Oliynykova: l’aiuto di Errani, la forza di continuare a sostenere l’Ucraina

Lei si chiama Oleksandra Oliynykova, ed è l’ultima (in ordine di tempo) ucraina a essere entrata per la prima volta in top-100. Il cammino della venticinquenne di Kiyv nel 2025 è stato importante, cominciato ai margini della top-300 e capace di arrampicarsi fino all’attuale best ranking di numero 90 del mondo.

Deve ancora fare l’esordio assoluto in un tabellone principale WTA, Slam incluso, e questo arriverà in maniera abbastanza drastica quando si troverà di fronte martedì notte (in Italia) la campionessa uscente dell’Australian Open Madison Keys, con buone probabilità di essere inserita in uno dei due campi principali di Melbourne Park.

Cosa attira, però, della storia della tennista classe 2001? Noi di Oktennis ne avevamo scritto ormai una decina d’anni fa, raccontando la sua vicenda personale e promuovendo anche una raccolta fondi che la sua famiglia aprì sul proprio sito web perché papà Denys e mamma Svetlana volevano aiutare la figlia a continuare in un sogno che sembrava in quel momento piuttosto distante. La bancarotta dell’azienda di lui, ma soprattutto la vita molto difficile in cui si erano trovati da quando furono costretti a scappare senza tanto preavviso dall’Ucraina li aveva lasciati senza fondi e senza futuro.

Tutto è iniziato nel 2011, quando Denys era nel mirino delle forze legate all’allora presidente Viktor Yanukovich, bersaglio di critiche sempre più grandi data la sua vicinanza con le politiche di Mosca (lo stesso motivo per cui, al contrario di quanto si dice su un colpo di stato, il parlamento ucraino votò per destituirlo dalla sua carica e lui scappò in Russia) e un poliziotto, con una soffiata, lo avvisò che sarebbero arrivati a casa sua quella notte stessa per prendere lui e tutta la famiglia. In fretta e furia, svegliò il resto della famiglia e ordinò di spegnere i cellulari per poi prendere quello che potevano di essenziale. Cominciò una fuga dal paese finché non arrivarono in Croazia, pur senza conoscere la lingua e portando con se pochissimi soldi, e Oliynykova che in quel momento era una promettente tennista, campionessa a livello nazionale, divenne la prima giocatrice con lo status di rifugiata. Malgrado tutto, la famiglia si era sistemata grazie a qualche soldo giunto da amici che permisero loro di aprire un piccolo ristorante e fornire così un po’ di sostento alla figlia che già a 14 anni viaggiava da sola ai tornei, da un lato cercando di scalare la classifica junior, dall’altro dovendo anche pensare al portafoglio e talvolta non riuscendo nemmeno a incordare le racchette. Ci fu comunque un salto in classifica, ma nel 2016 la bancarotta dell’azienda del padre porterà nuovi problemi e la famiglia decise di rendere pubblica la storia su un sito web ora non più disponibile (www.sashkatennis.com).

Il momento della raccolta fondi fu un piccolo punto di svolta, perché tanti online scoprirono la sua storia e vollero contribuire. Tra questi ci fu anche la nostra Sara Errani, che rivelò nel 2017 di come si fosse direttamente messa in contatto con la giocatrice e dopo averci parlato, scoprendo la storia e le vicissitudini, decise di darle una mano mandandole paia di scarpe, dei vestiti e racchette: “L’ho conosciuta tramite social, sono rimasta colpita. Abbiamo parlato un po’ e non si può non restare affascinati da una che ne ha passate così tante. Se posso aiutare qualcuno, anche con un gesto semplice, son felice di farlo”. I genitori della ragazzina, allo stesso modo, la ringraziarono con parole di gratitudine molto sentite.

Oleksandra riuscì a continuare a giocare, acquisendo cittadinanza croata nel 2017 e ottenendo proprio in quell’anno il primo ranking WTA, salendo fino ai pressi della top-600 nel 2019. Le cose non svoltarono del tutto, tra difficoltà a ottenere fondi e sponsor, disponibilità limitate a viaggiare, ma personalmente Oliynykova maturava e nel 2021 si decise a una piccola svolta mettendo in “vendita” tramite il circuito NFT una piccola parte del suo braccio in un sistema di cripto valute ETH, con la singola valuta in quel momento poco sotto i 2000 dollari. Ne ricavò quasi 6000. Oltretutto, nel 2022, poté tornare a gareggiare sotto bandiera ucraina, paese rimasto sempre nel suo cuore.

Tutti sappiamo però cosa successe a inizio 2022, mentre forse il mondo del tennis si è mostrato ignorante (letteralmente: “che ignora”) sui problemi che un’invasione di quella portata, lo scoppio di una guerra, la crudeltà e tutti le tragiche azioni compiute dalla Russia con l’aiuto della Bielorussia, in Ucraina, potessero comportare all’intero del proprio piccolo ecosistema. Ancora oggi, tra i fan e qualche addetto ai lavori, c’è chi si scandalizza se un’ucraina non stringe la mano a una russa o bielorussa non accettando non ci siano condizioni perché questo possa riaccadere. In Ucraina, a casa loro, le immagini mostrerebbero quello che verrebbe percepito come un grande affronto. Facciamo un esempio: se Marta Kostyuk (spesso bersaglio di critiche) stringesse la mano, sorridente, dicendo “ben giocato” a una rappresentante del paese invasore, con 700 droni scaraventati la notte prima su impianti elettrici e 3 milioni di persone senza elettricità con -15 gradi, verrebbe considerata in patria come una traditrice per un messaggio di benevolenza e accettazione del gesto, proprio perché la vita dei suoi connazionali è un inferno. Loro, le giocatrici, hanno deciso comunemente per una posizione chiara e la stanno portando avanti malgrado tante persone non vogliano ascoltarle. E voci di provocazioni russe (come diceva anche Barbora Krejcikova nel 2023) negli spogliatoi si hanno fin da pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione. E la WTA (l’ATP ha pur sempre avuto la fortuna che non ci siano ucraini in top-150) ha deciso sostanzialmente di proteggere i propri interessi peggiorando ulteriormente i rapporti interni, tanto che passò un anno prima che qualcuno spiegò che non avrebbero multato le non strette di mano, facendo passare così tanto tempo che i fan cominciarono pure a fischiare (pesantemente) queste situazioni.

Oliynykova, su questo, non ha mai avuto remore a far sentire la propria posizione. E lei stessa, negli ultimi tempi, ha avuto diversi contrasti anche (e soprattutto) con la WTA stessa. Ha cominciato a girare per tornei con un logo sulla divisa: “Drones4UA”, una raccolta fondi per permettere all’esercito ucraino di ricevere quanti più droni possibili. Ne ha fatto anche il proprio nome su Instagram, dove più o meno a ritmo quotidiano riprende i post dei maggiori portali ucraini che testimoniano violenze e crimini di guerra degli invasori, spesso anche puntando il dito in maniera chiara contro la WTA e alcune giocatrici definite finte neutrali (o peggio). La stessa WTA, per usare un eufemismo, non è nemmeno parsa troppo contenta di questa promozione che a Florianopolis un supervisor volle che lei togliesse quel simbolo dal vestito. Inoltre, la scorsa primavera l’associazione decise di punirla per un mancata comunicazione tempestiva via mail di un forfait a un torneo in cui era regolarmente iscritta (il WTA 125 di Saint Malo, dove però non figurava come partecipante ma solo come alternate) togliendole i 35 punti ottenuti in un successo al torneo ITF da 35.000 dollari di Santa Margherita di Pula, che volevano dire essere dentro o meno alla lista di partecipanti alle qualificazioni del Roland Garros, il primo tabellone Slam in assoluto della carriera. Di fatto, una serie di 15 ritiri all’ultimo minuto avevano spinto Oleksandra dentro il torneo francese quando però lei aveva già deciso di andare in Sardegna. Il padre (manager) ha riferito che la WTA, in questi casi, manda una mail come promemoria e per chiedere se si intende partecipare o meno, e lui non ha potuto rispondere fino al mattino seguente perché in servizio militare in zone dove non poteva avere ricezione col telefono e quando ha scritto una mail alla WTA per avvisare che causa di forza maggiore non poteva proprio far sapere prima e la risposta fu stata: “Nessun problema, voi potete avere fino a 3 cancellazioni possibili oltre l’orario prestabilito senza ricevere penalità”.

La soluzione scelta dalla WTA invece fu drastica, perché poco più tardi mandarono una nuova mail dove annunciavano che oltre alla multa avrebbero anche tolto i punti del torneo italiano. Non vollero commentare la decisione, ma le impedirono di accedere alle qualificazioni del Roland Garros. Oliynykova, da lì in avanti, ha comunque fatto ottimi risultati conquistando sei titoli nei successivi mesi: uno a Santa Margherita di Pula (35.000), uno a Portoroze (50.000), uno a The Ague (75.000), e tre WTA 125k (Tolentino, Tucuman e Culina). Anche da questa serie di risultati, si capisce come la superficie preferita sia la terra battuta. Adesso, però, inizia il percorso nel circuito più importante.

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