Up&Down Australian Open: miracolo Federer, Kerber e la fine del sogno

UP

Roger Federer
E chi altri sennò? L’impresa più grande lì dove tutto è cominciato, quando nell’ormai lontanissimo 2000 vinse il suo primo match a livello Slam battendo Michael Chang ormai in disarmo. Il diciottesimo titolo che arriva forse nel momento più inaspettato, di sicuro nella maniera che nessuno poteva prevedere: battendo il suo rivale di sempre, al quinto set, recuperando un break di svantaggio e con un “falco” a favore. Un grandissimo Federer per tutto il torneo, spietato contro Berdych, duro a morire contro Nishikori e Wawrinka, sorprendente contro Nadal che per la prima volta alza bandiera bianca nel confronto dritto-rovescio da sempre favorevole allo spagnolo.

Serena Williams
Due settimane per rimettere le cose a posto. L’avevamo lasciata a New York, ferita e spodestata dal suo trono, la ritroviamo a Melbourne di nuovo campionessa Slam e numero 1 del mondo. Un successo quasi “naturale”, senza mai perdere un set e senza mai essere davvero in difficoltà in nessuno dei sette match giocati. E così gli Slam diventano 23, staccata Steffi Graf che sembrava lontanissima solo qualche anno fa, adesso è a un passo dal record assoluto di Margaret Court che sicuramente punta a superare. La pacchia è finita, Serena è tornata e con la stessa fame di prima, le giovani colleghe sono avvisate.

Rafael Nadal
Avrebbe voluto un finale diverso e forse era quello che un po’ tutti si aspettavano. In fondo stava andando tutto nel verso giusto, quando avanti di un break nel quinto stava per materializzarsi l’ennesimo finale fotocopia che spesso ha caratterizzato tanti “Fedal”. Invece Rafa è stato travolto da un Federer monumentale e per la terza volta a Melbourne deve accontentarsi del vassoio di consolazione; cosa che non può cancellare un torneo che lo ha rivisto finalmente ad altissimi livelli, certo non paragonabile alla belva di qualche anno fa ma comunque anni luce avanti al vuoto assoluto mostrato negli ultimi due anni. La vittoria netta con Raonic e quella sofferta con Dimitrov sono due segnali importanti in vista della stagione sulla terra.

Venus Williams
Ci sono voluti quasi otto anni ma alla fine ha avuto ragione lei. Venus Williams è tornata a giocare una finale Slam che le mancava da Wimbledon 2009, qualcosa che non sembrava più possibile dopo tutto questo tempo e con il fardello della sindrome di Sjögren da sopportare. Aiutata anche da un tabellone oggettivamente semplice – nessuna top 20 affrontata prima della finale – la maggiore delle Williams si è regalata una piccola gioia, celebrata con l’incredulità di una ragazzina dopo il match point della semifinale contro Coco Vandeweghe. E pazienza se a prendersi coppa e palcoscenico è stata l’amata sorellina, per Venere è stato comunque un torneo da ricordare per tutta la vita.

Grigor Dimitrov
Tra i tanti delusi di questi Australian Open di certo non c’è Grigor Dimitrov. Il bulgaro ha dimostrato che la vittoria di Brisbane non era un caso e il lavoro con Dani Vallverdu sta dando degli ottimi frutti. Dopo quasi tre anni è tornato a giocare una semifinale Slam, nel mezzo un periodo difficile in cui ha fatto parlare di sé più per le sue relazioni che per i risultati sul campo. Le cinque ore di battaglia contro Nadal sono un buon segnale per il futuro, anche se l’ultimo passo – vincere match come questi – è sempre quello più difficile.

Johanna Konta
Serena a parte, la britannica è l’unica top 10 che saluta Melbourne con soddisfazione. Aveva il gravoso compito di difendere una valanga di punti dopo la semi di un anno fa e ci è riuscita bene, arrendendosi solo alla futura campionessa nei quarti. Considerato che il cammino non è stato agilissimo – Osaka, Wozniacki, Makarova – le premesse per un 2017 da protagonista ci sono tutte.

DOWN

Novak Djokovic
La vittoria a Doha aveva illuso che il peggio fosse passato e a Melbourne il serbo avrebbe fatto la solita parte del leone. Niente di più sbagliato: sul suo terreno preferito, quello in cui ha vinto di più, Nole finisce al tappeto già al secondo turno contro l’uzbeko Denis Istomin. Lo fa nella maniera peggiore, avanti due set a uno e con l’atteggiamento di un giocatore “svuotato”, quasi impotente e irriconoscibile rispetto a quello di sei mesi fa. Altro che problemi ormai archiviati, la questione è più delicata del previsto e le parole del capitano della squadra Davis serba Bogdan Obradovic – “La vita di Djokovic è cambiata, il tennis non è più al primo posto” – suonano quanto mai allarmanti. Siamo davvero già giunti all’epilogo?

Angelique Kerber
Il gioco è bello finché dura poco e per Serena Williams era durato fin troppo. L’americana strappa dalle mani di Angie Kerber la coppa e la corona di regina WTA, ma la brutta notizia per la tedesca è che tutto questo è avvenuto senza che lei avesse forza – o voglia? – di reagire: è stato un torneo tutto in salita per la rivelazione del 2016, già i primi due match contro Tsurenko e Witthoeft avevano mostrato qualche crepa, debolezze su cui Coco Vandeweghe si è abbattuta come un uragano. Il 6-2 6-3 che le è costato l’eliminazione agli ottavi ha mostrato una Kerber molto spenta, nemmeno paragonabile a quella di un anno fa che sembrava disposta a morire su ogni palla. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se sia stato solo un momento di pessima forma o se il serbatoio sia ormai completamente vuoto dopo un’ultima annata vissuta a mille.

Andy Murray
Allo scozzese va dato merito di aver reso gli Australian Open 2017 un torneo indimenticabile. Dopo il KO di Djokovic era lui il favorito assoluto del torneo e sembrava davvero l’anno buono per prendersi finalmente sto benedetto torneo dopo cinque finali perse. A guastargli i piani l’insospettabile Mischa Zverev con il suo serve&volley in grado di mandare in tilt anche i circuiti del miglior Murray di sempre. Un’occasione d’oro per quello che classifica alla mano è il giocatore più forte in circolazione, ma forse il primo a non esserne pienamente consapevole è proprio lui.

Karolina Pliskova
Non che le varie Muguruza, Halep e Radwanska abbiano fatto meglio, anzi… però la ceca era la giocatrice più attesa dopo l’ottimo inizio di stagione e forse la più accreditata alla vittoria finale dopo Serena Williams. Dopo aver sofferto le pene dell’inferno contro Ostapenko – contro cui sarà sempre più difficile vincere – il suo torneo si è interrotto bruscamente ai quarti contro Lucic-Baroni in una partita davvero mal giocata. Troppo poco per una che sembrava pronta a essere protagonista assoluta ai vertici. La magra consolazione è che nemmeno le sue teoriche future rivali se la passano così bene: insomma come sempre se la ride solo Serena.