Il ruggito di Berrettini, Fonseca non è ancora pronto per Alcaraz

Il tennis è uno sport di equilibri sottili, dove la gioia di un singolo può fare da contraltare al naufragio di un intero movimento. La giornata appena conclusa non ha fatto eccezione: al ritorno di Matteo Berrettini, ha fatto da contraltare la delusione per una spedizione azzurra che, orfana del suo re Jannik Sinner, ha mostrato crepe forse non del tutto imprevedibili.

Matteo Berrettini ha sconfitto Alexander Bublik con un doppio 6-4 che profuma di rinascita. Contro l’estro folle e spesso irritante del kazako, il romano è rimasto solido come il marmo. Il servizio è tornato a viaggiare su medie d’élite e il diritto ha ricominciato a scavare solchi nel campo. Bublik ha provato a scardinare il ritmo con i soliti colpi a effetto e servizi da sotto, ma Matteo non ha concesso spazio al circo: è rimasto centrato, lucido, dimostrando che se il fisico reggesse, il suo posto sarebbe ancora nell’élite mondiale. È una vittoria che serve al morale e alla classifica, ma soprattutto serve a ricordarci che l’Italia ha ancora una freccia d’oro al suo arco.

Tuttavia, tolto il sorriso di Matteo, il resto della giornata per il tennis italiano è stato un bollettino di guerra. Senza Jannik Sinner, la squadra sembra aver perso la sua bussola. Le sconfitte sono arrivate in serie, dolorose e diverse tra loro. Mattia Bellucci aveva abbandonato il torneo già ieri contro Michelsen. Arnaldi è l’ombra del giocatore di cui avevamo ammirato la brillantezza fisica che l’aveva reso l’eroe di Davis. Darderi sul cemento speravamo avesse fatto grandi progressi ma è incappato nel gioiellino di casa Spagna, questo Landaluce che proviene dall’accademia di Nadal ed è un gigante di 1,95. Cobolli ha perso contro Collignon, risultato francamente desolante, ma dopo Acapulco evidentemente Flavio si è preso qualche settimana di riposo.

Ad ogni modo è un dato che fa riflettere: l’Italia ha una profondità di organico incredibile, ma Sinner funge da parafulmine e da traino. Senza di lui, la pressione sembra pesare di più sulle spalle dei “secondi”, che oggi hanno mancato l’appuntamento con la vittoria.

Ma fuori dall’Italia oggi gli occhi erano sul big match di serata: dopo aver così ben impressionato contro Sinner Fonseca ha sfidato anche Alcaraz, confermando che magari non è ancora a quell’altezza ma non manca gli tantissimo. Carlitos ci teneva comunque a spiegare chi è il dominatore del circuito e si è distratto pochissimo. Molto solido, ha fronteggia un giocatore che ha mostrato sprazzi di un talento purissimo, colpendo la palla con una violenza che ha ricordato il primo del Potro, giocando una partita di grande maturità tattica. Lo spagnolo ha spinto prendendo vantaggi all’inizio di entrambi i set e si è difeso da par suo quando il giovane brasiliano ha provato a spingere È la vittoria del campione affermato contro il pretendente al trono: Fonseca ha il futuro davanti, ma il presente appartiene ancora totalmente a Carlitos. Il vero problema piuttosto è che Alcaraz di anni non ne ha nemmeno 23….

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