Australian Open: Swiatek e Muguruza senza affanni, bene Halep e Raducanu. Crolla Kvitova, Sabalenka si salva

[7] I. Swiatek b. [Q] H. Dart 6-3 6-0

Una delle qualità più in luce di Iga Swiatek è la continuità, la costanza. Il 2021 non l’ha vista vincere un secondo Slam, si è sempre portata agli ottavi e solo a Parigi ha fatto un gradino in più. Per tanti, mancando “il botto” poteva essere considerato qualcosa di negativo e un piccolo passo indietro. Lei invece, piuttosto intelligente, sa che soprattutto ora e con questa concorrenza enorme voler vincere un titolo di questo livello è un percorso che richiede sì momenti di tennis strepitosi come li ha avuti al Roland Garros 2020 ma anche una base di rendimento ed esperienza che di fatto mancava. Australia, Francia, Regno Unito, Stati Uniti: essere sempre tra le migliori 16, e poi da lì crescere.

Raggiunto quel ruolo, confermata la crescita degli anni precedenti, la polacca ora vuole guardare un po’ più in alto. Per la prima volta in uno Slam non sembra avere un tabellone molto negativo e da testa di serie numero 7 è stata inserita nella sezione di Daria Kasatkina (numero 25 del seeding) e Anastasia Pavlyuchenkova, decima favorita e forse il vero avversario per i quarti. Per arrivare però al terzo e quarto turno, serviva non tappare l’esordio e magari dare un segnale, alle altre e prima ancora a sé stessa. Anche qui, Iga ha sempre avuto la caratteristica di sbagliare veramente poco. L’unica sconfitta in carriera al primo turno di uno Slam è di Wimbledon 2019, quando si arrese in due set tirati contro Anett Kontaveit. Considerando l’inesperienza iniziale e che divenne per la prima volta testa di serie soltanto all’Australian Open 2021, non è nemmeno banale.

Questo 2022 racchiude la novità di Tomasz Wiktorowski al suo fianco. Lo storico coach di Radwanska che da un annetto circa lavorava fianco a fianco con papà Swiatek e che nel momento della rottura con Piotr Sierputowski è subentrato per preparare la giocatrice alla trasferta australiana cominciando un periodo di prova che, se tutto va come sembra, sarà destinato a continuare. E in campo si vede una Swiatek molto fresca mentalmente, dopo i tanti momenti difficili della fine del 2021. Oggi non aveva nemmeno cominciato bene, sbagliando diverse soluzioni da fondo campo e dando un 3-1 di vantaggio alla qualificata Harriet Dart che stava invece scegliendo ottimi cambi verso i lungolinea. La polacca, però, è riuscita a ribaltare come un calzino l’incontro infilando 11 game consecutivi nati da un lungo braccio di ferro tra quarto e ottavo game dove Dart ha avuto tante occasioni di chiudere i game eppure Swiatek cominciava a entrare nel ritmo. Il dritto aumentava di pesantezza, non dava più modo a Dart di prendere l’iniziativa con facilità e la sua pressione alla fine è servita. La britannica si è progressivamente spenta e lei è diventata padrona assoluta del campo.

Al prossimo turno avrà Rebecca Peterson, che ha battuto 6-3 7-5 Daria Saville. Lo scorso anno si trovarono contro al secondo turno del Roland Garros, Iga le lasciò le briciole. Dovesse ripetersi, allora sarebbe ancora una volta almeno al terzo turno, obiettivo mancato fin qui solo tre volte in 11 occasioni, tutte nel primo anno tra le grandi, il 2019.

[3] G. Muguruza b. C. Burel 6-3 6-4
[14] S. Halep b. M. Frech 6-4 6-3

Punteggio fotocopia per le due grandi favorite della parte bassa, destinate nella migliore delle ipotesi a incontrarsi già al quarto turno. Garbine Muguruza e Simona Halep liquidano le rispettive avversarie, Clara Burel e Magdalena Frech, per 6-3 6-4 approdando al secondo turno dell’Australian Open. Per la spagnola ora ci sarà Alizé Cornet (6-3 6-3 alla qualificata Viktorija Tomova) mentre la rumena è ancora in attesa di capire chi avrà tra Kate Volynets e Beatriz Haddad Maia.

Provando a fare un paragone, Muguruza sembra la giocatrice leggermente favorita in un confronto eventuale. La fine di 2021 e le grandi attese in questo inizio di 2022 la spingono a dover guardare molto in là, mentre la rumena è qualche passo indietro tra una top-10 da riconquistare e un percorso ancora da ultimare per raggiungere una condizione competitiva per i grandissimi traguardi. Dalla sua, però, ha la grande esperienza in questi palcoscenici e una mentalità importante.

Oggi non è stata brillante, Simona. Troppi quattro break subiti contro Frech sebbene per esempio nel primo set era avanti 5-2 e servizio chiudendo al nono game. I problemi sembrano ancora gli stessi di quando ha giocato su questi campi 10 giorni fa per il Melbourne Summer Set, dove non sembrava avere la giusta spinta delle gambe col dritto, colpo un po’ troppo ballerino quando cercava di andare in spinta e anche sul finale di partita si è lamentata parecchio per un colpo che non ha passato la rete, sul primo match point.

Frech ha fatto bella figura, mostrando più combattività di Burel poche ore prima con Muguruza che ha gestito abbastanza bene senza mai il bisogno di mettere le marce più alte. Lì però Clara non aveva abbastanza spinta nei colpi per resistere nello scambio alla pesantezza di palla che metteva Garbine e in diverse occasioni la giovanissima francese andava in affanno, non essendo abituata a questi ritmi, finendo in ritardo nella copertura del campo o nell’esecuzione dei colpi. Frech ha avuto più gioco, ha anche strappato diversi applausi al pubblico della Margaret Court Arena con alcuni lungolinea di bel valore. Quando poi aveva infilato tre game consecutivi all’inizio del secondo set aveva forse conquistato ancor più apprezzamenti per la possibilità di avere una partita un po’ più lunga e meno scontata, ma Halep non l’ha lasciata scappare facendo subito il controbreak del 2-3 e rimettendo tutto in equilibrio.

C’è margine di crescita per la rumena, ci sono segnali di conferma che Muguruza può essere la prima favorita almeno alla semifinale. Inutile dire altrimenti, oltretutto, se pensiamo che nel 2020 Garbine perse solo in finale mentre nel 2021 si arrese agli ottavi di fronte a chi avrebbe poi vinto il titolo.

Altri incontri

Continua la caduta di Petra Kvitova. La ceca sta vivendo un momento professionale durissimo e oggi ha rimediato un netto 6-2 6-2 al primo turno dell’Australian Open contro Sorana Cirstea. Ha rivelato in conferenza stampa di aver avuto diversi problemi di salute nell’ultimo periodo e di non aver preparato al meglio il primo Slam stagionale, ma il timore è che questo trend stia durando ormai da tanto ed è difficile trovare un momento nell’ultimo anno dove sia stata veramente in grado di esprimersi ad alto livello.

Brutta sconfitta, soprattutto inattesa, per la finalista dello US Open Leylah Fernandez. La numero 23 del seeding si è arresa molto nettamente a Maddison Inglis per 6-4 6-2. Molto meglio l’esordio della campionessa dell’ultimo Slam a New York, Emma Raducanu: attesa da un interessante banco di prova contro Sloane Stephens, la britannica si è imposta col punteggio abbastanza singolare di 6-0 2-6 6-1 frutto soprattutto dell’alternanza importante nel rendimento della statunitense. L’ex top-3 non ha praticamente giocato il primo set, vincendo solo 4 punti, ed è entrata in partita solo all’inizio del secondo prendendosi un importante break nel primo game e tornando avanti allungando sul 4-2 arrivando poi a chiudere molto bene i conti. Nel terzo Raducanu, comunque apparsa molto più pimpante rispetto alle ultime uscite, ha tenuto un importantissimo primo game al servizio trovando il break subito dopo e, una volta salita 3-0, ha di nuovo dilagato.

[2] A. Sabalenka b. [WC] S. Sanders 5-7 6-3 6-2

Era attesa da un test abbastanza complicato, invece, Aryna Sabalenka. Non tanto per l’avversaria, Storm Sanders, lontana dalle prime 100 del mondo e con pochissima esperienza contro giocatrici di questa portata e su un campo così importante per lei come la Rod Laver Arena, quanto perché lei nelle ultime settimane ha avuto un rendimento disastroso al servizio e si è visto anche stasera a Melbourne come questa insicurezza stia toccando ormai ogni punto del suo gioco.

La bielorussa è lontanissima parente della giocatrice senza paura che aggredisce la palla prendendosi ogni rischio possibile. È arrivata al numero 2 del mondo vincendo tanto e continuando a dominare il campo, vivendo alcune altalene ma alzando sempre più l’asticella dei suoi obiettivi. Ora è spenta, in grande affanno, quasi più concentrata sulla paura di sbagliare da perdere contatto con tutti gli elementi del gioco. Oggi l’inizio è stato traumatico con subito due break di ritardo, si è scossa ed è arrivata fino al 5-5, lì dove però sono tornati i doppi falli (due, sei in tutto nel parziale d’apertura) e dritti che volavano via. Sanders ha tenuto, chiuso il parziale con la battuta e approfittato della crisi avversaria per portarsi sul 3-1 e palla del doppio break nel secondo parziale.

Come per Arianne Hartono ieri contro Amanda Anisimova, il momento decisivo però doveva ancora arrivare. Sabalenka è riuscita a tenere per il 2-3 e da lì e per i successivi tre turni di battuta è stato un puro combattimento punto a punto dove il livello non era eccellente ma si vedeva soprattutto in Aryna la volontà di provarci, far qualcosa. A tratti sembrava in impaccio anche solo nel posizionamento dei piedi, e la sensazione di trovarsi così incapace di esprimersi a un livello migliore di fronte a migliaia di persone deve essere qualcosa di brutale. Eppure si è spinta in avanti, è riuscita nel controbreak e a tenere un durissimo game al servizio per il 4-3, portando poi un nuovo attacco e il break per il 5-3 che ha spezzato l’equilibrio. Sanders è calata tanto, aveva perso l’occasione e il break subito nelle prime fasi del terzo set ha spento ulteriormente le sue velleità. Solo sullo 0-4 fermerà l’emorragia, ma a quel punto non c’è più nulla da fare verso il 5-7 6-3 6-2 che premia, in qualche modo, la numero 2 del seeding.