Davis Cup, disfatta Italia: a Madrid in semifinale ci va la Croazia

Una cosa doveva fare l’Italia, per vincere la sfida con la Croazia: non arrivare al doppio. Ci è arrivata, e ha perso. E quello che sorprende è che al doppio non ci stava sì arrivando, ma lo ha fatto grazie ad una rimonta grandiosa di Sinner e Cilic che, come spesso gli è accaduto in carriera, si è dimenticato come si serve quando in palio c’era il match.

Detto questo, c’è delusione: sulla carta la final four di Madrid, per l’Italia, era ampiamente alla portata. E invece sul veloce indoor del Pala Alpitur di Torino la spunta la Croazia per 2-1: Lorenzo Sonego cade contro Borna Gojo, Jannik Sinner come detto rimedia rimontando Marin Cilic ma poi nel doppio, al fianco di Fabio Fognini, non può nulla contro i campioni olimpici Mate Pavic e Nikola Mektic. Superiori, nettamente, anche a causa di un Fogna che, spiace dirlo, è lontanissimo parente di quello che fu.

Avanza la Croazia, dunque, che attende ora una fra Serbia e Kazakhstan ma i rimpianti in casa azzurra non mancheranno.

Purtroppo Sonego ha giocato la partita peggiore da un pò di tempo a questo parte, battuto in tre set da quel Gojo che era stato capace di sovvertire il pronostico già con Popyrin (i kazaki in Davis sono giocatori diversi, si sa), ma che si presentava a Torino da numero 279 del ranking. Sulla carta, insomma, non doveva esserci storia ma Sonego si fa sorprendere: 7-6(2) 2-6 6-2 il finale a favore del croato dopo una battaglia di due ore e 19 minuti.

L’azzurro è sembrato sentire troppo la pressione come quando, nel primo set, dal trovarsi a un passo dal 5-1 finisce al tie-break. E lì, sul due pari, si lascia prendere dal nervosismo, subendo cinque punti di fila dal rivale.


La reazione di Sonego fa ben sperare ma un nuovo blackout al quarto gioco del terzo set costa ancora il servizio al piemontese: tanti, troppi errori, soprattutto col dritto per Sonego, che sul 2-4 non capitalizza tre palle per rientrare nel match fino a consegnare il punto dello 0-1 nel game successivo. Spiace dare la croce addosso al torinese, ma la sfida si è persa lì.

A quel punto è toccato a Sinner tenere a galla, e non era partito bene. Anzi, sembrava proprio finita. Si è arrivati a 6-3 5-4 con Cilic a servire per il match, salvo poi portarla al tie-break e pareggiare i conti.

A inizio terzo set Jannik strappa il servizio al rivale ma il controbreak è immediato, poi al settimo gioco la svolta definitiva: sotto la spinta di un pubblico che Sinner è il primo ad arringare (ormai sembra quasi Hewitt in campo), arriva un altro break e alla fine il giovane altoatesino la conduce in porto per il 3-6 7-6(4) 6-3 finale.

Si decide tutto nel doppio, capitan Volandri chiede a Sinner uno sforzo in più preferendolo a Bolelli al fianco di Fognini per sfidare la coppia numero uno del mondo e reduce da una stagione corredata da nove titoli, compreso Wimbledon e l’oro olimpico a Tokyo. Ma l’impresa non arriva: Pavic e Mektic la chiudono sul 6-3 6-4, il cammino dell’Italia finisce qui. E, onestamente, se non è un mezzo fallimento, è una grossa delusione.