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29 Apr 2026 12:12 - Senza categoria
Olynykova: dalla WTA minacce di squalifica se dico chi supporta la guerra
di Diego Barbiani
Da circa un mese, il profilo Instagram di Oleksandra Olynykova aveva assunto toni abbastanza particolari. L’ucraina, attualmente numero 70 del ranking WTA, è stata protagonista di un bell’inizio di stagione con l’esordio assoluto in uno Slam allo US Open e la prima semifinale nel circuito maggiore a Cluj, eppure ha una storia che si lega forse ancor più delle sue connazionali a quanto sta avvenendo in questo periodo.
Nativa di Kyiv, dopo aver già in passato dovuto affrontare momenti durissimi come la fuga da casa, lo status di rifugiata, le grandi difficoltà economiche, e tutto prima ancora dell’invasione russa del 2022, Oleksandra ha un carattere abbastanza temprato e senza grandi peli sulla lingua. Col padre allenatore e manager che attualmente non viaggia con lei perché impegnato nei turni di trincea al fronte (cosa che le costò anche una multa e una squalifica da un torneo, vinto, lo scorso anno per ritardi burocratici) sente ancor più vicino e ancor più forte alcune questioni attuali e da tempo ha spesso puntato il dito contro quelle tenniste che per sua opinione siano a supporto dell’invasione. Un tema che il tour WTA ha vissuto in maniera molto forte per circa due anni e che è andato abbastanza spegnendosi non fosse per la forza di volontà delle tenniste ucraine che continuano a parlare incessantemente di quanto avviene nel loro paese.
Olynykova già in Australia, intervistata da Ben Rothernberg per ‘Bounces’ ha accennato a giocatrici che stavano continuando la loro carriera come se nulla fosse e al tempo stesso supportassero leader e organizzazioni militari russi e bielorussi in vari modi: sia attivamente, sia esprimendo vicinanza tramite impegni cerimoniali. A febbraio, invece, durante il torneo di Cluj affrontò e batté Anna Bondar nei quarti di finale dichiarando alla vigilia della partita che non avrebbe stretto la mano all’ungherese perché non le aveva perdonato la partecipazione alle esibizioni volute dalla Gazprom, a San Pietroburgo, dove l’organizzazione fa capo al governo e serve come raccolta fondi per l’esercito (tramite una società sotto sanzioni). Fu una prima volta, in questo senso, di non-stretta di mano tra un’ucraina e una tennista non russa o bielorussa (né di origine, né di passaporto).
Nell’ultimo mese, però, qualcosa nei suoi messaggi è cambiato.
Il 30 marzo, ha cominciato ad accenni su cose che vorrebbe dire ma che non può fare: “Vorrei poter dire di più, ma non sono autorizzata. Vengo minacciata con multe e sanzioni. Minacciata da coloro che parlano forte a proposito di ‘comprensione’ e ‘solidarietà con l’Ucraina’. Voglio dire cosa sta realmente accadendo, parlare coi fatti — e con le conseguenze. Dire la verità”. Su un post in cui c’era il nastro di San Giorgio, divenuto simbolo militare russo, con collegamenti a Vladimir Putin e dunque ai bombardamenti in corso in Ucraina.
Il 2 aprile, durante il torneo di Charleston, ha pubblicato: “Vengo da un paese in guerra. Ho una piattaforma che uso per condividere quello che gli ucraini stanno attraversando e spiegare le cause-effetti dell’aggressione russa a chi non sa granché. Tutto quello che dico è basato su semplici fatti, eppure mi viene detto ‘stai attaccando le giocatrici’. A quanto pare, parlare di un paese sotto bombardamenti, parlare di quanto queste persone han fatto è un ‘attacco’. ‘Tu mostri la guerra. Perché tu non puoi farlo SILENZIOSAMENTE — senza nominare nessuna?!”. Perché questi orrori sono la diretta conseguenza delle azioni di persone che sono viste come idoli — incluse tenniste al top della classifica, idoli che son diventati parte della propaganda, normalizzano la guerra, e vengono pagati”.
Il 18 aprile, dopo la “pausa” datale dall’impegno (il primo assoluto) con la maglia dell’Ucraina, ha pubblicato: “Mi è stato detto più di una volta di ‘stare zitta’ se voglio una carriera tranquila. Rimani neutrale. Non dire troppo. Non parlare in modi che potrebbero ferire le superstar. Il sistema è semplice: tu hai opportunità, visibilità, soldi — in cambio di essere prevedibile, conveniente… e silenziosa”.
E infine si arriva alla giornata odierna dove di fatto Olynykova si è aperta: “Sono solo una ragazza qualsiasi che ama giocare a tennis. Ho amato questo per me perché era qualcosa che mi faceva sentire me stessa, essere libera. Ho creduto nei valori di questo sporti, valori in cui le organizzazioni sportive mi hanno già deluso, ma è comunque importante per me raccontare la mia storia, perché sono una persona da un paese in guerra. Non ho mai sognato di diventare una star famosa, e il denaro non è mai stato una motivazione per me. Ho trovato la mia motivazione nell’opportunità di raccontare la verità. Ho viaggiato (e viaggio tutt’ora) senza un team, rimanendo in stanze di ostello, alle volte dormendo negli aeroporti. Non ho mai visto tutto ciò come una difficoltà — ho accettato che queste fossero le opportunità che ha avuto la mia famiglia. Non ho mai avuto sponsor, ho accettato ciò e ho continuato a lavorare, perché credevo in qualcosa. Non avevo illusioni circa il tour, la sua elite e la volontà di proteggerla, ma non potevo immaginare le cose che sarebbero accadute. Il mio inizio di stagione è stato brillante, ed è stato importante vedere persone che mi ascoltavano. Ma altrettanto velocemente, sono stata notata da quelle persone che scelgono di fare come se nulla del mio dolore e della mia sofferenza sia reale. Il primo approccio è stato al torneo di Cluj-Napoca. In quel momento, non ho dato molta importanza perché non sapevo cosa sarebbe succeduto. Per due mesi, sono stata sotto costante pressione. Le richieste erano, malgrado l’assenza di regole sulla depersonalizzazione di nomi in interviste e comunicati, che dovevo smetterla di nominare giocatrici perché potevo danneggiare la loro immagine. Ho cominciato a essere minacciata con multe e squalifiche. I miei tornei (prima, durante e dopo) erano accompagnati da continue conversazioni con i rappresentanti WTA, che volevano educarmi su come parlare — o su come rimanere zitta”.
Nel secondo post, Olynykova ha raccontato di aver cercato da parte sua un dialogo su come aggiustare la comunicazione, sperando di risolvere la questione risponendo alle sue domande: Cosa succede se le azioni di queste giocatrici mi danneggiassero? Che protezione per la mia vita e la mia salute posso ricevere? Perché non avete fatto nulla, sebbene queste azioni siano supporto all’aggressione russa?
Le domande, per la tennista ucraina, sono state ignorate: “C’è stata una totale devalutazione della mia esperienza come persona”. E ancora: “Iniziative umanitarie e di memoria sono state ugualmente ignorante, anche se ho specificato non fossero in alcun modo connesse ad altre persone al di fuori di me. Non ho ricevuto risposta. Ora capisco che tutte queste azioni erano dirette semplicemente a distruggermi come persona attraverso la manipolazione, intimidazione, silenzio, menzogne e devalutazione”. E dopo aver raccontato dei problemi personali dell’ultimo periodo, tra stress enorme e crollo personale, ha chiuso con un “to be continued” facendo intendere ci possa essere altro in arrivo.
In un momento in cui varie associazioni sportive stanno riaprendo alla possibilità di vedere i russi e bielorussi gareggiare sotto la loro bandiera, eliminando di fatto la normativa del CIO dopo gli scandali di doping di stato e (successivamente) dell’invasione russa in Ucraina, si vuol far credere che i problemi non ci siano. In realtà, sembra sempre si cerchi di mettere tutta la polvere sotto al tappeto per mostrare la casa quanto più pulita possibile.