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20 Apr 2026 07:13 - Senza categoria
Esclusiva, Muchova: “Grata di come mi sia rialzata dopo il 2025”
di Diego Barbiani
Karolina Muchova non avrà portato a casa il trofeo di campionessa al WTA 500 di Stoccarda, e con esso la Porsche 911 in palio, ma la sconfitta all’ultimo atto subita contro Elena Rybakina non cambia la traiettoria di un 2026 oltre le aspettative. E fa sempre strano fare questa puntualizzazione, parlando di una delle giocatrici più talentuose del circuito, ma la ceca è giunta ormai alla soglia dei 30 anni avendo raccolto solo sprazzi di quanto il suo talento potrebbe meritare e sul suo percorso hanno troppo spesso gravato infortuni piuttosto pesanti da gestire.
12 mesi fa, per esempio, aveva da poco scoperto un nuovo problema al polso appena prima di Miami e di nuovo ha dovuto saltare quasi interamente la stagione sul rosso, lì dove nel 2024 aveva dimostrato tutto il proprio valore arrivando vicina al titolo al Roland Garros. Nel 2025, però, la questione purtroppo era più cupa. Intervistata in esclusiva in Germania, ha raccontato: “Se guardo al 2025, quello è stato un periodo molto negativo. È successo più o meno in questo periodo, a Miami se non sbaglio, ho sentito qualcosa al polso e da lì non ho praticamente più potuto competere. In quel periodo mi stavo vedendo con uno specialista e mi diceva che avrei avuto bisogno di un’operazione”. Per scongiurarla, anche perché avrebbe probabilmente messo fine alla sua stagione, ha tentato la strada di una terapia conservativa: “Ho provato a evitarla, dandomi qualche settimana di pausa. Volevo continuare a giocare, per quello poi ho cominciato ad andare ai tornei con l’idea di giocare solo slice di rovescio”. L’idea era pure intrigante, in qualche modo, perché col suo tocco di palla potevano venire fuori soluzioni magari estreme ma ben costruite, eppure “non credo fosse una cosa buona per un fattore mentale, perché in quel momento stavo perdendo contro chiunque ed ero davvero giù di morale. Pensavo di poter competere tra terra battuta ed erba, lì dove lo slice ti può davvero aiutare, ma non stava affatto funzionando. Ci speravo, son sincera”. Malgrado anche qualche voce circolata appena dopo la sconfitta al primo turno del Roland Garros contro Alycia Parks che parlava della possibilità sempre più concreta di un intervento e della fine del 2025 professionistico, la realtà è stata finalmente benigna: “Fortunatamente nello stesso momento ho cominciato a sentire alcuni piccoli progressi. Il polso stava cominciando a guarire, pensavo di fare un intervento dopo Wimbledon ma fortunatamente in quel periodo ha cominciato a migliorare. Così son potuta tornare subito in campo e giocare dei rovesci a due mani”.
In un circuito abbastanza standardizzato come soluzioni, pur con giusti elogi a intensità, velocità e preparazione delle giocatrici, Muchova rappresenta da sempre un extra per cui può valere guardare partite grazie alla varietà delle soluzioni. Eppure quel periodo lo ricorda con diverse sensazioni: “Non credo che mi abbia davvero aiutato usare quegli slice, perché avevo più che altro paura. Ancora oggi per esempio credo di giocare più slice a volte di quanti ne giocavo in quei tre mesi. Poi però sono andata in Canada lo scorso anno e ho visto che riuscivo a giocare di nuovo come facevo prima e da lì è come se mi sia trovata a dover ricostruire tutto dall’inizio tra fiducia ed efficacia. Così in Asia, in autunno, già ero una giocatrice diversa. E da lì è arrivata un’ottima preparazione che fin qui nel 2026 mi sta dando tanto”.
Abbiamo anche provato la domanda scomoda, ovvero se da un lato l’essere tennista è il suo lavoro, dall’altra c’è di mezzo il suo corpo e sarebbe quasi superfluo ricordare i tantissimi mesi persi in questi anni per problemi anche pesanti. Con molta franchezza ha risposto: “Guarda, amo il tennis e questo è il mio lavoro, è quello che faccio dalla mattina alla sera fin da quando ero piccola, per cui non ho mai davvero pensato così. Diciamo che non mi sono mai trovata davvero nella situazione di avere questo rischio. Sono stati tutti momenti davvero complicati, ma per fortuna non mi ero mai trovata al punto di dubitare di me stessa per un eventuale rientro in campo. Ho avuto brutti infortuni, sì, ma una volta passata la delusione c’era sempre tanta voglia di tornare in campo e star bene. Non so, alle volte è come se sia entrata in una modalità che mi faceva vivere quelle fasi di recupero con tanta determinazione per cui sì, non ho mai pensato a lasciare. Magari sì ci fosse stato qualcosa di più serio, ma per fortuna non è stato il caso”.
E in questo 2026, prima della finale a Stoccarda in una settimana di valore (malgrado il risultato), c’è stata la soddisfazione enorme di aver rotto un digiuno di quasi sette anni dal primo (e unico) titolo WTA in carriera. Al ‘250’ di Seoul del 2019 si è aggiunto il grande risultato del ‘1000’ di Doha, a metà febbraio: “Onestamente io e il mio team siamo arrivati a Doha per giocare qualche partita, prepararci per un altro lungo periodo di tornei in nordamerica… E abbiamo finito con il falco (il trofeo della vincitrice, nda). È stata completamente una sorpresa e per me una sensazione bellissima perché era da tantissimo che non ci riuscivo. Ho giocato finali, alcune importanti, ma non credo di aver mai giocato davvero bene in queste partite in passato. Ero nervosa quel giorno, di sicuro avevo quei pensieri nella mia testa. Sono però riuscita a gestirli, a batterli, dimostrando a me stessa che posso farcela. È stata una liberazione”. Soprattutto, con quel risultato e questo trend positivo, la chance di ritornare in top-10 è piuttosto elevata e una cosa che si nota nella Muchova di questi ultimi tempi è una sorta di maturazione come atleta e persona che potrebbero incidere. Un altro passaggio rilevante, in questo senso, è stato nella scelta del nuovo allenatore che ha sostituito lo storico Emil Miske (che l’ha seguita dal 2017 con una pausa tra 2020 e 2022).
La scelta è ricaduta su Sven Groeneveld, alloratore esperto e che ha avuto collaborazioni molto fruttuose fin qui. Da ricordare, soprattutto, quella con Maria Sharapova a cui era rimasto fedele anche durante la lunga squalifica per doping. Vedendo Sven a Stoccarda in questi giorni, c’era la sensazione che la chimica tra i due fosse già piuttosto buona, e non potrebbe essere altrimenti quando a inizio collaborazione già arriva un risultato così importante come quello del Qatar. E Karolina, sulla loro unione, ha detto: “Ho terminato la mia precedente collaborazione lo scorso anno dopo Wimbledon e stavo pensando in quel periodo cosa fare per il futuro, se avessi voluto qualcuno, se potessi andare avanti da sola con uno sparring partner, magari qualcuno che avesse vinto titoli Slam (da allenatore, nda), o qualcuno comunque di grande esperienza. Probabilmente non sapevo bene come muovermi in quel momento, poi è arrivata questa occasione con Sven. Ci siamo sentiti a fine stagione. Non avevo idea di come potesse andare, chiaro, ma lui ci teneva tanto, mi diceva che sarebbe venuto a Praga per fare un tentativo… Io pure, cioè, ci tenevo. Così ci siamo trovati per qualche giorno e ho sentito che dovevo fare quella scelta e lui era la persona che poteva aiutarmi. Mi piace davvero la sua conoscenza del tennis, il modo in cui parliamo di tennis. È un coach veramente di grande esperienza e con tanto da dare al mio gioco e al team che abbiamo costruito. Son veramente contenta fin qui di questa collaborazione”. I due, da quel momento, hanno potuto organizzare la nuova stagione: “Ho avuto un’ottima preparazione verso il 2026. E sono molto felice per il modo in cui ho saputo gestire me stessa in campo e per il modo in cui il mio team e io stiamo riuscendo a lavorare insieme. Penso questo mi porti maggiore fiducia e livello di gioco, quindi sono molto soddisfatta e grata di come mi sia rialzata dopo il 2025”.
Se in conferenza stampa dopo la finale di Stoccarda aveva poi detto a un certo punto che si sentiva a posto ma doveva comunque ascoltare il suo corpo, la decisione successiva è stata cancellarsi da Madrid. Forse anche un motivo per non sovraccaricare troppo il corpo tra tornei abbastanza diversi come condizioni in vista di un periodo di stagione sempre più fitto.