Lo Us Open e le sue “ragazze senza paura”

“C’era una volta a New York una bimba di bronzo che sfidava con sguardo deciso e con le mani sui fianchi il toro di Wall Street, simbolo della finanza mondiale. Oggi la piccola scultura della Fearless Girl è stata spostata di fronte alla facciata del New York Stock Exchange, ma continua a inneggiare ugualmente alla parità di genere e a incoraggiare l’inclusione delle presenze femminili nei ruoli di leadership. Un messaggio chiaro e potente volto a sensibilizzare e valorizzare il ruolo delle donne nel mondo del lavoro.

Anche il tennis ha scoperto in questi giorni la sua ragazzina senza paura, sempre a New York ma rinchiusa nella bolla di Flushing Meadows: una impavida Naomi Osaka ha deciso di manifestare per i diritti e l’uguaglianza del popolo nero sostenendo il movimento black lives matter. Lo ha fatto scegliendo di non scendere in campo nella semifinale del torneo di Cincinnati dopo l’ultimo grave episodio di violenza ai danni di un afroamericano per mano di un agente di polizia. La giovane tennista, dalle origini haitiane e nipponiche, coniuga perfettamente la meravigliosa contaminazione di etnie e culture frutto del suo essere nata da un matrimonio misto, una magnifica “hafu” come direbbero in Giappone.

Chi meglio di lei poteva farsi portavoce del sentimento di sdegno seguito ai tristi fatti di cronaca americani. Una presa di posizione netta contro il razzismo che ha paralizzato per un giorno il torneo. Una piccola grande ribellione messa in atto da una ventitreenne timida e buffa che con la spontaneità dei suoi anni si è genuinamente indignata e ha contribuito a dare uno scossone al mondo tennistico, perché – come lei stessa ha scritto –  limitarsi a essere non razzisti in fin dei conti non è abbastanza. Stupita piacevolmente dall’inaspettato clamore suscitato, la tennista giapponese ha ricevuto il sostegno di colleghe e colleghi, mettendo in atto una rivoluzione gentile all’interno di uno sport prevalentemente bianco. Il tennis quindi appena ripartito si ferma di nuovo,  stavolta non è un virus pandemico ma l’adesione virale a una sorta di sciopero imprevisto e improvvisato contro inaccettabili discriminazioni, imbastito con un post sui Social. Un Twitter schietto e lucente proprio come lei, stellina del tennis che brilla anche fuori dal campo e che si lancia senza retorica all’attacco di soprusi razziali, facendolo con la freschezza di chi ancora non conosce il disincanto. Un ulteriore fulgido esempio di coraggio lo offre un’altra giovane tennista. Si tratta della bielorussa Sasnovich che è scesa in campo agli US Open nel match d’esordio con indosso un completo bianco e rosso. Colori che rimandano alla bandiera usata dai connazionali nelle recenti proteste contro l’esito delle presidenziali. Anche questo un chiaro messaggio di supporto a chi in Bielorussia sta sfilando con audacia in pacifici cortei per le strade di Minsk. Usa tutto il suo coraggio anche Carla Suárez Navarro che annuncia ai fan sul proprio profilo Instagram di dover intraprendere la partita che nessuno vorrebbe mai giocare, quella contro la malattia. Oltre che belle, sono forti e coraggiose queste ragazze del tennis, come fiori d’acciaio che non spuntano sui prati ma su campi da gioco, pervase da un pratico idealismo. A differenza della impavida ma statica bimba di bronzo newyorkese, il loro coraggio le smuove. Seppur a piccoli passi sono già in cammino e ormai è impossibile fermarle.”