WTA: Serena Williams e Stephens ripartono da Lexington. Mouratoglou ha dubbi sul futuro

A un paio di settimane dalla ripresa dei tornei professionistici messi in pausa quasi 5 mesi fa dallo scoppio della pandemia, il circuito WTA è pronto ad alzare il sipario il 3 agosto a Palermo mentre sette giorni più tardi è in programma la prima tappa sul cemento nordamericano a Lexington, in Kentucky.

Il torneo, che era originariamente a Washington, District Columbia, è stato spostato dagli organizzatori qualche migliaia di chilometro più a ovest in una scelta tutto sommato discutibile perché verrebbe a contestare, di nuovo, la teoria della bolla pensata dagli organizzatori dello US Open che vorrebbero avere giocatori e giocatrici sotto controllo per evitare contagi e spiacevoli sorprese poco prima dello Slam sul cemento di Flushing Meadows.

Lexington, non molto distante da Cincinnati, aveva in programma un torneo ITF nella settimana precedente ma la USTA ha provveduto quasi subito a cancellarlo per preoccupazioni riguardanti le norme sanitarie da seguire. La WTA, organismo differente, ha invece annunciato pochi giorni più tardi l’organizzazione di questo torneo International forse avendo maggiore certezza che effettivamente questi requisiti potranno essere seguiti in pieno. I dubbi però rimangono, sia sull’evento di Lexington che su tutta la fase di stagione che attende gli Stati Uniti. I contagi in Kentucky come nel District Columbia non solo a livelli della Florida, del Texas o dell’Arizona dove la situazione è completamente fuori controllo, ma al momento gli stati che possono vantare un trend accettabile si contano sulle dita di una mano: New York, New Jersey, Massachussets e Connecticut. In questi giorni, nel West Virginia, si sta tenendo il campionato a squadre statunitense (World Team Tennis) e proprio nell’ultimo periodo qui c’è stata un’impennata di contagi.

Giocare a tennis nel mezzo di una pandemia, e farlo soprattutto nel suo stato più colpito e più in difficoltà, diviso da una guida assolutamente incapace di prendere decisioni per il bene del suo paese e un voler politicizzare anche l’uso delle mascherine non capendo che se ci fosse stata la volontà di seguire le linee guida scientifiche fin dall’inizio oggi potevano essere in una situazione decisamente migliore, è un rischio importante. Nonostante questo il tutto sembra confermato. Probabile che ci sarà spazio soprattutto per giocatrici locali, e gli organizzatori, fiutando l’occasione, si sono subito proposti a Serena Williams e Sloane Stephens.

La prima non ha bisogno di presentazioni, la seconda malgrado gli ultimi due anni nefasti rimane tutto sommato una giocatrice di valore grazie alla vittoria allo US Open 2017 e al torneo di Miami 2018. Due punte di diamante per un evento che potrebbe contare sulla voglia delle giocatrici di segnarsi qui e non partecipare al Western & Southern Open di Cincinnati/New York, in programma la settimana prima dello US Open. Il calendario è tosto, ha tantissimi impegni importanti ravvicinati e non è assolutamente chiaro come si districheranno le tenniste: chi ci sarà, dove giocherà, che priorità darà. Pur riuscendo a dare vita alle cinque settimane in nord-america, ci sarà poi l’incognita del “dopo” e a sollevare altri dubbi ci ha pensato Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams, che intervistato in esclusiva su tennis365.com ha dichiarato: “La programmazione è pazza. Non so che cosa succederà, ma molti giocatori saranno più pronti di altri. Sembra impossibile, soprattutto cambiando continente, superfici e tutto, ma in particolare con le restrizioni ai viaggi e le quarantene imposte. Come puoi fare questo? A meno che non ci sia una regola a livello internazionale che possa garantire agli atleti professionistici di muoversi senza obbligo di quarantena, non vedo come possa funzionare e i giocatori si troveranno a dover dare priorità agli Stati Uniti o all’Europa”.

A conferma delle difficoltà che ci saranno nell’organizzazione dei singoli eventi, la WTA ci ha confermato via mail che in questo momento loro possono solo cercare di organizzare un calendario che dia modo al maggior numero di giocatrici di scendere in campo, ma alla fine se non ci saranno proroghe dai vari stati i problemi in essere sulle limitazioni, quarantene o ban veri e propri non potranno essere scavalcati. Lexington nel frattempo, come prima edizione dell’evento, prova ad attirare a sé l’attenzione presentandosi col meglio del meglio e Serena Williams, ferma da gennaio, ha bisogno assoluto di giocare per prepararsi allo US Open. Lei vuole esserci, perché per lei l’obiettivo dello Slam numero 24 è sempre in piedi.