WTA Strasburgo, strepitosa Kerber: vince la finale in quasi 3 ore e mezza, battuta Juvan

Una finale incredibile a Strasburgo ha visto Angelique Kerber imporsi dopo tre tie-break contro Kaja Juvan per il primo titolo sulla terra battuta a sei anni dai due raccolti a Stoccarda e quello a Charleston.

Di fatto, la tedesca ha conquistato oggi il primo vero trofeo sulla terra rossa della carriera, lasciando stare la terra indoor di Stoccarda che poco ha a che vedere con questa francese e ancor meno quella verde statunitense.

Ma quello che spicca nel sabato di Strasburgo è l’incredibile punteggio con cui la ex numero 1 del mondo si è imposta: 7-6(5) 6-7(0) 7-6(5) contro la slovena Juvan, alla prima finale WTA in carriera (e la prima oltre gli ITF 25.000 dollari) durata quasi tre ore e mezza ad appaiare, simbolicamente, la maratona che nel 2018 vide imporsi Anastasia Pavlyuchenkova contro Dominika Cibulkova. Anche lì più o meno tre ore e mezza di lotta, anche lì tre tie-break, sempre a Strasburgo.

Un match incredibile per l’intensità e la qualità delle due attrici in campo, che hanno messo a referto alla fine ben 83 vincenti a testa. L’ultimo, meraviglioso, un passante di dritto impossibile per tutti tranne che per Kerber, da sempre straordinaria nel capovolgere scambi con il proprio polso ed effettuare passanti vincenti dalle posizioni più insperate. Questo diventerà tra i più belli della sua carriera, perché Juvan aveva fatto tutto bene prendendo anche la rete con buon timing dopo un dritto che aveva mandato fuori posizione la tedesca ma lì, su quel rovescio, c’è stato forse un tentennamento di troppo. Si parla di frazioni di secondo, ma quell’attimo sfuggito via le ha impedito di colpire la palla in maniera veramente incisiva e ha rimesso Kerber nello scambio dandole modo di giocare un passante.

Kaja sulla palla successiva ci è arrivata e ha comunque colpito verso la porzione di campo lasciata aperta. Era in allungo, non poteva fare molto meglio di così, ma la palla è rimasta forse un po’ troppo schiacciata e dopo il rimbalzo non ha percorso molta strada. Non era un errore importante, il punto sembrava essere non solo concluso direttamente ma al limite avrebbe lasciato uno spazio minuscolo all’avversaria per passare. Il problema, appunto, è che di là dalla rete c’è una maestra in questo. Kerber con due falcate ha recuperato due metri e con un ultimo colpo di reni ha messo la racchetta. Pochi punti prima, sul 3-1 per lei, ha colpito in corridoio uno smash che per lei era facile. Stavolta non c’è stato alcun “regalo”: palla arpionata, traiettoria mancina perfida a trovare l’ultimo centimetro di campo sull’incrociato e gioco, partita, incontro.

La differenza tra le due è stata veramente minima. Juvan, per essere, ha vinto pure cinque punti in più alla fine, frutto del tie-break del secondo parziale dove Kerber non aveva fatto punti e perso 7-0, quasi accendendo la spia della riserva nel proprio serbatoio. Invece, il terzo set è stato colmo di tanti fattori ed entrambe hanno continuato su un ritmo veramente alto fino alla fine, dove forse un po’ l’inesperienza e un po’ il momento hanno giocato un brutto scherzo alla slovena, che comunque salirà vicina alle prime 60 del mondo mentre Kerber trova ossigeno puro nel momento forse più delicato della sua stagione, proprio come lo scorso anno quando vinse a Bad Homburg la settimana prima di Wimbledon, sfruttando la scia per tornare in semifinale ai Championships. Sarà quasi impossibile, per lei che non ha mai fatto più dei quarti di finale a Parigi, spingersi così avanti ma nell’ultimo anno e mezzo Angelique ha sempre trovato la reazione migliore alle grandi difficoltà. E soprattutto, ancora una volta, mai lasciare la possibilità del passante a Kerber. Mai.