Kanepi fa il colpaccio: Sabalenka battuta, primi quarti di finale all’Australian Open. Ora Swiatek

K. Kanepi b. [2] A. Sabalenka 5-7 6-2 7-6(10-7)

Vincere i propri demoni e realizzare l’impresa. Kaia Kanepi ha vissuto una serata sempre in bilico tra lo straordinario e il disfattismo, come la sua carriera lungo almeno 20 anni di partite, occasioni mancate e tanti momenti brillanti alternati a sconfitte cocenti. Le rimaneva solo l’Australian Open per realizzare il traguardo dei quarti di finale in tutti gli Slam, obiettivo riuscito alle porte dei 37 anni e quando nemmeno lei sembrava più sperarci.

Però, come si dice tra addetti ai lavori in questi casi, “Kaia è Kaia”. Devastante forza fisica in un braccio che fa paura quando è libero di colpire sciolto, devastante nell’attaccare la palla e scaraventarla dall’altra parte della rete e macchinoso quando è ora di prendersi qualcosa di importante. Una ragazza che ha sfiorato almeno un paio di volte le semifinali, con l’occasione più grande probabilmente nel 5-1 di vantaggio dilapidato nel terzo set del match contro Petra Kvitova a Wimbledon 2010.

Malgrado tutto, rimane Kaia. La grande mina vagante per eccellenza dei tabelloni Slam femminili. Simona Halep ricorda fin troppo bene quei due primi turni tra US Open 2018 e Australian Open 2019, qui a cadere è stata Angelique Kerber al primo turno e ora Aryna Sabalenka, numero 2 del mondo che aveva anche chance di uscire da nuova leader WTA. Era riuscita, la bielorussa, a navigare abbastanza bene nel tabellone malgrado i suoi problemi al servizio. Oggi addirittura si era visto quasi nulla fino al 5-5 nel set d’apertura. Lì però ecco tre doppi falli nei primi quattro punti: da 15-40, comunque, risaliva molto bene servendo una prima potente, recuperando la posizione giusta nel secondo caso e poi chiudendo il game a proprio favore. Un momento che ha spezzato il set, con Kanepi che non ripartiva bene dai blocchi e cedeva velocemente i primi due punti, trovandosi sotto 0-30 e non riuscendo nella risalita.

Sotto di un set ha trovato la spinta per andare subito in fuga nel secondo, aiutata anche dai doppi falli crescenti della sua avversaria. Tutti i problemi nascosti dai primi game erano ora ben presenti per Sabalenka, che è crollata sotto 0-4 e solo lì ha interrotto la striscia non riuscendo a imbastire però alcuna rimonta. Il break subito in avvio di terzo set l’ha vista quasi spegnersi. Kanepi stava servendo ormai con grande ritmo, saliva 2-0 e si manteneva avanti abbastanza bene fino al 4-2. Qui ha avuto ben quattro palle break, dove però non è mai riuscita a giocare: una prima vincente e tre ace mantenevano Aryna aggrappata alla partita. Nell’ottavo game, Kaia non sfruttava tre chance di 5-3 tra cui una voleè appoggiata di là in maniera troppo rudimentale e dove ha subito il passante della bielorussa. Poi sulla parità il gioco si è fermato per qualche minuto per via di alcuni gabbiani che volavano vicini al campo. Kanepi si è bloccata e ha buttato via i due punti successivi.

Sabalenka, tornata in parità nel match dopo oltre un’ora, vanificava tutto col peggior game della sua partita: tre doppi falli e turno perso a zero. Non era finita, sul 5-4 Kanepi si è portata rapidamente sul 40-0 ma qui, come tante volte in carriera, ha avuto la più classica delle paure. Tre match point consecutivi volati via a causa di colpi all’improvviso deboli. Cancellava una palla break con un ace, ma ne concedeva un’altra e il dritto la tradiva nuovamente. Aryna, miracolata, volava rapidamente sul 6-5 ma non c’era chance per lei in risposta. Il tie-break è stato palpitante. L’estone è stata avanti 5-2, la bielorussa è rientrata fino al 6-5 e servizio. Qui un primo errore grave con un dritto messo lungo dal centro del campo seguito poi da un rovescio incrociato uscito anche qui in lunghezza. Kanepi mancava il primo allungo ma sul 7-7 vinceva l’ultimo punto al servizio. Sull’8-7 Sabalenka mancava una chiusura di dritto angolando troppo. Kanepi ha esultato, convinta di aver vinto e dimenticandosi che doveva arrivare a 10. Poco male, perché Aryna pur aprendosi magnificamente il campo col dritto ha giocato un brutto rovescio a metà rete col campo spalancato.

Finalmente, Kanepi. A quasi 37 anni torna ai quarti di uno Slam per la prima volta dallo US Open 2017. E adesso può provare a sognare, viste le difficoltà avute oggi da Iga Swiatek con la seconda di servizio.

[7] I. Swiatek b. S. Cirstea 5-7 6-3 6-3

Difficile, alla fine, ricordare una volta in cui Iga Swiatek ha faticato così tanto dall’inizio alla fine. O meglio, dove è stata investita sistematicamente sulla risposta alla propria seconda palla di servizio. Per tutta la partita contro Sorana Cirstea la polacca ha dovuto aggrapparsi a qualcosa per contrastare numeri terribili: ha finito con appena il 24% di punti vinti con la seconda palla, addirittura il 17% se considerato solo il terzo set. Ha vinto di cuore, di volontà di non lasciarsi andare. Le mancano partite così: è una giocatrice abituata spesso a prendere il largo dall’inizio e avere abbastanza libertà di esprimersi, oggi invece è stata messa completamente sotto pressione da una valorosa Sorana Cirstea che però si è arresa nel testa a testa conclusivo.

Una partita che aveva in Iga la chiara favorita, sulla carta, poi però è arrivato il campo. Cirstea oggi le ha dato un fastidio enorme per la tanta pressione che portava sistematicamente sulla sua seconda palla. Il break preso in avvio è stato una sveglia importante. C’era già tanto margine tra le due, con una rumena ben attiva e una polacca alla ricerca di se stessa. Swiatek ha salvato una chance di doppio break per Cirstea, ma si giocava malissimo le tre opportunità consecutive di controbreak sull’1-2, da 0-40, con solo prime della sua avversaria e un dritto che non riusciva a entrare in campo.

A poco a poco è cresciuta, il servizio aveva trovato un po’ di ritmo e Cirstea sembrava irrigidirsi, con il disastro poi completato sul 4-3 dove ha buttato il vantaggio con due doppi falli e un dritto che è volato molto lungo. Swiatek vedeva un dritto finalmente efficace, aveva un po’ più tempo per colpire e cercava qualche angolo in più. Salire 5-4 poteva significare una svolta, soprattutto risalendo in risposta fino al 40-40, ma quel settimo punto è stato buttato con una risposta di rovescio scarica sotto al nastro su una seconda palla per una volta non corposa. Un brutto errore anche nel punto successivo e un turno di battuta molto negativo l’ha ricacciata sotto di un break e, in pochi minuti, Cirstea si prendeva il primo parziale.

Sorana fin lì faceva quasi tutto alla perfezione. Tolto il momento negativo alla battuta si muoveva bene e spesso controllava il centro del campo. Spingeva, toglieva il tempo alla polacca, non aveva tanta paura di prendere campo e il momento piuttosto positivo dopo i successi contro Petra Kvitova e Anastasia Pavlyuchenkova probabilmente le davano dell’extra che non fa mai male. Anche a inizio del secondo set subiva un break ma subito approfittava della scarsa resistenza della numero 7 del seeding per tornare in equilibrio. Il momento chiave è stato sul 3-2 per la polacca e 40-15 sul servizio Cirstea: Iga veniva da un punto costruito molto bene col dritto a martellare l’angolo stretto alla destra dell’avversaria ma perdendo per un errore nell’esecuzione decisiva, ma Sorana ha perso il tempo su un comodo schiaffo al volo che l’ha costretta ad appoggiare la palla di là e venire colpita da un passante di rovescio. Sul 40-30 Swiatek è andata in difesa su un’accelerazione di rovescio lungolinea finendo per ribaltare lo scambio e chiudere con lo smash per la parità. Iga ha vinto un gran punto in fase di contenimento, muovendo la palla e facendo indietreggiare l’avversaria che ha finito per mettere a metà rete un recupero di rovescio. Swiatek ha giocato male le prime chance, ma sulla terza ha mandato di nuovo in allungo dalla parte del dritto la sua avversaria che non è riuscita a rigiocare.

C’era il break, 4-2, e qui un po’ la polacca si è rasserenata, uscendo dalla pressione al servizio con un bel game del 5-2 confermato poi per la chiusura del set. Il momento rimaneva delicato: sul 2-1 Cirstea nel set decisivo ci sono voluti addirittura 12 minuti per Iga, che ha cancellato quattro palle break prendendosi rischi enormi su almeno due di queste, dove ha pizzicato la stessa zona della linea laterale con accelerazioni decisive. Le chance erano tante, per entrambe, ma Swiatek non riusciva a incidere con la sua seconda e veniva sistematicamente punita. Alla lunga questo atteggiamento così aggressivo e su un campo in cemento e veloce l’ha resa abbastanza prevedibile. Il tentativo era soprattutto di servire una palla alta a cacciare indietro la sua avversaria, che però aveva ormai gioco facile nell’entrare come voleva. La polacca si è salvata in questo game con due errori di dritto alla sesta parità, l’ultimo piuttosto grave perché lei si era piantata sulla scritta “MELBOURNE” e Cirstea aveva ogni zona del campo per piazzare il suo colpo.

Emersa, ha trovato probabilmente la convinzione che poteva veramente prendersi la vittoria. In questo momento il rovescio le dava abbastanza fiato. Trovava profondità, molto difficilmente Cirstea aggrediva quando la palla proveniva da quel lato e rimaneva abbastanza dietro. Era una fase abbastanza caotica nei suoi schemi, alle volte sembrava soprattutto ributtare la palla di là, ma almeno cercava di respirare. Sul 15-30 due righe esterne importanti le hanno creato lo spazio per concludere con un rovescio vincente e alla seconda chance ha preso il prezioso vantaggio. Non lo ha confermato, ha giocato male i punti dal 30-30, ma in risposta è ripartita prendendosi un nuovo break approfittando della fase di calo che Cirstea stava accusando. Rispetto al primo set il suo livello era sceso parecchio, e nelle fasi decisive è sopraggiunta tensione quando non doveva.

Sul 4-3 Swiatek è andata velocemente 40-0 ma non ha più messo una prima in campo: risposta vincente di rovescio, risposta vincente di dritto. Serviva qualcosa di speciale, ed ecco un servizio a pizzicare la riga centrale, celebrato quasi come avesse vinto la partita. Poteva concentrarsi sulla risposta, e l’ultimo game l’ha vista volare verso il traguardo. Un “winning ugly”, per riferirsi al libro, che alle volte serve eccome. Swiatek non ha un gran record in carriera quando ha perso il primo set, probabilmente non ha mai vinto una partita vincendo meno di un punto su quattro con la risposta, ma oggi ha fatto entrambe le cose e l’enorme liberazione finale era più che giustificata. Accovacciandosi e urlando di gioia, prima di far scendere qualche lacrima per cacciar fuori tutta l’adrenalina rimasta. Per la terza volta negli ultimi sei Slam è ai quarti di finale, ma ora dovrà gestire Kaia Kanepi.