Roland Garros: Fognini vince il derby con Seppi. Paolini travolta, fuori anche Bolelli e Travaglia

A. Mannarino b. [Q] S. Travaglia 6-7(5) 6-3 3-6 6-2 6-2

Grande rammarico per Stefano Travaglia, che culla il sogno della prima vittoria nel main draw del Roland Garros – la terza in uno Slam dopo quelle ottenute quest’anno in Australia e due anni fa a New York – ma viene battuto in rimonta dal francese Adrian Mannarino. Per tre set e mezzo l’ascolano fa partita pari e tiene benissimo il campo, poi però è arrivato il calo fisico che ha permesso al tennista mancino di vincere il quarto parziale. Nel quinto, con una scarsa visibilità – cosa che ha indispettito non poco l’azzurro – il break di Mannarino è arrivato nel sesto gioco e da lì Travaglia è definitivamente crollato.

[22] L. Pouille b. [Q] S. Bolelli 6-3 6-4 7-5 (Giovanni Vianello)

Purtroppo per noi italiani, esce di scena un altro azzurro in questo Roland Garros 2019. Nel primo turno di oggi Simone Bolelli è infatti stato sconfitto da Lucas Pouille, testa di serie numero 22, per 6-3 6-4 7-5. La partita è andata al francese, favorito del pronostico, soprattutto per la buona vena odierna del transalpino. Simone ha disputato una buona partita, come l’anno scorso in primo turno aveva disputato una buona partita con Rafa Nadal.

La partita, nonostante sia stata piuttosto a senso unico, non si può dire sia stata noiosa. Entrambi i giocatori hanno sciorinato un buon repertorio, in campo si sono visti molti vincenti ed un gioco all’insegna della ricerca del vincente. Bolelli ha cercato soprattutto di sfondare col dritto, il suo marchio di fabbrica. Pouille è però stato più regolare da fondo, pur andando sempre sempre in spinta senza mettersi eccessivamente sulla difensiva o, in alternativa, giocando la palla corta.

Il set è stato in equilibrio fino all’ottavo gioco, game in cui Pouille ha strappato la battuta al nostro azzurro e poi il francese ha tenuto il servizio nel nono game, vincendo il set per 6-3. Il secondo set ha visto Lucas operare il break in avvio e poi mantenere il vantaggio fino al 6-4. Nel terzo set c’è stata più lotta, Pouille ha dovuto attendere l’undicesimo gioco per piazzare il break. Pouille è finalmente tornato a destare l’impressione di essere un ottimo giocatore.

Dopo il memorabile cammino agli Australian Open, dove aveva perso in semifinale da Djokovic, il francese aveva perso ben 6 volte al primo turno, andando addirittura a disputare il challenger di Bordeaux per ritrovare un po’ di buona forma. Bolelli ha dimostrato un buon tennis, ma ha anche acuito un po’ di rimpianti in noi italiani. Simone non sembra aver fatto, purtroppo (anche a causa di molti infortuni), più di tanti progressi nel suo tennis, che resta formidabile quando si tratta di giocare da fermo, ma mostra tutte le sue carenze quando si va sulla corsa o sui riflessi. Bravo comunque a Simone per aver affrontato positivamente le qualificazioni.

[9] F. Fognini b. A. Seppi 6-3 6-0 3-6 6-3 (di eddi)

È andata come doveva andare con la vittoria del più quotato Fabio Fognini, alla ricerca della top10, su Andreas Seppi, che chissà per quanto vedremo ancora in campo. I due si conoscono bene, non solo per via dei 10 precedenti – 5-5 prima di oggi – ma per l’assidua frequentazione di Davis. Non potrebbero essere più diversi Fognini e Seppi, ma oggi la rabbia agonistica è stata abbastanza simile: pochina. Forse perché lo stato di forma dei due non consentiva di farsi troppe illusioni sul risultato finale, sta di fatto che i vari sbuffi e lamentele, che pure ci sono stati, sono sembrati parte di un pacchetto un po’ stantio. Come detto alla fine ha vinto chi doveva vincere e con il risultato che più o meno ci si aspettava. Forse il 6-0 del secondo set ha avuto il merito, se merito è, di allungare un po’ la partita perché Seppi non dev’esserne stato troppo contento. Così l’altoatesino ha giocato un terzo set di livello un po’ più alto, avvicinandosi un po’ di più alla riga di fondo e chiudendolo meritatamente per 6-3. Nel quarto c’è stato un momento in cui la partita è sembrato in bilico, ma se Fognini non combinava pasticci era complicato per Seppi fare il punto. Nel game finale Fognini ha annullato una palla break con una buona prima, ma questa era arrivata dopo che il primo match point era volato via con un doppio fallo. Insomma partita scialba, ma dalle nostre parti è il risultato quello che conta e, dopo la sconfitta di Medvedev, la top10 è sempre più vicina. Accontentiamoci.

[21] D. Kasatkina b. [Q] J. Paolini 6-2 6-3 (di Diego Barbiani)

Siamo al martedì della prima settimana e già l’Italia, al femminile, non ha più rappresentati nel tabellone principale. Un punto negativo che era comunque preventivabile e forse non rammarica più di tanto visto che sia Giulia Gatto Monticone, ieri, e Jasmine Paolini, oggi, sono state messe di fronte a due avversarie fuori dalla loro portata.

Se la torinese ieri era riuscita a strappare un set a Sofya Kenin, lo stesso non si è potuto dire oggi della toscana, scesa in campo contro un’avversaria tostissima sulla terra battuta come Daria Kasatkina e desiderosa di mettersi alle spalle un inizio di 2019 quantomai delicato.

Paolini aveva comunque cominciato bene, salendo avanti 2-0, ma la maggior qualità della sua avversaria è presto emersa e con 6 game di fila la numero 21 del seeding riportava la bilancia a suo favore aggiudicandosi il parziale per 6-2. Paolini provava a far male coi colpi da fondo campo, ma la grande intelligenza tattica di Kasatkina e la capacità di ambientamento alla terra battuta si sono rivelati un mix letale per spezzare immediatamente l’inerzia e prendere il comando dell’incontro. Tanta qualità, tanta varietà in un gioco che sembra sempre quello di una scacchista per la costruzione del punto e la finalizzazione. Il trend è continuato anche nel secondo parziale, con Kasatkina che si è portata sul 5-1 e soltanto lì ha un attimo tentennato, non riuscendo a chiudere nel settimo game e perdendo il servizio poco dopo, ma ristabilendo le gerarchie nel nono game con l’ennesimo break a proprio favore per il conclusivo 6-2 6-3.

È un dispiacere, parlando onestamente, vedere come le carriere delle due si sono sviluppate. Anni fa, a settembre del 2014, Paolini giocava a Telavi, in Georgia, la finale più importante della carriera fino a quel momento in un torneo ITF da 25.000 dollari. Fu una settimana tribolata come peggio non poteva, con condizioni terribili a livello metereologico che hanno spinto gli organizzatori a dover rinviare tutte le partite dagli ottavi in poi al fine settimana. Paolini e Kasatkina, presenti in quel tabellone, furono costrette a giocare 3 partite in un giorno (caso più unico che raro, ma era lunedì della settimana successiva e il torneo andava concluso) e vinsero entrambe i rispettivi quarti di finale, le semifinali e si trovarono in serata l’una contro l’altra nell’atto conclusivo. Gli organizzatori, per questioni di tempo, decisero di cambiare il format della finale che prevedeva un super tie-break ai 10 punti al posto del terzo set e la russa si impose 6-1 4-6 10-7.

Kasatkina prese il volo verso la top-100, Paolini rimase incagliata ancora per un po’ lontana dalla top-200 anche a causa di qualche infortunio di troppo tra spalla e schiena. Si sono ritrovate nel 2018 a Praga e l’azzurra si prese la rivincita 7-6 6-2, ma rimane a oggi un caso isolato in due percorsi ben diversi. Non sappiamo e non possiamo dire se quella partita in Georgia 5 anni fa possa aver rappresentato una sliding door della carriera di entrambe, ma c’è la sensazione (e ci piacerebbe tanto potesse essere cancellata) che Paolini non sia riuscita a prendere un treno diverso nel suo percorso visto che fa ancora tanta fatica contro chi si trova a oggi dentro la top-100.