E’ morta a 60 anni Elena Pero, la storica voce del tennis di Sky Sport, una delle figure più rilevanti del panorama giornalistico sportivo in Italia. “Ma per noi soprattutto una collega, un’amica, una persona straordinaria e indimenticabile”, ha commentato il direttore di Sky Sport, Federico Ferri.“Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. […]
[6] L. Musetti b. [2]T. Fritz 6-3 6-4
Un’attesa lunga quattro anni, un’attesa intrisa di talento inespresso, alti e bassi psicologici e quella classe pura che non ha mai smesso di incantare gli appassionati di tutto il mondo. A Lione, Lorenzo Musetti ha finalmente ritrovato la via del trionfo, superando Taylor Fritz con un perentorio 6-3 6-4 al termine di una finale praticamente impeccabile. È il terzo titolo ATP della sua carriera, ma soprattutto è la dimostrazione vivente che quando l’azzurro riesce a scacciare i propri fantasmi interni, il suo tennis diventa un’opera d’arte accessibile a pochi eletti nel circuito.
La finale contro lo statunitense numero due del tabellone poteva essere complicata per varie ragioni, non ultima la stanchezza di Musetti, reduce da due maratone contro van Assche e Cobolli. Tuttavia la versione di Musetti scesa in campo nell’atto conclusivo del torneo è apparsa sin dai primi scambi quella del giocatore celestiale capace di pennellare traiettorie impossibili. Servizio preciso, rovescio ad una mano che ha accarezzato le righe e una gestione tattica della partita impeccabile hanno stordito l’americano.
Il primo set è stato un monologo tattico di Lorenzo. Un break chirurgico ha spianato la strada al carrarese, capace di variare continuamente l’altezza e la profondità dei colpi per non dare mai punti di riferimento alle accelerate da fondo di Fritz. Il 6-3 finale è stato la naturale conseguenza di una dominanza territoriale assoluta. Nel secondo parziale, il copione non è cambiato: Fritz ha provato ad alzare i giri del motore e a spingere con maggiore aggressività, ma Musetti ha risposto colpo su colpo, sublimando la sua prestazione con smorzate millimetriche e accelerazioni improvvise che hanno fatto spellare le mani al pubblico. Il 6-4 definitivo ha sigillato un successo meritato e cercato con le unghie e con i denti.
Il trionfo di Lione parte da molto lontano e racchiude in sé tutta l’essenza di un tennista geniale e tormentato. Se la finale è stata una dimostrazione di pura eleganza, la strada per arrivarci è stata un percorso ad ostacoli lastricato di sofferenza e, per una volta, nervi saldi. Una settimana che il tennis italiano ed europeo faticheranno a dimenticare per la quantità d’ansia, pathos e spettacolo regalati dal talento toscano.
Dopo aver superato Arnaldi e il promettentissimo Kouame lo snodo drammatico del torneo si è consumato nel match contro Luca Van Assche. In un’atmosfera infuocata e interamente schierata a favore del tennista di casa, Musetti si è ritrovato a un passo dal baratro. Sotto di due game al terzo set (2-0 per il francese), con l’inerzia emotiva e tattica tutta a favore dell’avversario, Lorenzo sembrava ormai sul punto di capitolare e ripiombare nei soliti dubbi. Lì, però, è scattata una scintilla: invece di lasciarsi travolgere dalla frustrazione, l’azzurro ha ritrovato la calma, ha resettato la mente e ha inanellato una serie di giocate spettacolari che hanno ribaltato l’esito dell’incontro, conquistando un successo fondamentale per il morale. Resterà a lungo negli occhi l’incredibile passante di rovescio che sul 5-4 lo ha portato al match point.
Se la vittoria contro Van Assche ha testato il carattere di Musetti, la sfida successiva contro Flavio Cobolli ha rasentato la pura epica sportiva. Un derby drammatico, spietato e bellissimo, in cui l’amico e connazionale Cobolli ha giocato un tennis di altissimo livello, arrivando a procurarsi ben quattro match point nel momento decisivo dell’incontro. Nel tennis moderno, trovarsi con quattro palle del match contro equivale quasi sempre a firmare la propria resa. Non per il Musetti di questa settimana.
Con il baratro a un millimetro dai piedi, Lorenzo ha annullato una dopo l’altra tutte le occasioni del rivale: una volta cercando il vincente con coraggio sfrontato, un’altra servendo con precisione chirurgica, un’altra ancora ricamando una palla corta da tramandare ai posteri. Annientati i quattro match point, Musetti ha completato una rimonta prodigiosa, piegando la resistenza di Cobolli e regalandosi la possibilità di giocare per il titolo. È stato esattamente in quel momento che si è capito che il torneo di Lione non sarebbe stato un evento come gli altri.
La speranza è che il successo in terra transalpina restituisca al circuito un giocatore ritrovato, maturo e finalmente consapevole dei propri mezzi. Negli ultimi anni le aspettative attorno a Musetti erano diventate un fardello pesante da sopportare: ad ogni passaggio a vuoto o calo di tensione seguivano critiche spesso ingenerose. Ma il tennis di Lorenzo è così: viscerale, umorale, legato a filo doppio alle sensazioni dell’anima. Quando le gambe girano e la testa è libera da condizionamenti, l’azzurro trasforma la racchetta in un pennello.
Guardare giocare il Musetti visto a Lione riconcilia con la purezza e l’estetica di questo sport. In un’epoca dominata dalla potenza muscolare, dai servizi bomba e da scambi stereotipati da fondo campo, la parabola del suo rovescio a una mano e le sue intuizioni geometriche ricordano a tutti gli appassionati perché ci siamo innamorati del tennis. Lione festeggia il suo nuovo re, ma è tutto il movimento a sorridere: Lorenzo Musetti è tornato, ed è pronto a scrivere altre pagine di grande tennis. Speriamo che duri