Australian Open, favola Brady: la statunitense è in finale, Muchova si arrende. Ora la rivincita contro Osaka

[22] J. Brady b. [25] K. Muchova 6-4 3-6 6-4

Sarà Jennifer Brady la sfidante di Naomi Osaka nella finalissima dell’Australian Open in programma sabato. Una sfida, tra le due, che si rinnova a pochi mesi dalla loro entusiasmante semifinale dello US Open 2020. Un traguardo speciale per la statunitense, che coglie per la prima volta un risultato di questo spessore in un torneo di questo livello e ci riesce malgrado due settimane di isolamento totale al suo arrivo in Australia perché sul suo volo venne registrato un caso di positività al covid-19. Lei non fu tra i tennisti e le tenniste che si lamentarono, e oggi ha festeggiato un traguardo enorme.

Oggi una sfida tra outsiders per la finale, contro Karolina Muchova, conclusasi con un game da batticuore tra occasioni mancate, tensione, rabbia, vincenti e urla liberatorie. La ceca aveva nel menù del giorno una sfida abbastanza impari nella potenza, soprattutto nel confronto tra il suo rovescio e il dritto molto carico dell’avversaria. Proprio da quel lato aveva pagato maggiormente all’inizio, poi aveva trovato buone contromisure ma alla fine quel colpo l’ha condannata al 6-4 3-6 6-4 con le emozioni e i rimpianti di un decimo game che da solo è valso per tutta la partita.

Aveva cominciato soffrendo tanto da fondo, ma il controbreak sullo 0-2 le aveva dato vita. Il rovescio era salito, il sevizio le dava modo di gestire con tranquillità i suoi game. Doveva fare una partita di grande abilità nel piazzare la palla e togliere potenza a una Brady che sennò finiva per travolgerla, sfruttando le variazioni e quell’estro di cui è dotata. Il problema per lei è stato che se di rovescio aveva trovato un buon equilibrio, nei momenti critici era il dritto, soprattutto in lungolinea, che era in difficoltà. In un primo set giocatosi su pochi momenti, quel dritto sul 4-5 15-15 colpito scomposta ha probabilmente aumentato la pressione sulle sue spalle e l’ottima risposta di Brady sul 30-30 l’ha portata a commettere doppio fallo.

Nel secondo set trovava un immediato break e da lì era quasi ingiocabile. Non stava più rischiando al servizio, Brady sembrava più bloccata e arrivava facilmente all’errore gratuito con la ceca che ne approfittava per mantenere la guida e sul 5-3 rientrava da 40-15 con due ottime manovre guidate dal rovescio per prendersi il break che ha rimandato tutto al terzo. Purtroppo per la ceca, anche qui, il dritto l’ha tradita, svanendo completamente nel terzo game e dando a Brady un prezioso break di vantaggio. Si è arrivati senza troppi sussulti a quel game sul 5-4, cominciato molto bene dalla statunitense ma che dal 40-15 ha visto Muchova risalire annullando coraggiosamente i primi due match point. C’è stato anche un momento di tensione dopo il secondo, con Brady convinta di aver vinto e la chiamata di hawkeye arrivata pochi attimi dopo che lei si stava inginocchiando. Il pubblico urlava, lei non sapeva che fare, la palla (ovviamente) out e tutto da rifare, con Muchova che si prendeva la prima chance di break. Brady aveva smarrito la prima, da sinistra, ma aveva la grande ancora di salvezza del kick contro il rovescio della sua avversaria, costretta a colpire da posizioni per lei scomode perché non riesce a spingere bene, incappando in un primo errore grave, non mettendo nemmeno la palla in campo.

È arrivato un terzo match point, salvato però dalla ceca con un gran rovescio, poi una seconda chance di break, ancora cancellata con un servizio in kick (su una seconda palla) e un rovescio debole di Muchova spentosi sul nastro. La tensione era altissima, la statunitense prendeva un quarto match point ma era ancora ricacciata sul 40-40 da un bel punto dell’avversaria che scendeva poi a rete per chiudere. Sull’ennesima parità, allo scoccare dei 10 minuti di game, Karolina perdeva nuovamente il rovescio in una fase di palleggio regalando il quinto match point e stavolta, con lo scambio iniziato, ha tentato il tutto per tutto con un dritto profondo finito però lungo. Brady si è lasciata andare a terra, stavolta senza brutte sorprese: è in finale Slam, è una delle prime 15 giocatrici al mondo (da lunedì prossimo) e le chance di entrare in top-10 aumentano esponenzialmente se, come sembra, il ranking potrà tornare al vecchio sistema a partire da Miami. Intanto, però, ci sarà la rivincita contro Osaka di quella semifinale allo US Open dello scorso settembre, che entrambe hanno definito essere stata una delle più belle partite mai giocate nelle rispettive carriere.