L’Italia del tennis non smette mai di stupire (anche senza Sinner)

Il tennis non smette mai di sorprendere. Non a caso, da sempre c’è chi lo definisce “lo sport del diavolo”. Ieri ne abbiamo avuto l’ennesima prova nel match conclusivo di giornata tra l’azzurro Matteo Arnaldi e lo statunitense Frances Tiafoe, andato in scena sul Suzanne-Lenglen al Roland Garros. Verso la fine del secondo set, non sentendomi al meglio, avevo lasciato la sala stampa per rientrare in appartamento. Passando però davanti al campo, mi sono detto: guardo due scambi e poi vado. Invece, mi sono ritrovato ad assistere a una delle partite più belle — e certamente tra le più intense — da quando seguo questa disciplina. Sotto 1-4 nel quarto set, Arnaldi ha liberato, a mio avviso, quell’energia trattenuta durante il lungo stop per un serio infortunio al piede. Con una sequenza di punti consecutivi ha raggiunto Tiafoe sul 5-5 e si è poi aggiudicato il tie-break per 7-3. Nel quinto parziale, sospinto da una carica agonistica notevole, ha completato la rimonta chiudendo 6-4. Il tennis italiano ci sta abituando a imprese di spessore anche in assenza del suo interprete più rappresentativo, a conferma di quanto questa disciplina sia ormai centrale nel panorama sportivo nazionale, mentre un calcio sempre più miope verso i giovani italiani rischia un lento declino. I numeri dei praticanti raccontano di un movimento che attrae sempre più ragazzi verso la racchetta. Tra i protagonisti, spiccano tre nomi. Flavio Cobolli, in costante crescita, migliora partita dopo partita. Matteo Arnaldi, che a 25 anni mostra qualità caratteriali non comuni. E Matteo Berrettini, la storia forse più bella: una rinascita autentica. In conferenza stampa ha spiegato di aver ritrovato se stesso nella solitudine di lunghe passeggiate, osservando “la gente normale, quella che non deve per forza essere sempre competitiva, pronta a essere crocifissa il lunedì e idolatrata il martedì”. Una lezione di umanità che fa bene a tutti noi, spesso risucchiati da una centrifuga di perfezionismo e intelligenza artificiale. Che meraviglia, questo Roland Garros.

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