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05 Mar 2026 09:03 - ATP
Berrettini, cuore e crampi: l’urlo di Matteo nel deserto. Bellucci si arrende al muro Diallo
di Redazione
C’è qualcosa di profondamente eroico, e allo stesso tempo terribilmente ansioso, nel vedere Matteo Berrettini lottare oggi. Il punteggio recita 4-6 7-5 7-5 contro Adrian Mannarino, ma i numeri non dicono nulla della trincea che è stata il campo di Indian Wells. Matteo ha vinto alla sua maniera: soffrendo, sbagliando, ritrovando il dritto nei momenti di apnea e, infine, trascinandosi oltre il traguardo con i muscoli che chiedevano pietà. Vedere il romano chiudere il match quasi paralizzato dai crampi è l’immagine specchio della sua carriera attuale: un uomo che sta provando a divertirsi, come dice lui, ma che deve pagare un dazio altissimo a ogni chilometro percorso.
Mannarino, il solito “muro” di gomma che rimanda tutto con una corda tesa a 10 chili, lo ha portato all’esaurimento. Dopo un primo set perso di misura, Matteo ha avuto il merito di non staccare la spina. Ha alzato i giri del motore, ha accettato lo scambio prolungato e ha trovato il break decisivo in entrambi i set finali sul fotofinish. Ma l’immagine finale — Berrettini quasi incapace di esultare, piegato sulle gambe — ci riporta al nostro discorso: la strada per tornare “The Hammer” è lastricata di acido lattico. Ora lo aspetta Zverev (se il tedesco confermerà i pronostici), e lì servirà un miracolo o, quantomeno, un massaggiatore miracoloso.
Di segno opposto la giornata di Mattia Bellucci. Il sogno californiano del giovane azzurro si infrange contro Gabriel Diallo. Un 7-6 6-4 che lascia l’amaro in bocca, soprattutto per quel tie-break del primo set dove Mattia ha giocato alla pari ma ha pagato la maggiore potenza del canadese nei punti chiave. Bellucci ha talento e gambe, ma contro i “corazzieri” moderni che servono sopra i 220 km/h su questi campi così rapidi, la vita è dura. È un’altra lezione nel percorso di crescita: la verità del campo non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi ha il braccio fatato.
E a proposito di bracci fatati e carriere sulle montagne russe, il “derby della malinconia” tra Denis Shapovalov e Stefanos Tsitsipas ha emesso il suo verdetto. Ha vinto il canadese, e lo ha fatto con una prepotenza che non vedevamo da tempo. Tsitsipas sembra ormai la brutta copia del giocatore che arrivava in fondo agli Slam; Shapovalov, invece, quando vede il rovescio a una mano del greco, si esalta. È un risultato che scuote il tabellone liberando spazio per i sogni degli altri. Indian Wells si conferma il torneo delle sorprese e dei ritorni dolorosi, dove anche un veterano come Nole o un cannibale come Alcaraz devono stare attenti alle ombre che si allungano sul cemento.