Australian Open, colpo di scena: Muchova elimina Barty. Cade la numero 1 WTA, la ceca è in semifinale

[25] K. Muchova b. [1] A. Barty 1-6 6-3 6-2

Finisce ai quarti di finale il cammino di Ashleigh Barty, sconfitta al termine di una partita che ha sollevato diverse questioni per un MTO chiesto da Karolina Muchova sul 6-1 2-1 e servizio per l’australiana e concluso 1-6 6-3 6-2. Tante parole per un gesto che, purtroppo, in quel momento era fondamentale per la ceca e che la stessa Barty ha voluto smorzare, se non proprio spegnere del tutto, con gran classe in conferenza stampa.

Muchova, alla prima semifinale Slam della carriera, si è presa il successo con la bravura di gestire una condizione fisica non ottimale. Fino al momento della pausa medica, in cui è stata accompagnata fuori dal campo col medico e la fisioterapista, aveva appena un vincente e 18 errori non forzati. In generale, il fisico sembrava a pezzi, muovendosi male, il volto paonazzo e la forza generale a livelli abbastanza bassi. Quando sono entrati in campo le hanno subito misurato la pressione, mentre lei aveva anche tardato qualche secondo di troppo a mettersi la mascherina nel tentativo di prendere un po’ d’aria. Era brava a non rendere le proprie difficoltà troppo marcate, ma si notava che qualcosa non andasse. Subito le hanno misurato la febbre, poi è arrivato il macchinario per la pressione.

Al rientro in campo non era un’altra giocatrice, ma qualcosa sembrava funzionare meglio. A fine partita dirà, in campo, che si sentiva “lost”, “persa”, parola uscita tra la confusione del momento e un inglese non chiaro. In conferenza stampa chiarirà ulteriormente, parlando di giramenti di testa e una sensazione crescente di mancamento per lei dovuto a un colpo di sole. Non era caldissimo, ma si è riproposta la scena avvenuta alla connazionale Petra Kvitova nel secondo turno contro Sorana Cirstea. Difficile, davvero, pensare male in questo caso. La stessa Barty ha poi sottolineato che non c’era nulla di male in quanto è capitato, dandosi invece molta colpa per come abbia perso il controllo: “Lei ne aveva bisogno, era evidente. Non ha fatto nulla che non fosse nelle regole. Io invece ho perso un po’ la via, e mi dispiace tanto”.

La partita è stata, dunque, particolare. Prometteva tanto in termini di spettacolo e potenzialità tecniche di entrambe, con gli slice di rovescio, discese a rete e giochi di polso a farla da padrone. Un gioco un po’ di altri tempi riproposto con la potenza del tennis attuale. Purtroppo l’equilibrio che si sperava non c’è mai stato. Quando nel primo set Muchova stava già accusando questo problema di salute Barty veleggiava tranquilla. Le bastava poco per prendersi il punto, pensando soprattutto a mantenere il controllo del gioco controllando il centro del campo. Il primo game della ceca è arrivato solo sul 5-0 per la sua avversaria e non c’è stata, stavolta, la rimonta fatta contro Karolina Pliskova (da 0-5) o Elise Mertens (da 0-4). Eppure ha comunque trovato il modo per emergere.

Si può stare a discutere per ore sulla possibilità di un confronto medico a livello generale, ma Muchova oggi ne aveva bisogno e anche dopo l’essere rientrata in campo era comunque molto trattenuta. Il corpo, i suoi atteggiamenti, mostravano ancora poca energia e sembrava centellinarla attentamente durante gli scambi, cercando in quei momenti di accorciare il punto prendendosi qualche rischio in più. Poi, essendo una ragazza dal talento enorme, il rischio ha finito per pagare. Barty ha perso il servizio sul 2-1 già commettendo qualche gratuito di troppo, poi sul 2-3 ha rischiato subito di mandare in fuga l’avversaria, recuperando però da 15-40. Poco dopo ha anche avuto le chance per fare lo scatto decisivo, ma sul 3-3 ha mancato due palle break. A questo faceva riferimento, Ash, in conferenza stampa: sulla prima ha affossato sotto al nastro uno slice di rovescio in risposta. Sulla seconda invece il punto è stato molto più rocambolesco: Muchova è andata subito a rete attaccando col dritto incrociato, Barty ha alzato il lob e da lì la ceca ha colpito almeno 4 smash che però, per giocare in sicurezza, è sempre andata verso lo stesso angolo dove l’australiana la aspettava. Alla fine Barty ha rimesso profondo il dritto e lì comunque Karolina ha avuto la forza per rigiocare un nuovo attacco in lungolinea, stavolta efficace e salvare un game di quasi 9 minuti. È divenuto, quello, un discreto turning point come il game successivo, dove Barty ha commesso i primi due doppi falli della sua partita e alla quarta palla break ha ceduto. Muchova, tenendo a zero il successivo game, si è portata in parità ma l’espressione mostrata spalle alla rete (per non farsi vedere) era tutta fuorché di chi fosse a posto.

Stava lottando con quel po’ che proponeva la giornata. Non era il massimo, ma un po’ la sua qualità e un po’ la sua lucidità le hanno permesso di riequilibrare la situazione e potersela, a quel punto, giocare davvero. Barty era invece in difficoltà. Non si sa quanto la testa potesse influire, quanto il momento negativo in cui si era cacciata la stesse condizionando e se qualcosa di quel fastidio alla gamba mai palesato (non è nel suo stile, lo si è capito) la stesse frenando. Quello che traspariva, da fuori, era la difficoltà nel gestire una giocatrice che ha un tennis abbastanza simile al suo. Forse questo non l’aiutava a concentrarsi su cosa fare rispetto a un piano tattico abbastanza simile nei turni precedenti. Forse anche l’elevato numero di partite consecutive dopo un anno di stop si sono fatti sentire, oltre alla disabitudine ad alcuni momenti. Fattosta che ha perso un nuovo game al servizio e ha visto Muchova salire sul 2-0. Si è sbloccata evitando un doppio break di ritardo, ma in questa fase anche lei sembrava avere poche energie. Col passare dei minuti aumentavano ancor di più i suoi errori gratuiti e dopo un brutto game di risposta buttato via sul 3-2 Muchova ha perso un nuovo game al servizio. La ceca, al servizio per il match, è stata bravissima nel cancellare le palle break offerte rimanendo fedele al suo credo: gettarsi in avanti e attaccare. Al primo match point ha trovato addirittura l’ace, seguito da un’esultanza molto contenuta.

Domani avrà l’appuntamento con il match più importante della sua carriera fin qui: affronterà Jennifer Brady, e la vincente avrà il piacere sabato di scendere in campo per giocare per il titolo dell’Australian Open.