WTA Miami: disastro Osaka, Sakkari si prende la semifinale. Barty rimane numero 1

[23] M. Sakkari b. [2] N. Osaka 6-0 6-4

La sorpresa delle sorprese arriva quando tutto sembrava apparecchiato ormai per delle semifinali di grande spessore con la numero 1 del mondo e dall’altra parte un nuovo incontro tra Naomi Osaka e Bianca Andreescu. Si è fatto i conti senza l’oste, Maria Sakkari, anche se nella sua pur bella prestazione odierna c’è la forte impronta di una Osaka disastrosa sotto tanti aspetti, che ha mollato il primo set dopo tre game e nel secondo pur reagendo è poi tornata a sbagliare qualsiasi cosa con un atteggiamento di chi era inorridita da se stessa e si stava incaponendo in una spirale molto negativa.

Così è nato il punteggio che quasi nessuno avrebbe potuto prevedere: 6-0 6-4 per la greca, che coglie la prima semifinale in un WTA 1000 e “regala” a Barty la conferma di rimanere al numero 1 del mondo ancora per diverse settimane.

Incredibile la partita e incredibile il suo sviluppo, con la giapponese che non è mai stata presente in campo per i primi 30 minuti almeno, trovando il primo vincente con un rovescio lungolinea sull’1-0 0-15… del secondo set. Primo turno di battuta perso da 40-0, il secondo sprecando un rientro da 0-40 a 40-40. Sul 3-0 “pesante” per Sakkari il primo parziale era finito: Osaka, che fin lì sembrava non avere energie e camminava per il campo, quasi non provandoci ogni volta che la greca prendeva comando dello scambio, si era lasciata andare a tante cose che nulla avevano a che fare col momento.

Sakkari era impeccabile. Non ha mai arretrato nel primo parziale malgrado l’atmosfera fosse abbastanza surreale: lei metteva spinta ed energia, dall’altra parte non c’era segnale di vita. Ha traballato un po’ nelle prime fasi del secondo parziale quando ha mancato tre palle break nel primo game e con enormi rimpianti per un regalo su una seconda di Osaka che si era consegnata, e da lì l’ha pagata, con brutti errori per scivolare indietro di un break. Di nuovo 15-40 sullo 0-2, qui non ha potuto fare granché perché per la prima volta Naomi giocava da big, con due prime pesanti che la tiravano su e l’aiutavano a riemergere da altre tre palle break. L’urlo, di cattiveria, sul punto del 3-0 sembrava il segnale che qualcosa stesse girando. Nulla di tutto ciò.

Quando la greca è entrata nel punteggio e si è riassestata, mano a mano è tornata la differenza che c’era nel primo parziale. Dal 4-1 per la giapponese sono arrivati cinque game consecutivi per la sua avversaria. La prima di servizio oggi non era d’aiuto, ma in generale l”‘insieme Osaka” non era all’altezza del momento, buttando alle ortiche un’opportunità enorme e rimarcando ancora una volta lo scarso feeling con Miami dove pure ha vissuto un pezzo della sua vita e oggi in tribuna c’erano la mamma e il papà. Non c’erano veri segnali di un possibile tracollo di questa portata, e il modo in cui si è autodistrutta sul 4-4 ha lasciato ancor di più la sensazione che gli inglesi definirebbero “speechless”, senza parole. Sakkari aveva aperto il nono game con tre gratuiti malgrado le varie seconde della numero 2 del mondo, che però dal 40-0 è tornata a colpire ovunque tranne che in campo. Doppio fallo sul 40-40 e lento spostamento verso sinistra per il break del 5-4 che ha chiuso la partita.

Niente semifinale Osaka-Andreescu, dunque, e tutto ciò con una Sakkari che nel suo ha fatto praticamente tutto bene e deve avere meriti per essere colei che ha fermato a 23 la striscia di vittorie consecutive di Naomi. Corsi e ricorsi storici: nel 2005 fu un’altra greca, Eleni Daniilidou, a fermare la serie vincente di Justine Henin a 24 partite vinte, dal primo turno di Charleston al primo turno di Wimbledon.