Infinito Djokovic, batte Sinner e sfiderà Alcaraz in finale

[4] N. Djokovic b. [2] J. Sinner 3-6 6-3 4-6 6-4 6-4

Ci sono notti in cui il tempo sembra piegarsi alla volontà di un singolo uomo. Sulla Rod Laver Arena, mentre le lancette segnavano l’una e trenta del mattino di sabato, Novak Djokovic ha spento le luci sul regno di Jannik Sinner, ponendo fine a un’imbattibilità australiana che durava da due anni e 19 partite. Il tabellone, al termine di una battaglia durata 4 ore e 9 minuti, recita un punteggio che è un inno alla resilienza: 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4. Il “vecchio leone”, a 38 anni suonati, è ancora lì, pronto a giocarsi la sua undicesima finale a Melbourne contro Carlos Alcaraz, provando a ripetere il miracolo di oggi.

Il match era iniziato secondo il copione più prevedibile. Sinner, il numero due del mondo e bi-campione in carica, era entrato in campo con la sicurezza di chi negli ultimi due anni non aveva lasciato nemmeno le briciole agli avversari. Un 6-3 rapido, chirurgico, ottenuto strappando il servizio a un Djokovic apparso inizialmente contratto, quasi intimidito dal ritmo asfissiante imposto dall’altoatesino. Le risposte di Jannik volavano via come proiettili, la sua palla viaggiava a una velocità che sembrava insostenibile per le articolazioni di un trentottenne. In quel momento, molti hanno pensato che la “lezione” ricevuta da Djokovic nelle ultime partite si stesse ripetendo in fotocopia. Ma Novak, si sa, abita in una dimensione dove la logica non sempre trova cittadinanza.

Nel secondo set, la musica è cambiata. Non tanto per un calo di Sinner, quanto per una metamorfosi tattica di Djokovic. Il serbo ha smesso di accettare lo scambio frontale di pura potenza, iniziando a lavorare ai fianchi l’azzurro con angoli strettissimi e variazioni di profondità che hanno tolto ritmo a Jannik. Djokovic ha salvato palle break pesantissime nel cuore del set, aggrappandosi a una prima di servizio ritrovata nei momenti di apnea. Il 6-3 con cui ha pareggiato i conti non è stato solo un risultato parziale, ma un segnale inviato al box di Sinner: “Sono ancora qui, e non ho intenzione di andarmene”.

Dopo un terzo set vinto di nuovo da un Sinner capace di accelerare nel momento decisivo, strappando il servizio proprio al decimo game, la partita sembrava incanalata verso la conferma del dominio italiano. Invece è uscita la versione “dimessa” di Jannik. Non una mancanza di voglia, ma una passività tattica, una tendenza a subire l’iniziativa di un Djokovic che, pur con il fiato corto, ha iniziato a giocare i punti importanti con una lucidità sovrumana. Il serbo ha strappato il servizio in apertura di set e nonostante tre ace di Sinner, per tenere fino alla fine del set e trascinando il match al quinto set, il terreno di caccia preferito dei grandi squali.

L’ultimo set è stato un calvario per il cuore degli appassionati. Sinner ha avuto otto palle break complessive, è stato per due volte 15-40 e un’altra volta 0-40 ma Djokovic ha sempre con coraggio preso l’iniziativa. Forse il dato che che spiega la differenza tra un grande giocatore e una leggenda: Novak ha cancellato situazioni di 0-40 con una freddezza che ha mandato in tilt il sistema nervoso dell’altoatesino. Il break decisivo sul 4-3 per Djokovic è arrivato con tre scambi estenuanti dove Jannik, insolitamente impreciso col rovescio, ha finito per cedere il passo.

Questo successo riscrive totalmente la narrativa della rivalità tra i due. Djokovic interrompe una striscia di cinque sconfitte consecutive contro Sinner, riportando il bilancio sul 5-6 e ricordando al mondo che, negli Slam, la sua pelle si vende a carissimo prezzo. Diventando il finalista più anziano nell’era Open a Melbourne, Novak lancia un guanto di sfida ad Alcaraz: sarà la finale tra chi aspira a diventare il più giovane vincitore del Career Grand Slam e l’uomo dei 24 titoli Major.

Jannik oggi è sembrato un po’ meno “Sinner” del solito, forse schiacciato dalla pressione di dover confermare un dominio che pareva eterno, o forse semplicemente imbrigliato in una ragnatela tattica tessuta da un maestro che non ha eguali. Nole ha dimostrato che la “Soluzione Sinner” non è ancora stata scritta in modo definitivo. Domenica ci aspetta l’apocalisse tennistica: Alcaraz-Djokovic. Djokovic parte nettamente sfavorito. Come oggi…

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