Australian Open, Osaka: “Sul 4-4 ero ‘un punto alla volta’. Contro Brady (US Open) una delle mie partite più memorabili”

Naomi Osaka si è presentata in conferenza stampa dopo il 6-3 6-4 inflitto a Serena Williams che le è valsa la finale dell’Australian Open 2021, la quarta finale Slam in carriera a nemmeno 23 anni e mezzo.

La giapponese ha spaziato tra tanti argomenti, uscendo anche dal campo come quando ha elogiato la decisione di sollevare Yoshiro Mori, presidente del comitato olimpico giapponese di Tokyo 2020 dopo le frasi sessiste rivolte alle donne: “Sono felice di questa decisione. Certe cose venivano accettate da molte persone tempo fa, ma la nuova generazione sta rifiutando questi atteggiamenti e sta cercando di spingere per un cambiamento e perché vengano abbattute certe barriere”.

Sulla partita, Osaka ha parlato soprattutto dell’aspetto mentale, come inevitabile per lei quando scende in campo contro Serena e tutto quello che rappresenta per lei: “All’inizio ero molto nervosa. È piuttosto intimidente servire con lei dall’altra parte della rete. Perché? Credo sia più una sensazione dai tanti match che le ho visto fare e cosa vuol dire servirle una palla docile, e io stavo faticando parecchio con la prima. Quando mi sono trovata sotto 0-2 mi son detta di smetterla di pensare a cosa potesse succedere se c’era questo o questo, e di controllare quello che potevo controllare”.

Ancor più interessante, forse, il suo parere su quel game sul 4-4. Veniva da un turno di battuta con tre doppi falli, break restituito, ma non è andata in panico e anzi ha vinto i successivi otto punti: “Penso sia stata una questione di esperienza. In questo torneo non sono mai andata nel panico fino al match contro Muguruza e questo mi ha aiutato parecchio. Oggi a un certo punto ho perso il servizio, sono andata a rispondere, c’era lei dall’altra parte della rete e avevo nella mente tanti pensieri di come lei fosse la migliore a servire e come fosse difficile per me. Lì mi son detta di smetterla, che l’unica cosa che contava era fare un punto alla volta”.

Alla domanda su cosa la rende fin qui così difficile da giocare nelle finali Slam, Osaka un po’ imbarazzata ha risposto: “Ne ho giocate solo tre. Penso sia questa mentalità che ho di non accettare la sconfitta perché la gente non ricorderà mai i finalisti. Potresti, sì, ma il tuo nome è scolpito sulla pietra dei campioni. Forse anche per questo cerco sempre di lottare al massimo. Qualche anno fa il mio obiettivo era di fare la storia. Volevo essere, magari, la prima giocatrice nella storia del Giappone a vincere un titolo Slam, poi volevo sempre alzare il livello. Ora per me è bello avere il mio nome inciso su un trofeo, o su un muro, ma voglio guardare oltre e penso che sto giocando per un obiettivo diverso. In questo momento sono solo molto felice di poter stare assieme al mio team, come siamo venuti fuori dalla quarantena (intesa da marzo ad agosto) e come siamo rimasti assieme. Ogni giorno è veramente bello con loro e voglio essere il rappresentante del duro lavoro che mettiamo assieme tutti quanti”.

Infine, a proposito della futura avversaria: “Ho giocato contro Jennifer Brady nella semifinale dello US Open. Tranquillamente uno dei match più memorabili fin qui della mia carriera. Penso fosse semplicemente di livello incredibile dall’inizio alla fine. Non mi sorprende affatto che qui sia di nuovo in una semifinale, o che possa giocare in finale. Credo che sarà molto dura come partita. Non so però se ci sarà molto da prendere da quella partita; penso mi tornerà in mente qualcosa, l’ho vista giocare spesso, ma credo anche di essere un po’ cambiata da quella sera, forse rispondo meglio, forse non potrò basarmi tutta su quella volta ma sicuramente sarà un collegamento”.