Parks guastafeste in uno show mai visto, le big passeggiano (o quasi)

Il day-2 dell’Australian Open femminile è andato in archivio più o meno come il day-1. Ben poco di rilevante da segnalare, con le big che senza nemmeno ingranare le marce alte hanno avuto via relativamente comoda. Solo Iga Swiatek, per tutta una serie di implicazioni, ha meritato uno spazio a parte nella sua vittoria in due set contro Yuan Yue.

Da qualche Slam, però, nel femminile assistiamo ai primi turni di sostanziale formalità. Non solo le big attuali stanno riducendo al minimo le sorprese nei loro esordi, ma un po’ il loro livello e un po’ la concorrenza fuori dalle 32 teste di serie è spesso difficile avere abbinamenti interessanti. Prendiamo il caso del match di Aryna Sabalenka di ieri: aveva di fronte a sé una tennista classe 2005 che sul finire del 2025 ha pure messo in bacheca un titolo WTA, in ascesa, ma pur trovandosi abbastanza bene in un contesto potenzialmente alienante ha alzato bandiera bianca dopo un buon primo set. Nulla più, tutto risolto con relativo agio per la numero 1 del mondo, applausi (comunque meritati) alla francese, ma alla fine tutto è andato come doveva essere nel pronostico.

Stessa cosa successa oggi, con forse ancor più scioltezza, a Jessica Pegula (6-2 6-1 contro Anastasia Zakharova) e Amanda Anisimova (6-2 6-3 contro Simona Waltert). E nella partita di Coco Gauff (6-2 6-3 contro Kamilla Rakhimova) possiamo forse avere qualcosa da raccontare perché per un set intero la numero 3 del seeding ha mostrato difficoltà al servizio, dovendo passare per turni di battuta combattuti, avendo problemi qua e là nel suo gioco che però non hanno alterato in alcun modo l’esito di un match vinto con un punteggio largo. Mirra Andreeva, reduce dal successo nel WTA 500 di Adelaide, aveva il debutto sulla carta più complesso e si è dovuta impegnare per tre set per battere Donna Vekic, con la croata che nel terzo ha perso di vista controllo e calma. Di sostanziale, o significativo, però, poco da dire. Tranne magari rimarcare come anche possibili mine vaganti possano essere gestite alla lunga dalle favorite, vedasi il 2-6 6-3 6-3 di Diana Shnaider (numero 23 del seeding) contro Barbora Krejcikova. E così siamo in attesa delle ultime giocatrici più attese, in campo nella giornata di martedì: Belinda Bencic, Naomi Osaka e, soprattutto, la campionessa uscente Madison Keys.

C’era già qualcosa di più allettante sui campi secondari, con l’uscita forse più significativa di Emma Navarro (numero 15 del seeding, lo scorso anno ai quarti di finale) per opera di Magda Linette. E la Polonia è forse la nazionale che fin qui ha fatto il cammino migliore perché quattro atlete sono scese in campo e tutte sono al secondo turno, con anche la qualificata Linda Klimicova (ceca naturalizzata polacca) che ha superato il debutto Slam assoluto complice anche il ritiro di Francesca Jones, mentre Magdalena Frech ha comodamente superato Veronica Erjavec e sfiderà ora Jasmine Paolini. Soprattutto, però, c’era il tanto atteso esordio di Alexandra Eala.

Girava un video su Twitter, del giornalista francese Quentin Moynet, che faceva vedere già a inizio giornata un serpentone di qualche centinaio di metri in tutto per accedere al minuscolo campo 6. Gli organizzatori, in questo caso, hanno deciso per mettere la vera star della giornata in uno dei posti con le tribune più piccole, creando anche possibili problemi di sicurezza per la grande calca di persone che voleva entrare. Bandiere filippine ovunque, cori, canti, applausi, urla. La scalata di Eala lo scorso anno le ha dato una popolarità in casa che va oltre ogni cosa immaginabile. E la diaspora filippina ha risposto “presente” in una maniera anche difficile da descrivere: raramente si è avuto un tifo così forte, tanto che fin dai primi punti del match contro Alycia Parks i decibel erano oltre ogni limite. Lo si sapeva, perché è dall’intervista pre torneo che a Eala viene chiesto di quanto voglia dire per lei avere questa spinta, e c’era chi raccontava che le tribune dei campi accanto tremassero. Purtroppo però non c’è stato lieto fine, perché Parks dopo un pessimo primo parziale ha capovolto le cose e vinto 0-6 6-3 6-2, gelando il pubblico e recitando il ruolo della perfetta guastafeste.

Sarà per un’altra volta per la filippina, che alla lunga non ha più saputo trovare contromisure alla potenza e l’aggressività esasperata della rivale, ma ha trovato comunque modo di lasciare un segno alle migliaia di persone lì presenti, fermandosi ben oltre il tempo massimo tra foto, applausi e autografi, celebrando i connazionali anche più tardi in conferenza stampa. Raramente, per bocca anche di colleghi a Melbourne Park, si è assistito a qualcosa di simile negli ultimi anni in termini di portata di persone e atmosfera sugli spalti.

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