WTA Brisbane: Barty non cambia marcia, Brady fa il colpaccio. Cade la numero 1

Ashleigh Barty, ancora arrugginita dalla off season, viene sconfitta a sorpresa a casa sua nel primo match del 2020 da una Jennifer Brady autrice di un torneo fin qui oltre ogni previsione.

[Q] J. Brady b. [1] A. Barty 6-4 7-6(4)

La grande emozione del pubblico di casa, al momento dell’ingresso in campo di Ashleigh Barty, ha lasciato spazio all’altrettanto enorme dispiacere per non aver potuto celebrarla fino alla fine. Jennifer Brady, giunta dalle qualificazioni ma per nulla mostratasi intenzionata a fare la parte dell’attrice non protagonista, si è presa una grande vittoria mostrandosi precisa, efficace, cinica e avendo spesso il comando del gioco.

L’australiana, fin dalle prime battute, ha mostrato di avere quest oggi una marcia sola, o non abbastanza per cambiare registro a una partita impostatasi su piani imprevedibili. La prima partita femminile della settimana sulla Pat Rafter Arena, la più attesa dal pubblico di Brisbane con la propria concittadina in campo e numero 1 del mondo, è finita invece con un’americana capace di imporsi pur senza dominare, ma in maniera probabilmente più netta di quanto il 6-4 7-6(4) non indichi.

Barty per gran parte della partita non riusciva a costruirsi i punti che superavano i 5 colpi se non con qualche soluzione geniale, ma risultata piuttosto estemporanea. Brady, invece, ha probabilmente tratto grande vantaggio dal fatto che non solo aveva già 4 partite alle spalle ma era molto in fiducia dopo il gran successo contro Maria Sharapova e poteva giocare assolutamente libera di testa.

Al momento di entrare sulla Pat Rafter Arena, chiedendo informazioni sui posti stampa, siamo stati investiti da un boato gigantesco di persone che salutavano l’ingresso in campo di Barty. Persino la steward a cui stavamo chiedendo informazioni si è prima fermata e ha detto: “Ash!”. Si è girata verso il campo, ha urlato di gioia, si è rigirata, ha chiesto scusa e ha aggiunto: “Lei è la nostra Ash. Siamo tutti troppo felici ed emozionati, ci sentiamo tutti molto legati a lei”. Il bellissimo clima dei primi minuti ha lasciato spazio a un match che si è subito mostrato equilibrato, ma dove Brady ha lasciato andare i propri cavalli molto prima dell’avversaria. Le due si equivalgono nei colpi da fondo: tanta differenza tra dritto e rovescio, con Brady che però carica tanto top spin sul dritto e lascia scorrere con molta più potenza (almeno oggi) la palla.

L’americana aveva da subito trovato concentrazione e profondità, riuscendo a stare nello scambio puntando anche in fase di palleggio verso gli angoli. Barty si faceva aggredire un po’ troppo, perdendo molto campo in fase difensiva, ma pure quando cercava di stare nei pressi della riga aveva poco tempo per replicare. Chiaro poi l’intento di Brady: sullo scambio, bisognava mirare al rovescio. L’ago vero della bilancia è stato quasi sempre quello, e sempre a suo favore. Barty si affidava troppo al servizio come chiave per avere una palla da chiudere, ma sul 3-3 ha sbagliato tatticamente due soluzioni scivolando 15-30. Da lì è andata sotto pressione salvando bene le prime palle break concesse, ma sulla terza pur servendo forte e al corpo Brady ha trovato il tempo di spostarsi e affondare con la risposta di rovescio vincente. Da lì al 6-4 il passo è stato abbastanza rapido.

Nel secondo parziale i game di servizio di entrambe sono andati mia volto velocemente. Sorprendente, da questo punto di vista, il rendimento di Brady da quando ha cominciato il suo cammino qui. Dal primo turno di qualificazioni, infatti, ha giocato fin qui 49 turni di battuta venendo brekkata solo 3 volte e concedendo la miseria di 8 palle break. Al momento, non offre chance col servizio dal primo game della sua partita contro Sharapova: 24 game consecutivi immacolati. Qualche responsabilità Barty la può avere, ma emergono anche tanti meriti della ragazza nata in Pennsylvania nel 1995. Incisiva di dritto, sempre lucida anche nelle (poche) occasioni in cui poteva concedere qualcosa. Barty ha provato a farsi più avanti nel campo e ad alzare i giri del proprio dritto, ma non c’era la brillantezza giusta per fronteggiare una che oggi, semplicemente, le è stata superiore. Uno dei vari casi dove la classifica è importante fino a un certo punto, perché poi scendendo in campo i valori si azzerano e dipende molto dal momento: una era alla prima vera partita dopo 2 mesi, l’altra alla quinta negli ultimi 6 giorni. Una è apparsa ancora col cartello “lavori in corso”, l’altra si esaltava appena poteva. Così, nel tie-break, pur servendo varie seconde Brady ha sempre eseguito alla perfezione il proprio piano: colpire verso il rovescio avversario, sporcare il più possibile la traiettoria e non perdere il centro del campo.

Alla fine è arrivato un gran successo, che l’ha anche lasciata senza parole e quasi incapace di esprimersi veramente in conferenza stampa, ma con un sorriso enorme perché, come diceva, questi sono i primi frutti di una off season in cui ha cambiato modo di lavorare rispetto al passato, credendoci un po’ di più e pensando che in circostanze come questa dove l’upset può essere fattibile lei deve crederci. E adesso il suo torneo continua.

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