Australian Open: Stephane Robert ed il tennis come risorsa culturale

Di Valentina Clemente

MELBOURNE. All’uscita dal campo ha firmato più autografi lui di Andy Murray, nonostante la sconfitta giunta con l’onore delle armi, e la sua pagina facebook è un delirio di complimenti da diversi giorni. Stephane Robert ha vissuto due settimane decisamente intense in quel di Melbourne, un viaggio che difficilmente potrà dimenticare nella sua carriera tennistica: dopo la sconfitta nelle qualificazioni la sorte ha voluto fargli dono del ruolo di Lucky Loser, parte che ha ben interpretato fino a che la sua strada si è incrociata con quella del numero 4 del mondo, a cui ha comunque dato, a suo modo, un po’ di filo da torcere.

L’attuale numero 119 della classifica Atp (best ranking 61 Atp nel febbraio di quattro anni fa) è riuscito a ritagliarsi il suo momento di gloria nel terzo set quando, complice un calo di tensione dello scozzese, è riuscito a mostare le sue qualità senza la minima riverenza, atteggiamento che gli ha valso i complimenti del suo avversario a fine match.

Ma chi è veramente Stephane Robert? Classe 1980, il giocatore francese si allena attualmente  –  senza particolari legami – nell’accademia di Patrick Mouratoglou: una sorta di ospite, che la maggior parte del tempo preferisce un metodo di lavoro differenziato, ma che non disdegna le prove che l’allenatore francese gli propone quando capita.

L’allenatore di Stephane si chiama Ronan Lafaix e con lui segue un metodo di allenamento alternativo, soprattutto perché il giocatore francese è uno a cui piace apprendere senza sosta.

«La parte più importante del lavoro –  ha spiegato Lafaix a l’Equipe – consiste nel lavorare sia sul gioco, sia sui tempi ‘morti’ della partita: in un set ci sono 10 minuti di gioco reale, mentre il resto è una sorta di riflessione continua. Quello che cerco di fare è di trovare il miglior modo di allenarsi ad evitare sprechi d’energie importanti proprio in quei frangenti , perché martirizzarsi di pensieri non aiuta di certo la prestazione fisica. Una volta che si apprende a fare questo tipo di lavoro, poi il lato fisico non dev’essere messo per forza sotto pressione».

«Stephane –  ha proseguito Lafaix –  ci ha messo un anno e mezzo a rilassarsi, perché è un tipo molto nervoso, sensibile e molto intuitivo. Ha imparato a respirare e ad osservare, perché bisogna sapere determinare nelle azioni che facciamo cio’ di cui abbiamo bisogno. Sono stato molto duro con lui, ma con il tempo il lavoro ha dato i suoi frutti».

Se è chiaro lo spirito con cui Robert scende in campo, Mouratoglou ne ha spiegato pregi e difetti a livello tecnico/tattico : «Se un mese fa mi avessero detto che sarebbe arrivato agli ottavi di finale in Australia non ci avrei mai creduto, soprattutto perché aveva problemi alla schiena e difficoltà a servire. Sul campo è un tennista che punta molto sui cambiamenti di ritmo, anche perché non puo’ contare su colpi potenti e la sua seconda di servizio è lenta. Tuttavia proprio grazie a questa capacità di cambiare continuamente direzione, ti lascia sempre nel dubbio. Gioca molto lungo la linea e il suo rovescio in questo senso è spesso un gioiello, poi tatticamente non disegna le smorzate. Usa colpi che pochi oggi oserebbero fare».

Il tennis per Stephane è diventato una sorta di hobby di lusso, anche se il lato agonistico è sempre preponderante: gira il mondo con i tornei minori, cerca di imparare, di far crescere il suo bagaglio culturale e tecnico. Molto preparato anche sul tennis femminile, non dovremo sorprenderci se un giorno, attaccata la racchetta al chiodo, lo vedessimo vestire i panni di allenatore. Le sue credenziali sono di tutto rispetto e per crescere bisogna sempre rimettersi in gioco.