Australian Open: Serena Williams in semifinale dopo 4 anni, Halep si arrende. Ora sfida a Osaka

[10] S. Williams b. [2] S. Halep 6-3 6-3

Serena Williams torna in semifinale all’Australian Open a quattro anni di distanza dal quel 2017 per lei così speciale non solo per il titolo ottenuto in finale contro sua sorella Venus ma anche per la gravidanza in corso da qualche settimana. Lo Slam numero 23, che ancora oggi si ricorda come l’ultimo della sua straordinaria lista, è la pulce nell’orecchio che l’ha spinta a continuare alla caccia di un nuovo trofeo che le darebbe modo di raggiungere Margaret Court. Le ha fatto subire sconfitte pesanti, momenti duri, critiche di vario genere sulla possibilità concreta di ottenere lo Slam numero 24. Adesso, in qualche modo, le possibilità sembrano essere superiori a tante altre occasioni perché lei stessa sembra molto diversa rispetto agli ultimi Slam.

Abbiamo in mente una Serena nervosissima a New York, una giocatrice che si aggirava per il campo con il tentativo di nascondere uno stress che probabilmente non le ha fatto bene nei momenti più delicati, con quattro finali Slam perse molto male. Adesso, a Melbourne, c’è una Williams che è invece molto più in fiducia e non sembra vedere quello scoglio come un’ossessione. Probabilmente perché ha lavorato meglio degli anni passati in off season, e sente meglio il limite fino a dove il suo corpo possa spingersi. Fin qui son state cinque partite dove non ha mai perso la pazienza, malgrado dal terzo turno stia avendo qua e là alcuni black out, con diversi errori o rischi tra una Anastasia Potapova con la concreta chance di andare avanti di un set, Aryna Sabalenka che poteva vincere il match di ottavi e oggi Simona Halep che aveva le carte in regola per impostare la partita come meglio voleva.

Il 6-3 6-3 abbastanza netto, almeno nel punteggio, riflette una partita dove Serena non ha sempre brillato, con dei black-out qua e là, ma nel complesso è piaciuta tanto per questa sua capacità di stare nello scambio e affrontare Halep sul suo terreno. Aveva momenti in cui perdeva il passo, si sbilanciava e colpiva male, ma alla fine già nel primo set il dato era enormemente a suo favore: lei 17 punti vinti dopo i 5 colpi, Halep appena 7. Questo era il dato chiave su cui doveva svilupparsi la partita, e per la capacità della rumena di manovrare il gioco ci si attendeva potesse vederla favorita o se non altro in un confronto ben più livellato. Tanti piccoli dettagli invece le sono andati contro, a cominciare dalle prime fasi di gara quando Serena è andata sul 2-0 di potenza, e lei recuperava subito mettendo invece più palle in campo e seguendo il suo copione smarrito però nel momento rivelatosi poi decisivo.



Sul 2-2 Halep era ben presente su ogni seconda di servizio avversaria. Serena era già costretta a sperare la prima, metterla magari in campo depotenziandola un po’ per non dover rischiare di essere ancora sotto pressione, ed ecco che sul 30-30 Simona ha mancato una grande chance quando per intercettare la prima della statunitense ha pure fatto due passi indietro ma ha messo la palla sotto il nastro. Sul 40-30, con Williams che fin lì aveva vinto un solo punto su sette con la seconda in campo, ha raccolto un gratuito della rumena proprio in quella situazione. Stava rischiando, si è tirata su, e da lì l’inerzia è cambiata perché Halep ha sentito il momento ed è stata più fallosa e imprecisa nel game successivo, è arrivato il break della statunitense e una volta confermato aveva di fatto messo in cassaforte il primo parziale.

Nel secondo la trama era ancora sulla racchetta della rumena, che ha avuto due grosse chance per allungare e riportare l’inerzia dalla sua. Un primo break sull’1-0 e un secondo per il 3-1 dovevano essere confermati per provare a rendere Serena sempre più vulnerabile. La numero 10 del seeding era tutto fuorché impeccabile in quella prima metà di set: un game in risposta lasciato sullo 0-0, tanti errori a cedere il primo break, ancora difficoltà nel secondo turno di battuta. Il servizio, però, non ha aiutato la rumena che sul 2-0 30-30 era chiamata a una seconda e di nuovo era troppo docile verso il dritto dell’avversaria. Ancora sul 3-1 non c’è stato modo, per lei, di realizzare il piano tattico che aveva in mente tra errori e poco aiuto dai suoi colpi di inizio gioco. Williams è riuscita ad arrivare sul 3-3 e qui c’è stato un altro game molto complicato per Halep, sotto 0-40 ma brava a tener duro annullando in tutto cinque palle break. Nel momento chiave, però, pur muovendo Serena e creandosi occasioni per chiudere i punti, è stata lei a cedere.



In una partita tra due atlete al top, la differenza spesso è nei dettagli che vengono amplificati e se pochi centimetri possono separare le giocatrici tra trionfo e disastro, ecco che qualche sfumatura imperfetta in alcuni momento, del loro gioco, alle volte può segnare il corso dell’intera partita. Avanti 4-3 e servizio, Williams si è involata definitivamente verso il successo. Per lei si è rivelata una giornata ottima: rischiava, se non altro una partita molto dispendiosa, magari in tre set, con l’avversaria capace di ribaltare un pronostico che sulla carta la vedeva sfavorita se fosse riuscita a impostare il tipo di partita che voleva lei. Non è stato così, 6-3 6-3, e i motivi per sorridere di Serena sono tanti. A 39 anni e mezzo giocherà una nuova semifinale Slam. Forse da sfavorita, ma a questo punto è da sciocchi pensare non possa farcela.