E’ morta a 60 anni Elena Pero, la storica voce del tennis di Sky Sport, una delle figure più rilevanti del panorama giornalistico sportivo in Italia. “Ma per noi soprattutto una collega, un’amica, una persona straordinaria e indimenticabile”, ha commentato il direttore di Sky Sport, Federico Ferri.“Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. […]
C’è qualcosa di profondamente eroico, e allo stesso tempo terribilmente ansioso, nel vedere Matteo Berrettini lottare oggi. Il punteggio recita 4-6 7-5 7-5 contro Adrian Mannarino, ma i numeri non dicono nulla della trincea che è stata il campo di Indian Wells. Matteo ha vinto alla sua maniera: soffrendo, sbagliando, ritrovando il dritto nei momenti di apnea e, infine, trascinandosi oltre il traguardo con i muscoli che chiedevano pietà. Vedere il romano chiudere il match quasi paralizzato dai crampi è l’immagine specchio della sua carriera attuale: un uomo che sta provando a divertirsi, come dice lui, ma che deve pagare un dazio altissimo a ogni chilometro percorso.
Mannarino, il solito “muro” di gomma che rimanda tutto con una corda tesa a 10 chili, lo ha portato all’esaurimento. Dopo un primo set perso di misura, Matteo ha avuto il merito di non staccare la spina. Ha alzato i giri del motore, ha accettato lo scambio prolungato e ha trovato il break decisivo in entrambi i set finali sul fotofinish. Ma l’immagine finale — Berrettini quasi incapace di esultare, piegato sulle gambe — ci riporta al nostro discorso: la strada per tornare “The Hammer” è lastricata di acido lattico. Ora lo aspetta Zverev (se il tedesco confermerà i pronostici), e lì servirà un miracolo o, quantomeno, un massaggiatore miracoloso.
Di segno opposto la giornata di Mattia Bellucci. Il sogno californiano del giovane azzurro si infrange contro Gabriel Diallo. Un 7-6 6-4 che lascia l’amaro in bocca, soprattutto per quel tie-break del primo set dove Mattia ha giocato alla pari ma ha pagato la maggiore potenza del canadese nei punti chiave. Bellucci ha talento e gambe, ma contro i “corazzieri” moderni che servono sopra i 220 km/h su questi campi così rapidi, la vita è dura. È un’altra lezione nel percorso di crescita: la verità del campo non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi ha il braccio fatato.
E a proposito di bracci fatati e carriere sulle montagne russe, il “derby della malinconia” tra Denis Shapovalov e Stefanos Tsitsipas ha emesso il suo verdetto. Ha vinto il canadese, e lo ha fatto con una prepotenza che non vedevamo da tempo. Tsitsipas sembra ormai la brutta copia del giocatore che arrivava in fondo agli Slam; Shapovalov, invece, quando vede il rovescio a una mano del greco, si esalta. È un risultato che scuote il tabellone liberando spazio per i sogni degli altri. Indian Wells si conferma il torneo delle sorprese e dei ritorni dolorosi, dove anche un veterano come Nole o un cannibale come Alcaraz devono stare attenti alle ombre che si allungano sul cemento.