Murray chiede chiarezza sulla vicenda di Cilic

Lo spareggio per accedere al World Group di Coppa Davis in corso ad Umago tra la Croazia padrona di casa e la Gran Bretagna è stato segnato ancor prima dalla complicata vicenda su Marin Cilic. Ne parlammo qualche giorno fa, quando ci eravamo chiesti che fine avesse fatto il croato. Per la prima volta dopo tre mesi dalla vicenda è giunta una voce importante a chiedere chiarezza: Andy Murray.

Lo scozzese, capofila della propria nazionale assoluta favorita al ritorno nel gruppo mondiale, ha parlato alla vigilia della sfida chiedendo che uscisse fuori la verità sul suo collega croato. «Penso che sia arrivato il momento per tutti di sapere cosa sia realmente successo. Non so perché Marin non può giocare ma non è neppure infortunato». Se qualcuno dai piani alti dell’ITF intuisse che nessuno ormai crede più alle favole e la storiella dell’infortunio a Wimbledon di ormai tre mesi fa è morta nel momento in cui è apparsa sui media croati la notizia della positività, sarebbe anche arrivato il tempo per vuotare il sacco.

Il problema però è che la stessa federazione internazionale non è tenuta a fare proclami fino al momento in cui non ci sarà il processo e l’effettiva condanna. Allora ci ha pensato il capitano dei croati, Zeljko Kranjan ad aggiungere nuovi particolari: «Non posso dire nulla sulla situazione di Cilic, però so solo che è a Londra e domani avrà l’udienza». Insomma, il segreto di pulcinella è stato svelato. L’udienza a cui prenderà parte sarà quella in cui si deciderà la reale entità della sua pena, che può variare da un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni.

Perché nessuno però ha fatto voce? Come mai tutto questo desiderio di tenere il mondo del tennis all’oscuro della vicenda? Quanti altri casi simili a quello di Cilic possono esserci stati di recente?

Il ‘silent-ban’ prima era rifiutato da tutti, nessuno poteva pensare che ad un giocatore fossero imposti diversi mesi di assenza forzata dai campi in cambio di rimanere in silenzio su una propria scorrettezza. In questo caso invece qualcuno ha voluto spifferare tutto, autorizzando chi segue questo sport a dubitare di ogni ritiro. Sarà possibile?

Da tempo i giocatori in prima linea chiedono tolleranza zero sull’argomento doping, invocando anche maggiori controlli del sangue. E’ una battaglia inutile però se non c’è il supporto dell’ITF. E si dovrà ricomiciare da capo, ogni volta.