Indian Wells: Arnaldi, il deserto è nella testa? Maestrelli esce a testa alta

Non è certo un crollo perché le storie di ieri notte sul cemento californiano sono speculari ma opposte. Se le sconfitte erano, per certi versi, scritte nel copione di un primo turno complicato a Indian Wells, il modo in cui sono maturate racconta due momenti di carriera totalmente diversi.

La nota dolente riguarda Matteo Arnaldi. Il punteggio contro Mackenzie McDonald, un severo 6-0 6-1, non è da lui. Ma cosa succede a Matteo? La crisi sembra farsi pesante: dopo un inizio 2026 segnato da un fastidioso infortunio alla caviglia e l’uscita prematura in Australia, il ligure appare svuotato. Non è solo una questione di gambe (servito appena il 41% di prime), ma di fiducia. Contro l’americano, Arnaldi è sembrato smarrito, incapace di reagire a un McDonald che non ha dovuto nemmeno fare gli straordinari. Per Matteo, che ora rischia di scivolare fuori dalla top 100 il problema sembra essere diventato psicologico: ritrovare quella “garra” che lo aveva reso l’eroe di Coppa Davis è la priorità assoluta. .

Discorso diverso per Francesco Maestrelli. Per lui, l’accesso al main draw di un Masters 1000 era già una mezza vittoria. Contro l’australiano Rinky Hijikata è finita 7-6(5) 6-4, ma Francesco è stato bravo. Ha lottato punto su punto, ha giocato un primo set alla pari cedendo solo per un’incollatura nel tie-break. Non c’è stata nessuna resa; c’è stata, semmai, la differenza di abitudine a questi palcoscenici. Maestrelli esce dal torneo con la consapevolezza di poter stare a questi livelli e con punti importanti per avvicinare la top 100.
Il giovane azzurro ha dimostrato che il gap con i giocatori stabilmente inseriti nel circuito maggiore non è così incolmabile. Nel primo set, Francesco ha servito con continuità, cercando di comandare lo scambio e non lasciandosi intimidire dalla velocità di palla dell’australiano. Solo un paio di scelte meno lucide nel finale del tie-break hanno consegnato il parziale a Hijikata. Anche nel secondo set, Maestrelli non ha mai mollato, cercando soluzioni alternative e difendendo con ordine, uscendo dal campo consapevole che questa esperienza californiana sarà un mattone fondamentale per il suo futuro prossimo.

Per il resto, spicca la caduta di Hubert Hurkacz, evidentemente ancora in convalescenza. Il polacco è stato eliminato in due tie-break, confermando la “maledizione dei punti decisivi” che ogni tanto lo colpisce. Hurkacz, che fa del servizio e della freddezza i suoi pilastri, si è sciolto proprio nel momento di chiudere i giochi, lasciando campo libero a un avversario meno quotato ma più cinico.

Oggi però il clima cambia radicalmente per la spedizione azzurra. Gli occhi puntati su Jannik Sinner, chiamato a riscattare la sconfitta di Doha e ad avanzare la sua candidatura al titolo, mentre cresce l’attesa per il big match di Matteo Berrettini, che proverà a dar fastidio a Zverev. Pure il reduce della vittoria di Acapulco, Flavio Cobolli, esordisce contro Kecmanovic. In campo anche Lorenzo Musetti, dopo l’infortunio di Melbourne, non è il caso di aspettarsi troppo.

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