Brisbane: Sabalenka, primo sigillo WTA nel 2026

Aryna Sabalenka ha vinto il primo titolo WTA del suo 2026, il ventiduesimo in carriera, con un 6-4 6-3 in finale a Brisbane contro Marta Kostyuk. Un match lottato ma senza troppi affanni veri da parte della numero 1 del mondo, che ha preso un immediato vantaggio ma si è vista raggiungere sul 3-3 prima di operare lo scatto conclusivo e con un parziale di 5-0 assicurarsi il risultato.

Per quanto riguarda il contesto, stavolta non c’è stato granché di extra da segnalare. Avevamo fatto notare come la partita in sé racchiudesse tante delle problematiche attuali del circuito WTA, incapace (o forse non interessato) di gestire i difficili rapporti nello spogliatoio tra le proprie giocatrici soprattutto in un periodo storico così delicato e tanto del nervosismo si era sfogato tra Sabalenka stessa, che non ha mai preso le distanze dal suo rapporto stretto con Aleksandr Lukashenko (tanto da brindare nella sua reggia a capodanno pochi mesi dopo le forti repressioni sul popolo bielorusso) finché non si è trovata spalle al muro in una conferenza stampa a Parigi e le ucraine, che a causa della crisi nel loro paese hanno da anni ormai un atteggiamento molto duro verso persone che si manifestano così “amiche” di chi è che spinge per l’eliminazione del loro paese.

Non c’erano troppi dubbi su una vittoria dell’attuale numero 1 del mondo, visti i precedenti e quanto Sabalenka stessa senta ancor di più questo confronto perché sa che dall’altro lato della rete non ha una persona che prova qualcosa di gentile nei suoi confronti. Così forse, a uscire (ma nemmeno troppo) dall’ordinario c’è stato il discorso di Kostyuk nel post gara, dove ha tenuto a ringraziare i tifosi ucraini accorsi (e non deve suonar strano: a Melbourne per esempio c’è una folta comunità ucraina da ben prima del 2022) durante tutta la settimana e ha fatto un appello al mondo che non dimentichi come tutt’ora sia in corso qualcosa di abominevole, con le grandi città che vivono giornate di blackout totale e la temperatura che scende anche a -15, -20 gradi.

Non c’erano nemmeno troppi dubbi, alla fine, che questa non fosse solo e soltanto una partita di tennis. Spiace, magari, dover trattare di altro, ma sono ormai passati quattro anni e non c’è mai stato uno spiraglio perché le cose andassero diversamente.

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