A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e […]
TENNIS – US OPEN – TENNIS – DI ROSSANA CAPOBIANCO – Petra Kvitova avanza al secondo turno degli US Open, uno Slam in cui ha sempre sofferto tanto: la ceca vuol finalmente fare bene dopo Wimbledon e alcune scelte sembrano andare verso questa direzione. E’ l’anno giusto? Con il suo tennis potrebbe esserlo.
Tre anni fa, come quest’anno, Petra Kvitova vinceva Wimbledon. Tre anni fa usciva al primo turno a Flushing Meadows contro la Dulgheru, ancora ubriaca di vittoria, ancora con la testa tra i verdi prati di South West 19, nel sud di Londra.
Dopo la vittoria di quest’anno a Wimbledon, Petra non ha toccato racchetta per ben dodici giorni: tra festeggiamenti e piccoli infortuni rimediati tra le Doherty Gates, Petra ha staccato. Come le capita spesso. Ha anche ammesso di essersi sentita svuotata nelle settimane successive a Wimbledon, lo ha avvertito chiaramente a Cincinnati ma, con un po’ più d’esperienza, stavolta, ha continuato ad allenarsi e ha trovato la voglia di giocare e vincere a New Haven, in prospettiva di New York.
Sì, perché agli US Open Petra non ha mai fatto bene: un solo ottavo di finale, nel 2012, quando perse da Marion Bartoli. Poco per una come lei, troppo poco. Ma si sa, la Kvitova è così, prendere o lasciare.
Quando la guardi giocare hai sempre l’impressione -probabilmente reale- di non stare assistendo ad un confronto, ad un’opposizione ma, comunque vada, ad un suo monologo tennistico. Anche piuttosto chiaro, frenetico, emotivo.
Petra gioca contro se stessa: lo si è visto contro la Bouchard in finale a Wimbledon, lo si è visto -in senso opposto- nella sconfitta contro la Kuznetsova a Parigi, in una vera guerra di nervi e di errori e vincenti. La Kvitova lo sa: il suo tennis è il migliore di tutti o quasi, nella WTA, potenzialmente devastante, spesso realmente incontrastabile. Vive però di lampi e abbisogna, da sport moderno qual è, di una condizione fisica impeccabile a livello professionistico.
Poche settimane fa la ceca ha cambiato il proprio fitness coach, Branislav Bundzik, per provare a fare un passo ulteriore nella sua carriera, per provare ad avere più continuità, a non farsi male spesso, a vincere di più, a essere una vera professionista.
Le lodi a casa sua, in Repubblica Ceca, si sono sprecate: le sono state pure consegnate le chiavi della sua città, Fulnek. Quello che adesso le importa è vedere cos’altro può fare, oltre a vincere a Wimbledon ogni tre anni, dove il suo tennis può arrivare, cosa è disposta a sacrificare per avere di più.
Il match contro la Mladenovic è stato praticamente nullo: troppa Petra per Kiki, troppo facile ma con la Kvitova nulla è scontato. Le intenzioni sono quindi chiare e in questa imprevedibile corsa al trofeo femminile ci sta anche lei. In prima fila.