Roland Garros: il regno di Nadal non sembra più al sicuro, anche se..

TENNIS – Di Federico Parodi

Gli anni passano per tutti, anche se ti chiami Rafael Nadal e sei il tennista più forte di sempre su terra rossa. Il maiorchino resta un giocatore straordinario, difficilissimo da domare, ma, ora, appare semplicemente un po’ più umano di quanto non lo sia mai stato. 

Un Nadal così in ritardo di condizione nel periodo chiave dei tornei sul rosso in preparazione al Roland Garros non si era mai visto. Nel 2009, anno dell’unica sconfitta dell’iberico a Parigi, trionfa a Monte Carlo, Barcellona e Roma, arrendendosi poi in ottavi di finale al suo fisico e alla potenza di Robin Soderling. Nel 2011, solo un Djokovic in stato di grazia lo priva del consueto bottino pieno, dominandolo nella finale di Madrid e ripetendosi agli Internazionali. Per il resto, praticamente solo vittorie, trofei e record. 

Nemmeno lo stesso Nadal si sarebbe sognato di ripetere la cavalcata 2013. Tutti erano sicuri che avrebbe perso punti sul veloce e che sulla terra avremmo rivisto il solito rullo compressore. Eppure, i problemi per il maiorchino sono arrivati dal rivale serbo solo in ultima istanza, nella finale di domenica al Foro Italico, con il numero uno del mondo che aveva già alle spalle due sconfitte sul rosso piuttosto sorprendenti (con Ferrer nel Principato di Monaco e con Almagro a Barcellona) e tante altre prove tutt’altro che convincenti. 

Per la prima volta dal lontano 2004, lo spagnolo arriva allo slam parigino con un solo torneo in bacheca (Madrid) sui quattro disputati tra aprile e maggio. Inoltre, il successo alla Caja Magica andrebbe ridimensionato, visto l’infortunio occorso in finale a Nishikori, che, avanti di un set e di un break, aveva il match in pugno. A Roma l’abbiamo visto faticare più del dovuto contro Simon, Youzhny e Murray, giocatori che, tra le altre cose, non esprimono su terra il loro miglior tennis. Nadal per larghi tratti è stato passivo, ha giocato corto e si è lasciato dominare. Ha avuto la pazienza di aspettare il calo fisiologico dell’avversario, mantenendo un livello costante ma non elevato, per poi piazzare la zampata decisiva al momento giusto. 

L’impressione è che ormai molti avversari, anche non di primissima fascia, entrino in campo contro lo spagnolo convinti di potersi giocare le proprie carte anche sulla terra battuta. Se Nadal non gioca profondo, i grandi colpitori sono in grado di metterlo all’angolo e di costringerlo a dure battaglie, con conseguente dispendio di energie già a partire dai primi turni. Nel 99% dei casi, per ora, queste partite le porta a casa, ma è normale che Rafa non sia più così sicuro, consapevole che giocatori più giovani e arrembanti di lui stiano piano piano raggiungendo i piani alti. Senza contare la rivalità con Djokovic, che costringe lo spagnolo a dare il meglio per avere chance di vittoria. 

Alla vigilia del Roland Garros, le sensazioni per il numero uno del mondo, nonostante le dichiarazioni ottimistiche dello stesso Rafa e del suo team, non sono così positive come al solito. Ci sono tanti piccoli segnali, a cominciare dai “vamos” sugli errori degli avversari, che un tempo spazzava via senza battere ciglia. Nadal non è tranquillo e, oltretutto, sente il fiato sul collo di Djokovic anche in ottica numero uno, con il serbo che vorrà a tutti i costi sfruttare l’onda positiva del successo romano per conquistare il tanto agognato Roland Garros e riprendersi il primato nel ranking. 

Ma veniamo alle note positive per il campione di Manacor: Nadal è comunque apparso in crescita, partita dopo partita, nella settimana del Foro, mostrando un livello di gioco superiore a quello di Barcellona e Madrid. Alla fine ha perso soltanto in finale, al terzo set e contro un grande Djokovic, sebbene il risultato finale non abbia rispecchiato fino in fondo la superiorità del serbo. Rafa ha sofferto, lottato, è rimasto attaccato alle partite anche quando sembrava spacciato, soprattutto nei quarti contro Murray. Il solito Nadal, insomma, perlomeno dal punto di vista dell’attitudine in campo. Il suo colpo, il diritto inside-out, ha risposto molto bene nei momenti di difficoltà e gli ha consegnato decine di punti. Inoltre, giocare 3 su 5 è un vantaggio non da poco e concede al campione in difficoltà tante occasioni per tornare in partita. Al Roland Garros, i giocatori di seconda fascia potrebbero tornare a pensare di non avere chance contro l’otto volte campione, anche perché, chi vuole batterlo, deve esprimersi su livelli eccelsi per almeno 3 ore di partita. Per questo, nonostante tutto, rimane difficile prevedere una sconfitta prematura di Nadal prima della finale, prima del possibile 42esimo confronto con Novak Djokovic. 

Pur tenendo conto dei tentennamenti degli ultimi tornei, il favorito a Parigi non può che essere lui. Lo dice la storia, lo dicono i numeri, che negli slam sono favorevoli ai giocatori mentalmente più forti. Forse, però, le difficoltà che quest’anno gli hanno reso il cammino sul rosso più in salita che mai, sono uno dei segnali più evidenti che il vento sta cambiando. Non c’è più nulla di scontato nel tennis attuale? il confine tra i Fab4 e gli altri si sta pian piano livellando, tutto sembra più imprevedibile. Solo Nadal può smentire questa tesi, riconfermandosi per la nona volta campione del Roland Garros. In ogni caso non sarà la solita passeggiata e lo stesso Rafa ne è pienamente consapevole.