La vergogna di Wimbledon

Si è presi da un senso di vertigine nel leggere le incredibili righe del comunicato stampa del torneo di Wimbledon che inibisce la partecipazione al torneo ad atleti “russi e bielorussi”. Il comunicato, dopo il segno della croce richiesto in questi terribili tempi a chi vuol esprimere un parere – condanna di una ingiustificata aggressione e qualche insulto a Putin – e una interpretazione un po’ spericolata (“unprecedented military aggression” really?) entra nel merito della decisione. Secondo l’All England Club e il suo “Committee of Management” il torneo di Wimbledon è così importante (“Given the profile of The Championships in the United Kingdom and around the world”) da non poter permettere di dare l’opportunità alla Russia di acquisire prestigio attraverso di esso. La Russia. E un torneo di tennis. Un paese glorioso, una potenza economica, culturale, verrebbe quasi da dire anche spirituale se solo ci credessimo, secondo gli organizzatori di un torneo di tennis in uno nei sobborghi di Londra trarrebbe influenza dalla vittoria di Medvedev o Rublev o Azarenka o Sabalenka. O magari – ma è tutto un delirio è umiliante persino scendere in questi ragionamenti – visto che non sarebbero certo tra i favoriti, da un loro quarto di finale. Davvero difficile trattare seriamente una cosa così grottesca. Forse dev’essere apparso troppo assurdo anche a Ian Hewitt, che quindi – dopo aver ribadito che insomma Wimbledon è Wimbledon, un po’ come San Remo – si è appoggiato ad un altro must della pelosa buona creanza campagnola, con una spruzzatina latina magari, visto che ha pensato bene di mettere in mezzo la famiglia, che correrebbe dei rischi tali da far preferire che Karatsev resti a casa. E visto che ci siamo perché mai solo Wimbledon? Il comunicato infatti si chiude con il compiacimento dovuto al fatto che in tutta la sacra Albione nessun giocatore russo (o bielorusso, non stiamo a sottilizzare) durante l’estate metterà piede.

Un simile florilegio di idiozie avrebbe dovuto provocare sconcerto e condanna, se l’epoca non fosse del tutto impazzita e se un provvedimento simile non fosse coerente con l’idea di non parlare di Dostoevskij (santo cielo Dostoevskij) o di non rappresentare il Lago dei Cigni, per parlare di cose ridicole di casa nostra. E invece siamo qui ad aspettare che partano prese di posizione dell’ATP, la WTA – di cui i russi farebbero parte, almeno fino a che non li caccino anche da lì – e forse persino del CIO. E sarebbe meraviglioso che i Nadal, i Federer, i Djokovic dicessero chiaro e tondo che sono di fronte ad una schifezza senza precedenti. Non ci scommetteremmo un penny ovviamente, ma chissà, in fondo viviamo di speranze. Sui giornalisti, che dovrebbero evitare di scrivere anche una sola riga su quel torneo, inutile fare affidamento. Come al solito.