Si è da poco conclusa l’intervista con Stefano Cobolli, padre e allenatore di Flavio Cobolli: una conversazione franca e illuminante per comprendere i progressi del giovane tennista. Come ha spiegato il tecnico, “i margini di miglioramento sono ancora molto ampi: dovremo lavorare ancora molto su questo aspetto”. Parlando del figlio, Cobolli ha sottolineato: “Flavio è […]
[1] J. Sinner b. M. Kecmanovic 4-6 6-3 6-7(6) 6-2 6-3
Il debutto sui prati più famosi del mondo nasconde sempre insidie invisibili, strati di tensione che si accumulano sotto l’erba immacolata del Centre Court. Jannik Sinner lo ha scoperto oggi e probabilmente non immaginava di dover scendere fino all’inferno agonistico prima di poter respirare l’aria del secondo turno. Contro un Miomir Kecmanovic in stato di grazia, il numero uno del mondo ha dovuto svestire i panni del dominatore algoritmico per indossare quelli del lottatore di trincea, rimontando una partita che si era maledettamente complicata.
L’avvio del match è un monologo di imprecisioni insolito per l’azzurro. Le gambe faticano a trovare i giusti appoggi sul campo ancora scivoloso, mentre il serbo gioca con i piedi dentro la linea di fondo, aggredendo ogni seconda di servizio. Il primo parziale scivola via tra lo stupore del pubblico, gelato da un break chirurgico al nono game che Sinner non riesce più a ricucire. Sembra il classico campanello d’allarme passeggero, tant’è che la reazione del campione di San Candido non si fa attendere nel secondo set, dove i colpi accelerano e il comando del gioco torna saldamente nelle sue mani.
Ma l’erba di Wimbledon è un palcoscenico strano, dove l’inerzia può girare sul filo di un rimbalzo falso. Nel terzo set si consuma il dramma sportivo della giornata: un braccio di ferro logorante, punto su punto, che trascina i due contendenti fino a un tie-break drammatico. Sinner si ritrova a condurre, ha le occasioni per chiudere, ma la palla inizia a pesare tonnellate. Qualche gratuito di troppo e la straordinaria difesa di Kecmanovic, che sul set point per Jannik inventa lo scambio del torneo, regalano il parziale al serbo, lasciando l’italiano a un passo dal baratro.
È in quel momento, con le spalle al muro e lo spettro di una clamorosa eliminazione prematura, che emerge la stoffa del fuoriclasse. Sinner non si scompone, resetta i pensieri e cambia marcia. Il quarto set è una dimostrazione di forza mentale impressionante. Il servizio torna a viaggiare a medie siderali e i teloni di fondo campo tremano sotto le scariche di diritto dell’azzurro. Kecmanovic, che ha speso tantissimo nei primi tre parziali, inizia a mostrare le prime crepe fisiche e psicologiche.
Il quinto set è una passerella trionfale che ripaga il pubblico della grande paura iniziale. Sinner domina il campo dal primo all’ultimo punto del parziale decisivo, muovendo l’avversario da una parte all’altra e chiudendo la pratica con la freddezza dei giorni migliori. Una vittoria di puro carattere, che non rimarrà negli annali per la fluidità del tennis espresso, ma che conferma come il numero uno del seeding sappia vincere anche quando la giornata è storta e la palla non viaggia come vorrebbe. Il cammino a Wimbledon è appena iniziato, ma forse tempesta più grande è già alle spalle.