Djokovic è eterno ma Alcaraz deve crescere

Quella vecchia volpe di Djokovic l’ha vinta di strategia. Alcaraz l’ha persa perché non ha capacità di mantenere un filo tattico, e gioca un tennis fatto di singoli punti o serie di.
Probabilmente è questa la miglior sintesi che si può fare del quarto di finale andato in scena a cavallo tra mattina e pomeriggio (in Italia, in Australia era quasi notte) sulla Rod Laver Arena. In fondo era questa l’unica strada per il campione serbo, da perfetto discepolo di Brad Gilbert e del suo famoso testo “Vincere sporco” che, a dispetto del titolo, è una grande lezione su tutte le piccole parti che compongono la strategia vincente di una partita di tennis. Testo di cui Alcaraz dovrebbe apprenderne, di contro, gran parte, dopo aver capito che avere il dono di giocare ogni colpo con facilità estrema e gambe da lepre non sempre è sufficiente.
Certo, lo spagnolo ha già in bacheca quattro Slam, ma partite come quella di oggi si perdono e si vinono con la testa, lo sa ogni tennista, di ogni livello. Sono chance buttate, ancor di più se il tuo avversario è Djokovic, che non ha certo imparato oggi l’importanza di tutti gli elementi, e a cui va il plauso di aver giocato ad un ottimo livello per quel che il fisico in questo momento della sua carriera consenta. Insomma, come già accaduto spesso in passato ad altri celebri avversari, anche Alcaraz è caduto nella trappola del serbo, il quale ha davvero mescolato tutte le carte, dalle variazioni di gioco al meno piacevole, ma anche questo classico, medical time out. E poi, come tutti sanno, Melbourne è casa sua, per fargliela lasciare serve ben altro che l’ordinaria amministrazione.

La partita ha offerto bellissimi scambi ma troppi errori non forzati nei momenti chiave da parte di Alcaraz. Troppo spesso lo spagnolo si è fatto attrarre dall’estetica del punto più che dalla sua efficacia. Vero, quando tutto funziona la sensazione è che sia ingiocabile per chiunque, e soprattutto per questo Djokovic, ma sono ancora troppi i momenti di vuoto.

Certo, nella pur ancora breve e già vincente carriera di Alcaraz, l’Australian Open non è ancora stato il momento in cui, in generale, lo si trova al meglio della sua forma, la quale di solito esplode tra Parigi e Londra. Non si può negare, però, che abbia dato il suo contributo alla strategia, seppur perfetta, del suo avversario. Ventiquattro slam non si vincono a caso e chissà che un pizzico di aiuto non sia arrivato anche dalla presenza di Murray nel suo angolo, immagine sicuramente strana da elaborare per tutti noi. Senza la collaborazione di Alcaraz, tutto questo non sarebbe comunque bastato.

Bravo Djokovic dunque, che ora trova sulla sua strada l’eterno incompiuto Zverev, un altro che a capacità di concentrazione non è ricordato tra i migliori, ecco. Non stupirebbe, quindi, di vedere il serbo per l’ennesima volta scendere in campo per la finale domenica. Ma chissà, magari sarà invece Zverev a stupirci e fare la partita perfetta per battere il vecchio campione. Voi ci scommettereste? Chi scrive no. Speriamo che sia buon tennis.

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