i casi già dall’impatto si poteva vedere come il movimento della racchetta aveva poca convinzione, facendo sempre più trasparire negatività.
Oltretutto una prestazione del genere porta a quella reazione del secondo set: un conto è perdere male stando però in campo con la testa sulla partita e un altro è come abbandonarsi al proprio destino. Finirà 6-2 6-2 ma c’è stata grande fatica a ottenere anche solo quei quattro game, col primo set che se non fosse per un recupero da 0-40 sullo 0-2 poteva addirittura essere da 6-0 per la turca. Giornata davvero no in un momento poco felice e redditizio, quindi con anche un sovraccarico emotivo, o qualcosa di più? Forse il nodo che si dovrebbe capire è lì. Ieri noi da Stoccarda non siamo riusciti a chiedere più di due domande scarne: la moderatrice WTA presente qui ci ha scritto una mail durante il secondo set essendo stati gli unici ad averla richiesta per la conferenza stampa anche in caso di sconfitta e avendo noi confermato la decisione, ma vedendo come Jasmine si stesse lasciando andare, abbiamo comunque concordato di lasciarle tutto il tempo possibile per poter parlare. Dopo oltre un’ora dalla fine della partita, il tono di voce della toscana era ancora molto basso e sapeva di delusione e tristezza ancor più di quante le poche cose accennate facevano intuire. Molto probabile che nello spogliatoio sia arrivato un pianto vero e proprio, come accade molto più spesso di quanto forse tanti di noi immaginano. Perché sono umani pure loro, anche se si mostrano sempre col sorriso da farne un marchio di fabbrica.
Vedere tutto ciò dal vivo è stato piuttosto sorprendente. Noi c’eravamo fin da domenica sera, quando ha fatto il primo allenamento, sul campo 1, e giorno per giorno non aveva mai mostrato nulla di diverso dal solito. Veniva dal bel weekend di Billie Jean King Cup in un incontro dominato senza veri patemi per il punteggio, con l’Italia strafavorita sul Giappone, ma pur sempre utile a consolidare il gruppo e vivere qualche giorno diverso dal solito scorrere del tour WTA. In Germania ha sempre dato tutto negli allenamenti senza mai fermarsi, alterarsi (non più di qualche reazione a eventuali colpi non riusciti), o a essere diversa con le colleghe. Perché si è sempre trovata con altre giocatrici, ha partecipato lunedì all’esibizione del 1-point Challenge, ieri scherzava con la stessa Sonmez e Leylah Fernandez appena prima dell’inizio del warm up. La partita, però, le ha come cambiato volto.
Martedì, durante la consueta conferenza stampa pre torneo, Jasmine aveva parlato benissimo di Sara Errani e di quello che può essere come persona e nella nuova veste di allenatrice. In questa settimana c’era solo la romagnola con lei e la toscana tra le varie osservazioni ci diceva che voleva ora cercare una quadra negli equilibri del team (considerando quindi non fossero al completo in Germania) ma facendo notare lei stessa che questo fosse il terzo nome sulla lista di persone che l’hanno seguita fin qui nel 2026 in veste di allenatore benché Errani fosse già presenza fissa nel team nei fatti da un anno e Federico Gaio era subentrato a metà 2025 per la trasferta nordamericana estiva. Forse, adesso, serve prendere una decisione definitiva su un valzer che può darle confusione, soprattutto dopo che già nelle ultime settimane in partita sembrava essere una giocatrice piuttosto nervosa.
Le lacrime di ieri, purtroppo, hanno probabilmente accentuato ogni cosa. Quella grande frustrazione rischia di complicare ulteriormente il clima attorno a lei. come se già non bastasse la sua consapevolezza di essere stata irriconoscibile. E alle porte ci sono due appuntamenti già molto importanti, uno di questi importantissimo (Roma), con appena dopo il secondo Slam del 2026 al Roland Garros.