Niente punti a Wimbledon. Osaka medita la rinuncia, Swiatek: manca unità tra chi governa il tennis

La decisione di Wimbledon di escludere atleti russi e bielorussi, sotto la pressione del governo inglese per le tristi vicende dell’ultimo periodo ha ovviamente acceso un certo dibattito.

Come troppo spesso accade, poi, le tante enti che guidano il carrozzone tennistico agiscono per conto loro. Non c’è unità, forse non comunicano nemmeno troppo.

La risposta di ATP e WTA è stata quella di togliere i punti dallo Slam londinese, fattore che costringerà i tennisti a giocare “solo” per una questione di montepremi (per quanto lauto potrà poi essere). La prima a esporre pubblicamente un’ipotesi di rinuncia è Naomi Osaka, oggi sconfitta al primo turno del Roland Garros contro Amanda Anisimova. La giapponese in conferenza stampa ha dichiarato che l’eventualità di lasciar perdere Wimbledon è una possibilità più che concreta. Una risposta magari cinica, anche perché ha definito lo Slam su erba “un’esibizione”, ma tutto nasce da una questione mentale: “So che non è bello, ma la mia mente ragiona anche con una questione di ranking. Se non ci sono punti, per me non ha molto senso giocare”. Molto probabilmente, aggiungiamo noi, il pessimo rendimento in carriera di Osaka sull’erba potrà avere un peso non indifferente grazie all’assist concessole (in questo caso) dalla WTA.

Iga Swiatek invece ha fatto un discorso generale. Per la numero 1 del mondo qualsiasi decisione presa avrebbe scontentato qualcuno, ormai, e che tutti loro sono in una posizione pessima per questo. “Noi giocatrici” ha detto “siamo stati parte della discussione per un breve periodo. Penso che noi abbiamo qualche responsabilità in merito, ma non dovrebbe essere così perché il problema è che tutte le parti in causa, ATP, WTA e ITF, hanno tutte opinioni diverse. Lo sport è sempre stato sfruttato dalla politica, ma dall’altro lato vuoi comunque fare in modo che ci sia equità per tutti. Ma è veramente duro. Spero solo che chi è responsabile possa venire a capo con una soluzione unica così che lo sport sia unito perché fin qui non lo è stato. Tutte le persone che organizzano tornei, WTA, ATP o ITF, hanno tutti visioni diverse e noi questo lo sentiamo. Non è facile”. Poco più avanti ha poi aggiunto: “Né i tennisti russi né quelli bielorussi sono responsabili di quanto i loro paesi stiano facendo, ma lo sport viene spesso usato dalla politica e finiamo per avere un determinato impatto sulle persone. Vorrei che le decisioni delle persone possano in qualche modo fermare l’aggressione della Russia, ma è molto complicato”.