Se lo schiaffo del tennista finisce in rete

La differenza tra uno schiaffo e una carezza dicono dipenda dalla velocità del gesto: in un mondo frenetico come il nostro è facile che piovano per lo più ceffoni, difficili da schivare soprattutto quando aspetti di battere un 5 e invece arriva di rincorsa una sberla.

Come è accaduto nel torneo under 18 ad Accra in Ghana, dove la simbolica stretta di mano a fine partita si è trasformata in uno schiaffo. Protagonista dell’episodio il quindicenne francese Michael Kouame, numero 606 dell’ITF Junior Ranking e prima testa di seria del torneo che, sconfitto in tre set dal sedicenne ghanese Raphael Nii Ankrah, lo ha atteso a rete e gli ha stretto la mano con la destra per poi tirargli uno schiaffone con la sinistra. Davvero un brutto gesto soprattutto perché l’abbraccio rituale tra avversari a fine match è uno dei momenti più belli dello sport agonistico, capace di riunire due avversari che si sono sfidati strenuamente fino all’ultimo punto ma che sanno poi tributarsi il giusto rispetto al termine dell’incontro.

Il video della sberla e della successiva rissa è diventato virale sui Social e ha fatto il giro del mondo, testimonianza di un fair play smarrito  proprio tra atleti giovanissimi che dovrebbero fare dell’entusiasmo genuino e della sportività sincera la propria bandiera. L’unico schiaffo vincente che questi giovani tennisti dovrebbero praticare durante il match è quello in volo, di diritto o di rovescio. Per quanto l’episodio sia deprecabile merita al momento di essere considerato un caso eccezionale e isolato anche se rivelatore di segnali da non trascurare. Tra i vari commenti che la vicenda ha suscitato, Patrick McEnroe, fratello di John, ex professionista e oggi commentatore televisivo, ha invitato a riflettere sull’atteggiamento a suo parere lassista dei vertici ATP, colpevoli di non intervenire in modo incisivo per contrastare comportamenti antisportivi. Il più giovane dei McEnroe si riferisce esplicitamente alle blande sanzioni comminate di recente ad Alexander Zverev al torneo di Acapulco dove il tedesco, dopo la sconfitta in doppio, si è scagliato con furia contro la sedia del giudice, sfasciando la racchetta con cui ha colpito più volte lo scranno dell’arbitro.

Scene inguardabili, pessimo esempio per i giovani e gli appassionati di uno sport che da sempre è considerato sinonimo di correttezza. Eppure la sanzione inflitta al campione è risultata inversamente proporzionale alla gravità del gesto: Zverev è stato squalificato per due mesi  e multato per 25.000 dollari ma sia la squalifica che la multa sono sospese, cioè non scatteranno a condizione che il giocatore non commetta in un anno altre violazioni del codice disciplinare. Sasha si è subito mostrato rammaricato e pentito, definendo il proprio gesto di rabbia come l’errore più brutto della sua vita, ma le immagini delle racchettate alla sedia dell’arbitro, il nostro Alessandro Germani costretto a spostare i piedi per scansare i colpi, restano un momento di violenza decisamente difficile da comprendere. Sfuriate tennistiche non solo in Messico: a Indian Wells e a Miami l’australiano Kyrgios ha messo in scena un triste spettacolo davanti a un impassibile Sinner, arrivando a distruggere racchette e a insultare l’arbitro, collezionando quattro multe per un totale di 35.000 dollari, cifra anche questa irrilevante per degli atleti dotati di grande talento ma purtroppo anche di teste molto calde.

Bruttissimi show che finiscono con l’ispirare il mondo dei giovani e non solo: dalla realtà dello sport alla finzione del cinema con il tennis a fare da curioso leitmotiv sullo sfondo. Infatti un sonoro schiaffo è volato anche sul palco degli Academy Awards nella patinata notte degli Oscar. L’attore Will Smith ha schiaffeggiato il presentatore della serata Chris Rock reo di aver pronunciato una battuta inappropriata sulla malattia della moglie. Per una singolare coincidenza Smith è stato poco dopo premiato con la statuetta di miglior attore protagonista per l’interpretazione nel film “Una famiglia vincente – King Richard” in cui ha recitato nei panni del padre delle sorelle tenniste Venus e Serena Williams. Tra le lacrime l’attore si è lungamente scusato per il ceffone inferto, confessando di averlo fatto per amore della famiglia, per proteggere la moglie, perché l’amore fa fare cose folli. È vero, l’amore è una dolce follia ma è incapace di gesti violenti. L’amore con la violenza e gli schiaffi non c’entra niente. L’amore caso mai da un pugno chiuso sa far nascere una carezza.